Padre Enzo, il Rettore con la penna nera, ricordato a 10 anni dalla scomparsa

Lunedì 24 agosto, alle ore 20, nella parrocchiale di Corona sarà celebrata una messa di suffragio per padre Enzo a 10 anni dalla morte.

 

In questi giorni, avvicinandosi il decimo anniversario del ritorno alla Casa del Padre del carissimo amico padre Enzo, sono indubbiamente tanti i momenti che me lo riportano alla mente, avendo con lui condiviso l’ingresso in seminario a Gorizia e poi una frequentazione che non è mai venuta meno.
Eravamo assieme, a colazione, la vigilia dell’Assunta 2016 nella casa marina di sant’Antonio a Bibione con il provinciale di allora padre Gianni Voltan. Si parlava di un nuovo libro che padre Enzo voleva scrivere, assolutamente, sulla vita dell’Arcivescovo padre Bommarco ed eravamo giunti a distribuirci i compiti.
Era contento e sereno, ci siamo salutati, dandoci appuntamento più avanti. Il giorno dopo il destino volle che ci rivedessimo incrociandoci in auto, al mattino della festività dell’Assunta, mentre io andavo a celebrare, penso a Medea e lui proveniente da Bibione a Corona, un semplice colpo di clacson e un gesto della mano.
Mai avrei pensato che quello sarebbe stato l’ultimo saluto. Il giorno dopo ecco la ferale notizia della sua improvvisa morte e la mia decisione di partire subito per il convento del Santo a Padova.
Sono state giornate durissime: l’attesa di vederlo, le telefonate da tutto il mondo, dalle Nunziature, da cardinali e Vescovi al telefono del Vice Rettore, padre Giorgio Laggioni che ascoltavo, perché ero nel suo studio. Quell’ondata di richieste, messaggi, condoglianze mi ha stupito e toccato nel profondo perché, pur sapendo quanto padre Enzo fosse conosciuto e amato, frutto del suo carattere e umanità, ma anche del suo peregrinare nel mondo con le Reliquie del Santo, non me l’aspettavo proprio.
E poi nei corridoi e al refettorio del convento i volti rigati di lacrime dei frati, quel silenzio segnato dalla sua mancanza e dalle sue battute che ravvivavano la mensa… tutto mi sembrava un sogno. Poi la città di Padova, le istituzioni, il lutto generale che, mi aveva confidato una persona di alto loco, non avevano visto né per la morte di un vescovo della città, né di un sindaco. Mi disse che era una cosa fuori del normale.
Padre Enzo è stato il “Rettore con la penna nera”, alpino tutto d’un pezzo alla guida della Basilica del Santo, che sotto la sua lunga direzione, era diventata la “parrocchia” della città, dove – mi disse ancora una persona incontrata in quei giorni in basilica – lo trovavi sempre e per te, aveva sempre una parola. Sentivi che, tra quelle mura antiche di otto secoli, non c’era solo arte e devozione a Sant’Antonio, ma c’era un cuore che pulsava, c’era un confidente, c’era un amico.
Tra i tanti ricordi mi vengono alla mente le sorprese che gli ho fatto alcune volte, partendo da casa alle cinque del mattino per essere alle sette in Basilica e pregare assieme l’Ufficio con la Comunità conventuale. Da amici si fanno queste “pazzie”, ma ti rimangono dentro come qualcosa di prezioso per sempre. Riprendo ora un suo scritto per non fermarmi alla cronaca dei miei ricordi ma, come dire, per risentirlo direttamente. Queste parole le scrisse nel trentesimo dell’ordinazione episcopale dell’arcivescovo Bommarco. “Il 30° anniversario dell’ordinazione episcopale di P. Antonio Vitale Bommarco è per me un’occasione buona per fare grata memoria dell’Arcivescovo, a cui devo, in parte, la mia risposta positiva alla vocazione che il Signore aveva messo nel mio cuore già da bambino. Ebbi modo di partecipare al pellegrinaggio diocesano a Roma in occasione della sua ordinazione episcopale, avvenuta per le mani di papa Giovanni Paolo II, il 6 gennaio 1983 in San Pietro. Sapevo, del nuovo Arcivescovo quello che avevo potuto leggere su “Voce Isontina”.
