Uno spirito di profezia da vivere con il proprio esserci

Lunedì 2 febbraio, nella Festa della presentazione di Gesù al tempio, l’Amministratore apostolico ha presieduto in cattedrale la concelebrazione  eucaristica in occasione della Giornata della Vita consacrata. Ad ogni Congregazione religiosa operante in diocesi è stata consegnata una lampada e nell’occasione sono state ufficialmente presentate alla Diocesi le religiose della Congregazione delle Suore Francescane dei Sacri Cuori. 

Chi è Simeone, quest’uomo che accoglie tra le braccia il Bambino Gesù, benedice Dio per il dono di aver visto la salvezza proprio in quel bambino, benedice i genitori di Gesù e svela a Maria chi sarà quel Figlio e che cosa lei stessa deve attendersi?

Non sembra essere il sacerdote incaricato per ricevere l’offerta sacrificale per il primogenito, anche se spesso gli artisti lo hanno presentato così nei loro dipinti. Il Vangelo di Luca lo definisce come un «uomo giusto e pio che aspettava la consolazione d’Israele». Si tratta, quindi, di un uomo che condivideva con altri uomini e donne l’attesa della «redenzione di Gerusalemme». Sono quelle persone alle quali si rivolge la profetessa Anna lodando Dio e parlando del Bambino, Ebrei fedeli all’alleanza e convinti nella realizzazione delle promesse di Dio. La Bibbia non parla spesso di loro, privilegiando re, sacerdoti, capi militari, profeti, ma sono questi uomini e queste donne semplici, umili e spesso sconosciuti che hanno tenuto viva per secoli l’attesa del Messia.

L’evangelista Luca ci dice, però, qualcosa in più circa Simeone, svelandoci la sua interiorità: per ben tre volte parla dello Spirito Santo come una presenza reale nella vita di quell’uomo.Per questo è molto di più che genericamente un uomo “giusto e pio”, perché «lo Spirito Santo era su di lui», «lo Spirito Santo gli aveva preannunciato» che avrebbe visto il Cristo del Signore prima di morire, infine è lo Spirito Santo che lo fa muovere e andare nel tempio («mosso dallo Spirito, si recò al tempio»). Chi è allora Simeone? Un uomo che è totalmente guidato dallo Spirito Santo. Il vero protagonista della sua vita è infatti lo Spirito, che gli ha fatto nascere nel cuore l’attesa e il desiderio di vedere il Cristo di Dio prima di morire, che lo porta nel tempio al momento giustoper incontrare quei genitori, che gli mette sulle labbra il ringraziamento a Dio per quel bambino che tiene tra le braccia, che lo porta non solo a benedire Maria e Giuseppe ma a intuire e svelare loro – in particolare a Maria, la madre – la sorte futura di quel Bambino e di chi, come Maria, è fedele a Lui.

Simeone è uomo dello Spirito Santo: potremmo dire la stessa cosa di Anna? Il Vangelo non cita esplicitamente lo Spirito Santo quando parla di lei, ma la definisce come “profetessa”. Si sa che i profeti e le profetesse sono coloro che hanno uno spirito di profezia, che permette loro di parlare al popolo a nome di Dio, di compiere gesti altamente simbolici e di intuire il senso profondo dello scorrere della storia: del futuro, ma anche del presente e del passato. Esiste quindi uno stretto legame tra profezia e Spirito e anche se non si esplicita il rapporto tra Anna e lo Spirito, diversamente da quanto fa l’evangelista Luca per Maria, Elisabetta e Simeone, quella donna è certamente guidata dallo Spirito Santo.

Simeone e Anna sono quindi credenti abitati e condotti dallo Spirito, che si sono posti al suo servizio come profeti. Possiamo dire lo stesso dei consacrati e delle consacrate ai quali è dedicata la giornata di oggi? Certamente sì. Se ogni cristiano è tempio dello Spirito Santo, chi ha accolto, all’interno dell’unica vocazione battesimale, la chiamata a seguire e a imitare Cristo professando i consigli evangelici ha un dono particolare dello Spirito. Un dono da vivere nell’interiorità come è stato per Simeone, un’interiorità abitata dallo Spirito che porta a vivere secondo lo Spirito, ma anche a leggere la presenza dello Spirito nella vita degli altri – e questo è profezia come Simeone ha compiuto nei riguardi del Bambino e di Maria. Un dono da vivere nell’agire come è stato per Anna, che, dopo aver incontrato il Bambino, è diventatatestimone e annunciatrice della salvezza.

Essere donne e uomini spirituali non è immediato per nessuno, neppure per le consacrate e i consacrati. Non per niente l’evangelista Luca ci fa comprendere che lo Spirito Santo è un dono, ma che va invocato nella preghiera e nel digiuno come è stato per lunghi anni nella vita di Anna. Sabato pomeriggio ho partecipato a un evento molto interessante sulla pace, organizzato dall’Azione Cattolica diocesana, in dialogo con un giornalista torinese di Famiglia cristiana. Mi ha colpito quanto mi ha detto dopo personalmente, ricordando quando era agli inizi della carriera ed era stato ricevuto dall’allora arcivescovo di Torino, il card. Ballestrero, un carmelitano. Gli aveva chiesto: “lei quanto prega?” e aveva continuato “deve pregare molto adesso che ha questo compito così importante di giornalista, almeno due ore al giorno…”. Esagerato? Ma poi il cardinale gli aveva confidato che pregava cinque ore ogni giorno.

Ovviamente la bontà della preghiera non può essere verificata solo dal tempo che le si dedica e però… Ma vi faccio una confidenza. Una volta al mio direttore spirituale ho detto che con tutte le cose che ho da fare come vescovo non ho tantissimo tempo per pregare, ma che penso molto spesso al Signore e gli rivolgo una preghiera mentre faccio altro. Mi ha risposto: caro Carlo, mi sembri come un marito che telefona spesso alla moglie, le manda dei messaggi carini mentre è al lavoro o è in viaggio, ma non sta mai con lei…”. Sono finito KO e sono stato zitto! Perché ha proprio ragione: non si può non dedicare tempo solo per il Signore, se lo si ama e se ci si sente amati da Lui.

Tutti abbiamo bisogno di stare con il Signore, ma certamente chi, come i consacrati e le consacrate ha il carisma di vivere nella Chiesa lo Spirito della profezia, questo è ancora più importante.Uno spirito di profezia da vivere anzitutto semplicemente con il proprio esserci. Il fatto che oggi ci siano delle donne e degli uomini dedicati al Signore è già una profezia per questo mondo così complesso, diviso, distratto e confuso. Ma la profezia si realizza anche attraverso l’agire, soprattutto se è un agire di amore per gli altri, in particolare i poveri, i sofferenti, i delusi, i disorientati, un agire che apre alla speranza (non è perché è finito il giubileo, che dobbiamo terminare di essere pellegrini di speranza…). Infine, la profezia è ascoltare le persone che chiedono consiglio – penso in particolare ai giovani – per aiutarli a leggere nella loro vita la presenza dello Spirito e a intuire che cosa il Signore vuole da loro. Forse la crisi delle vocazioni – compresa anche quella matrimoniale… – è dovuta al fatto che ci sono pochi uomini e donne spirituali, capaci di vedere l’azione dello Spirito in se stessi e negli altri.

Invochiamo allora per tutte e per tutti voi, consacrate e consacrati, il dono dello Spirito: chiedetelo nella preghiera, trovatelo nella Parola, vivetelo nella vostra vocazione. Buona festa.      

+ Carlo Roberto Maria Redaelli

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2 Febbraio 2026