Quaresima: digiuno, preghiera, elemosina

Mercoledì 18 febbraio 2026, l’Amministratore apostolico mons. Carlo Roberto Maria Redadelli ha presieduto la celebrazione del Mercoledì delle ceneri in cattedrale.

Anche quest’anno, all’inizio della Quaresima, ci vengono rivolte le parole dell’apostolo Paolo: «vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: “Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso”. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!». Ogni anno la Quaresima è un momento favorevole, una grazia da accogliere per un reale cammino di conversione. Ma ogni anno è diverso e quindi anche la grazia che ci viene donata – ammesso che siamo disposti ad accoglierla…- non è sempre identica, ma è adatta al momento che stiamo vivendo.

Così, per esempio, lo scorso anno la Quaresima non poteva essere vissuta se non come un tempo forte all’interno del cammino del giubileo. In effetti – forse lo ricordate – nelle domeniche di Quaresima del 2025 si sono tenuti i pellegrinaggi giubilari decanali che hanno avuto come meta la cattedrale. Un’esperienza molto significativa, che ha coinvolto diverse persone e che ha lasciato un segno profondo in chi ha partecipato (il decanato della bassa friulana, proprio ricordando l’esperienza dello scorso anno, ha proposto il 7 marzo un pellegrinaggio penitenziale decanale a Gemona).

Quest’anno non c’è più il giubileo, ma non per questo può venir meno l’impegno di conversione tipico dell’anno santo e la sottolineatura della speranza che lo ha caratterizzato, il tutto però da vivere in questo momento di passaggio, che, oltre a riguardarmi personalmente, interessa tutta la nostra diocesi nell’attesa di un nuovo pastore. Dobbiamo avere la forte convinzione che la Quaresima, che stiamo incominciando, è sicuramente un “tempo favorevole” per trovare le modalità giuste e più feconde – in una parola, le modalità più “evangeliche” – per vivere questo periodo.

Quali potrebbero essere queste modalità? Nel Vangelo, Gesù, riferendosi a tre pratiche penitenziali tipiche del giudaismo, sottolinea per tutte l’atteggiamento di autenticità e di verità. Siamo quindi per prima cosa chiamati a essere noi stessi davanti a Dio e agli altri, senza secondi fini ma in tutta sincerità: ci deve interessare il Signore, la sua volontà, che dobbiamo chiedere la grazia di scoprire e seguire, e non il giudizio degli altri e neppure il nostro giudizio. Con questa verità possiamo vivere i tre atteggiamenti proposti dal Vangelo.

Anzitutto il digiuno all’interno delle nostre comunità, da intendere come rinuncia a chiacchiere, curiosità, pregiudizi, parole inutili soprattutto se offensive o comunque non costruttive.

Lo ricorda anche papa Leone nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno: «Vorrei […] invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza […]. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace». Il digiunare da parole inutili non lascia l’animo vuoto e neppure rende muti, ma offre spazio alla Parola di Dio da ascoltare (e anche questo è un invito di papa Leone nel suo messaggio) e a parole che a essa si ispirano e costruiscono comunione, sorreggono la speranza, aprono ad accogliere con fede ciò che il Signore riserva a ciascuno di noi e alle comunità, compresa la nostra diocesi che attende un nuovo vescovo.

Un secondo atteggiamento è la preghiera. Nel nostro mondo che privilegia l’efficienza, che sottolinea il successo, che è molto basato sulle proprie forze, sembra che la preghiera sia inutile o serva solo quando appunto forse “serve”, magari perché si è già tentato tutto e provare con la preghiera male non fa. Invece la preghiera non è una fuga dal nostro impegno, non è un ultimo tentativo, più o meno superstizioso, di risolvere i problemi, ma è un profondo rapporto con Dio, un confidare in Lui, un parlare con Lui come un amico, come un Padre, come un fratello. Un rapporto autentico, reale, intimo che può cambiare concretamente la vita. La preghiera non è l’accettazione passiva di una volontà di Dio, che comunque Lui ha già deciso ed è giocoforza accettare, ma è una relazione vera con Lui, dove c’è spazio per dirgli ciò che ci sta a cuore, per ringraziarlo, per chiedergli ciò che ci sembra importante, persino per sfogarci con Lui e anche per dirgli dove non siamo d’accordo. La preghiera, se è vera, non cambia solo noi, ma cambia anche il Signore. Il Vangelo ce lo attesta presentandoci tanti incontri e dialoghi con Gesù, ma ce lo conferma anche l’intera Scrittura, basta pensare ai salmi. Pregare per la nostra diocesi in questo momento, diventa allora ringraziare il Signore per i doni che ci ha riservato, ci dona e ci darà in futuro; presentargli ciò che ci sembra bello e promettente; chiedergli ciò che ci pare possa farci crescere nella comunione e nella testimonianza del Vangelo; manifestargli i nostri sogni; domandargli perdono per le nostre fatiche e chiusure.

Un terzo atteggiamento è l’elemosina, che interpreterei come la concreta attenzione a chi vive in difficoltà ed è in una situazione di bisogno. Un bisogno che può essere materiale o anche spirituale. Vorrei invitarvi a leggere in questo senso la disponibilità che come diocesi abbiamo dato alla comunità musulmana che vive, quest’anno in parallelo alla nostra Quaresima, un tempo di digiuno e di intensa preghiera. Una disponibilità che non vuole costituire un alibi per chi è tenuto ad assicurare il concreto esercizio della libertà religiosa nel pieno rispetto di diritti e doveri, garantito dalla nostra costituzione, ma essere un gesto di attenzione ispirato, come affermano i parroci di Monfalcone, al «desiderio di maturare sentimenti di rispetto reciproco e di attenzione all’altro superando le paure e le diffidenze degli uni verso gli altri». E ovviamente l’atteggiamento di attenzione ai poveri e ai bisognosi da parte della nostra comunità cristiana deve continuare in tante altre forme, note e meno note, e guidare l’impegno di ciascuno nel vivere ciò che può essere definito, ispirandosi alla “santità della porta accanto” di cui spesso parlava papa Francesco, la “carità della porta accanto”.

In conclusione, anche questa Quaresima 2026 è, quindi, un tempo favorevole che il Signore ci dona in questo momento particolare che la nostra Chiesa è chiamata a vivere. Facciamolo in autenticità nella concretezza dei tre atteggiamenti suggeriti dal Vangelo: digiuno, preghiera ed elemosina, che ho provato a interpretare nella loro attualità.

Buona Quaresima.

+ Carlo Roberto Maria Redaelli

 

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

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19 Febbraio 2026