Maria è una di noi: donna, sposa, madre

Sabato 15 agosto 2026, l’arcivescovo Giampaolo ha presieduto la concelebrazione eucaristica in cattedrale nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

È strano parlare di morte e risurrezione nel giorno di ferragosto. La nostra testa è occupata da molti altri pensieri: ferie, lavoro, mariti, fidanzati, figli, le cose che avremmo voluto fare in questi giorni.

Se poi allarghiamo lo sguardo ci sono preoccupazioni per la pace, per i prezzi, per la ripresa di tante attività nelle prossime settimane.

In tutto questo, e nonostante tutto questo, ci regaliamo una sosta per guardare a Maria e con lei alla nostra vita di oggi e di domani.

La festa dell’Assunta è stata chiamata anche la Pasqua dell’estate, e io aggiungerei la nostra Pasqua. Nel giorno di Pasqua abbiamo professato la nostra fede nella risurrezione di Gesù. Come poteva il Figlio di Dio rimanere incatenato nella morte? Ma oggi professiamo la fede nella nostra risurrezione perché Maria è una di noi.

Una tradizione antichissima ha celebrato fin dai primi secoli la dormitio mariae, e lungo i secoli la Chiesa ha sempre creduto che a Maria sia stato concesso di non passare attraverso la corruzione del sepolcro, ma di essere accolta subito nella gloria del cielo. Nel 1950 il papa Pio XII ha proclamato il dogma dell’Assunta che oggi celebriamo.

Qual è il cuore di questa festa? Maria muore e viene accolta nel grembo del Padre nell’interezza della sua persona, quindi anche con il suo corpo. Noi ogni volta che recitiamo il credo diciamo: «Credo la risurrezione della carne e la vita del mondo che verrà». Noi crediamo che nell’aldilà saremo noi stessi con la nostra identità. Ora di questa identità fa parte anche il corpo. Certo non sarà il corpo materiale e segnato dal dolore, dal limite e dalla malattia, ma il corpo ci sarà perché fa parte della nostra identità. Maria è una di noi: donna, sposa, madre. La sua Pasqua è anche la nostra Pasqua.

Le letture che abbiamo proclamato ci accompagnano a gustare questo compimento particolare che è stato concesso a Maria.  

1. La prima immagine è quella della sconfitta del male. Conosciamo le immagini forti e un po’ misteriose dell’Apocalisse. Da una parte c’è una donna piena di luce che sta per dare alla luce un figlio, dall’altra il drago che vorrebbe rapire quel bambino ma non ci riesce. Il pensiero va al testo della Genesi: ad Eva e al serpente che la tenta e vince. Potremmo dire che tutta la storia e anche la nostra vita è segnata dalla lotta e dal conflitto. Oggi celebriamo la vittoria della vita rappresentata dal parto di Maria che dà alla luce Gesù.

Oggi con Maria che schiaccia la testa al serpente esprimiamo la nostra fede nella vittoria di Dio sul male, della vita sulla morte, della speranza sulla delusione. «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio».

2. La seconda immagine è il grembo di Mariadove sta crescendo Gesù. Dio entra nella storia non con gesti eclatanti e grandiosi, ma si fa uomo nel grembo di una donna. Israele attendeva prodigi, rivoluzioni, eventi straordinari e Dio sceglie la strada di ogni uomo, accetta di passare attraverso tutte le tappe che vive ogni bambino dalla nascita fino alla morte. Dio abbraccia la nostra condizione umana, la ama, la stima, la ritiene una grande avventura degna di essere vissuta anche da Dio.

Oggi Maria ci insegna a guardare alla vita con gli occhi di Dio che non considera la nostra condizione umana una sciagura, un peso, una condanna, ma sceglie la nostra condizione umana, la assume e la vive fino in fondo. Il grembo di Maria, abitato dal Figlio di Dio, è il più grande inno alla dignità della vita, alla grandezza della vita anche nella sua fragilità e nonostante i suoi limiti.

3. La terza immagine è la scena dell’incontro tra Maria ed Elisabetta. Maria mette da parte se stessa e corre ad aiutare la cugina più anziana. Ed Elisabetta la accoglie con le parole più vere: «Beata colei che ha credutonell’adempimento delle parole del Signore».

Maria si è fidata di Dio, ha accolto la sua parola, ha chiesto, interrogato, ma poi si è fidata e ha creduto. Non ha creduto in teorie e dogmi, ma ha lasciato che Dio si servisse di lei, ha creduto nella maternità, ha offerto quel figlio che le era stato donato, ha accettato di diventare discepola del figlio prima che madre, lo ha seguito e come ha accettato la vita ha accettato anche la morte.

Maria ci insegna oggi che la grandezza dell’uomo sta nel fidarsi di Dio, nell’accogliere i suoi disegni anche quando sono strani e difficili, nel seguirlo fino in fondo. Questa è la fede: credere che i fili della nostra storia sono guidati da una volontà d’amore di Dio.

4. L’ultima scena è quella del Magnificat. La preghiera di Maria è un inno a Dio, fatto di stupore, gioia, gratitudine, memoria dei suoi interventi, celebrazione delle sue opere e soprattutto della sua misericordia e del suo amore per gli uomini. Maria ci insegna a pregare lodando e ringraziando e non solo chiedendo ed esigendo da Dio.

Portiamo con noi l’immagine del piede di Maria che schiaccia il serpente e vince il male; il suo grembo come amore e cura della vita; la fede come obbedienza alla sua Parola; e la preghiera come lode e gratitudine.

Maria, una di noi, ci tenga per mano fino al giorno in cui anche noi ci addormenteremo per risvegliaci tra le braccia dell’autore della vita.

+ vescovo Giampaolo

 

(foto Gennari/Sir)

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15 Agosto 2026