Il Natale 2025 vede la conclusione di un anno caratterizzato da due eventi che hanno coinvolto da vicino la nostra Chiesa di Gorizia: il Giubileo e Gorizia con Nova Gorica capitale europea della cultura. Al termine di questi avvenimenti può essere spontaneo tirare un respiro di sollievo, soprattutto da parte di chi è stato molto coinvolto e impegnato. Ancora più spontaneo dovrebbe essere però il ringraziamento rivolto a chi si è dato da fare in più modi, ma in modo particolare a Dio che ci ha donato una grazia del tutto speciale attraverso le due ricorrenze. Una grazia da non perdere, ma da vivere anche per il prossimo anno, diffondendola attorno a noi così come hanno fatto i pastori al ritorno da Betlemme: «I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro» (Luca 2,20).
Quale grazia? Anzitutto quella duplice che ci è stata offerta dal Giubileo: la conversione e la speranza. Una conversione come un vivere con più convinzione, libertà e persino gioia la nostra relazione di fede con il Signore che ci ama. Un amore che ci precede, ci accompagna, ci sorregge, ci conforta, ci perdona. E questo ci rende più sereni e capaci di affrontare con speranza la vita.
La speranza: una virtù così necessaria nel “cambio d’epoca” che stiamo vivendo con apprensione e preoccupazione. Guerre, crisi sociali ed economiche, invecchiamento della popolazione, mancanza di prospettive per i giovani, incertezza per il futuro, ecc. tutto ciò va contro la speranza e la fa sembrare una illusione. Ma la speranza cristiana è una speranza affidabile, non ingannevole, perché fondata sull’amore che ha portato il Figlio di Dio a diventare uomo come noi – lo contempleremo bambino nel presepe – e a dare la sua vita per noi. “Pellegrini di speranza” è stato il motto di quest’anno: ma il pellegrinaggio continua anche in futuro, non si ferma il prossimo 28 dicembre quando vivremo in cattedrale la chiusura del giubileo. E il pellegrinaggio della vita, personale e comunitaria, deve continuare a essere sorretto dalla speranza.
Anche l’anno di Gorizia e Nova Gorica, insieme capitale europea della cultura, ha avuto una “grazia” che non va persa: quella di una cultura che vuole riprendere i valori più autentici che sono stati alla base della nascita di una nuova Europa dopo la tragedia della seconda guerra mondiale e che hanno permesso qui da noi il superamento di un confine che sembrava invalicabile (anzitutto quello nel cuore e nella testa della gente, più ancora di quello fisico). Una cultura fatta di conoscenza, di rispetto, di stima, di riconciliazione, di collaborazione, di fraternità che Gorizia e Nova Gorica hanno cercato di vivere quest’anno e che devono continuare a crescere anche in futuro diventando così un piccolo, ma importante, segno per tante situazioni di divisione e conflittualità in Europa e nel mondo.
«Pace in terra sugli uomini che Dio ama» è il canto degli angeli nel cielo di Betlemme la notte di Natale. Un canto che deve risuonare ancora oggi, coinvolgendo gli uomini e le donne “di buona volontà” come diceva la vecchia traduzione delle parole degli angeli. Può essere “di buona volontà” solo chi si sente amato e per questo può amare a sua volta: proprio perché Dio ci ama – e la nascita del figlio di Dio a Betlemme lo dimostra – è possibile amare da parte nostra vincendo tante difficoltà e scoraggiamenti.
Accogliamo allora come i pastori l’invito dell’angelo ad andare a Betlemme: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Luca 2,10-12). Lo stesso segno viene dato a noi, un segno di salvezza, di amore e per questo di speranza: è il Signore Gesù. È Lui che deve essere al centro della nostra vita. Così ci ha raccomandato papa Leone nella sua prima omelia rivolta ai cardinali il giorno dopo la sua elezione: «Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, cioè l’unico Salvatore e il rivelatore del volto del Padre. In Lui Dio, per rendersi vicino e accessibile agli uomini, si è rivelato a noi negli occhi fiduciosi di un bambino, nella mente vivace di un giovane, nei lineamenti maturi di un uomo (cfr Conc. Vat. II, Cost. Past. Gaudium et spes, 22), fino ad apparire ai suoi, dopo la risurrezione, con il suo corpo glorioso. Ci ha mostrato così un modello di umanità santa che tutti possiamo imitare, insieme alla promessa di un destino eterno che invece supera ogni nostro limite e capacità».
Un modello di umanità santa è quello che ci offre Gesù, a cominciare dal suo essere bambino a Betlemme. Un modello da imitare, con la sua grazia, per essere anche in futuro “pellegrini di speranza” e uomini e donne che portano e testimoniano una “cultura di pace”. È il dono da chiedere nel prossimo Natale, perché la grazia, vissuta e sperimentata quest’anno in modo straordinario a partire dai due eventi che lo hanno contrassegnato, possa continuare a portare frutto in ciascuno di noi, nelle nostre comunità e nella società in cui siamo inseriti.
Buon Natale, Vesel božič, Bon Nadal.
+ vescovo Carlo