Sapevo che era un francescano ma, siccome per me, i francescani erano i frati minori di Cormòns, espressi in pullman le mie felicitazioni all’allora Guardiano del Convento di san Leopoldo, il quale mi chiarì che il nuovo Arcivescovo era sì francescano, ma di un ramo diverso dal suo.
Così imparai che il francescanesimo si esprimeva a livello maschile in diversi rami e con diversi abiti religiosi. Quando arrivai a Roma ed il pullman imboccò via della Conciliazione, mi prese una forte emozione nel vedere per la prima volta, dal vero, la maestosità della piazza e della Basilica di san Pietro. In attesa dell’inizio della celebrazione vidi passare P. Bommarco attraverso il corridoio centrale della Basilica, diretto all’altare della Confessione, probabilmente per ricevere insieme agli altri ordinandi le ultime indicazioni in vista del rito. Riconobbi subito l’Arcivescovo e lo indicai ai presenti che, cordialmente, applaudirono insieme con me, riuscendo a bloccare per un attimo l’Arcivescovo eletto e a ricevere così il suo saluto. Guardandolo più da vicino, mi sembrava di averlo già visto. Lo guardai ancora quando, dopo il rito di ordinazione, egli e gli altri presuli ordinati sfilarono benedicenti lungo la navata centrale; ma, a vederlo così rivestito dei paramenti pontificali, l’intuizione di averlo già incontrato mi svanì e pensai di averlo confuso con un’altra persona. La cosa si risolse nel 2007: in ricordo del 25° anniversario della vista pastorale di Papa Giovanni Paolo II a Padova e alla Basilica, toccò al sottoscritto organizzare gli eventi celebrativi. Guardando le foto d’archivio di quella visita, ne trovai una in cui, dopo il pranzo, il P. Bommarco, allora Ministro Generale dell’Ordine, accompagnava il Papa al portone del chiostro della Magnolia per farlo salire sulla “papamobile”, ferma nel piazzale della Basilica. Lì, insieme con alcuni giovani di Corona, c’ero anch’io. Non potendo entrare in Basilica per la Messa, ci eravamo accomodati sul sagrato proprio vicino alla loggetta della Scuola del Santo da cui il Papa, a mezzogiorno, recitò l’Angelus.
Mi era rimasto impresso nella memoria il volto di quel frate che ricevette un caloroso ed affettuoso abbraccio da parte del Papa, prima che egli risalisse sulla vettura.
Seppi dopo, dalla viva voce dello stesso Arcivescovo quando viveva ormai in comunità con me a Trieste, che il viaggio di ritorno a Roma lo fece insieme al Pontefice e che, proprio in quell’occasione, il Papa stesso lo incoraggiò ad accettare l’ordinazione episcopale, che sarebbe stata resa pubblica due mesi dopo.
Dopo il suo ingresso in diocesi venne nel Duomo di Cormòns per incontrare il Decanato. Al termine della Messa, mi venne incontro e mi disse: “È vero che eri in Seminario?”. Io risposi di sì. “Desidero incontrarti personalmente” mi rispose. E mi invitò a pranzo a casa sua.
Da lì iniziò per me una nuova avventura, che mai avrei immaginato”.
Grazie padre Enzo carissimo, per la tua testimonianza sacerdotale e francescana; grazie per l’accoglienza che mi hai sempre riservato, facendomi sentire “di casa” al Santo; grazie soprattutto per un’amicizia immeritata che spiritualmente continua e per esserti fatto strumento del Signore anche per altri sacerdoti, tra cui l’amico comune don Francesco che, forse più di me, ti porta nel cuore.

don Maurizio Qualizza

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12 Agosto 2026