L’arcivescovo Carlo nominato Segretario del Dicastero per il Clero

La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato che il Santo Padre Leone XIV ha nominato oggi, giovedì 22 gennaio 2026, l’arcivescovo mons. Carlo Roberto Maria Redaelli Segretario del Dicastero per il Clero della Santa Sede. In attesa della nomina del Successore alla Sede metropolitana di Gorizia, mons. Redaelli è stato nominato Amministratore Apostolico dell’Arcidiocesi ed in tale veste ha confermato tutti gli incarichi diocesani.

Questo il Messaggio che l’Arcivescovo Carlo ha rivolto alla diocesi e letto questa mattina ai sacerdoti riuniti per il periodico incontro del Consiglio presbiterale.

Il Santo Padre, Papa Leone XIV, mi ha chiesto la disponibilità ad assumere l’incarico di Segretario del Dicastero per il Clero, organismo della Curia romana che si occupa principalmente di tutto quanto si riferisce ai presbiteri e ai diaconi del clero diocesano, ai seminari, alle parrocchie.

Al Santo Padre non si può dire di no. Lo ringrazio per la fiducia e per l’opportunità che mi viene data di fare un’esperienza di servizio a livello di Chiesa universale.

Il motto che ho scelto diventando vescovo quasi 22 anni fa è la frase che l’angelo rivolge al Veggente autore del libro dell’Apocalisse: «Vieni ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’agnello» (Apocalisse 21,9). Lo avevo scelto nella convinzione che il vescovo è certamente in modo totale dalla parte della “fidanzata-sposa”, pienamente inserito nella Chiesa di cui è anzitutto figlio prima di essere padre, ma ha pure il grande privilegio di essere anche dalla parte dello “sposo”, come “amico dello sposo” (Gv 3,29). Ha quindi il dono di essere, in un certo senso, “esterno” alla Chiesa e di poter vedere così il suo crescere, il suo prepararsi come “fidanzata” per diventare la “sposa” dell’Agnello. Finora ho avuto la gioia di contemplare la “fidanzata” del Signore nella concretezza dell’Arcidiocesi di Gorizia e di potere contribuire, pur con tutti i miei limiti, e con la collaborazione di tanti, alla sua crescita verso il Regno di Dio; ora, sono certo, mi verrà data la gioia di vedere e di servire la “fidanzata”, la “sposa” che si prepara alle nozze con l’Agnello, con l’orizzonte della Chiesa intera a servizio del santo Padre, dei Vescovi e delle Chiese locali.

Ringrazio per questo il Signore, Lui che mi ha dato la vita e il dono di essere cristiano, presbitero e poi vescovo con la gioia di vivere diverse esperienze di Chiesa, in particolare quella di essere pastore in questi anni dell’Arcidiocesi di Gorizia.

Naturalmente sono dispiaciuto di lasciare prima di quanto previsto questa Chiesa, di cui sono arcivescovo dal giugno 2012. Una Chiesa che mi ha donato tanto come testimonianza di fede, di impegno pastorale e missionario, di servizio di carità, di desiderio di essere unita nella pluralità di lingue e di culture, e mi ha dimostrato tanta capacità di collaborazione, di comunione, di vicinanza e anche di affetto.

Sono molto grato ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e ai fedeli laici, uomini e donne, in particolare a coloro che più da vicino hanno collaborato con me, e alle tante persone di tutte le età che mi hanno offerto forti esempi di una vita guidata dal Vangelo. E non voglio dimenticare i seminaristi che sono una concreta speranza per questa Chiesa.

Sono certo che tutti vorranno già da ora accogliere con fede, disponibilità e simpatia il nuovo pastore che papa Leone sceglierà. Tutti i momenti di passaggio hanno le loro bellezze, le loro opportunità e le loro fatiche: chiedo pertanto di aiutarci a vicenda a viverli con fede e a sostenerci reciprocamente nella preghiera allo Spirito Santo. Faccio conto anche in futuro sulla preghiera e sull’affetto di tante persone della diocesi di Gorizia e non mancherà mai da parte mia la preghiera e la vicinanza a essa.

Il mio nuovo incarico inizia ufficialmente oggi, ma in contemporanea sono nominato Amministratore Apostolico sino all’ingresso del nuovo Arcivescovo, continuando quindi a guidare la diocesi in questo passaggio.

Come è noto, ai vescovi che non sono “residenziali”, cioè coloro cui non è affidata in prima persona il governo pastorale di una diocesi (si tratta dei Vescovi ausiliari o dei Vescovi con un incarico legato alla Santa Sede), viene attribuito il titolo di un’antica diocesi non più esistente per indicare comunque una relazione con una chiesa. Nel mio caso però il titolo assegnatomi è di “Arcivescovo emerito di Gorizia”: resto quindi legato anche in futuro all’Arcidiocesi di Gorizia.

Invoco i santi Patroni della nostra Diocesi, Ermagora e Fortunato, e tutti i santi e le sante della nostra Chiesa affinché accompagnino con la loro intercessione questo momento di passaggio e ci aiutino a vivere con amore e con gioia la volontà del Signore.

+ Carlo Roberto Maria Redaelli

Amministratore Apostolico di Gorizia

 

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Il decreto De nomine episcopi in prece eucharistica proferendo della Congregazione per il culto divino e l’Ordinamento generale del Messale Romano n.149 stabiliscono che nella preghiera eucaristica vada nominato il vescovo diocesano o colui che è ad esso equiparato a norma del diritto. Pertanto nella Preghiera eucaristica e nelle altre preghiere da ora verrà ricordato mons. Redaelli quale Amministratore apostolico di Gorizia, utilizzando la formula: «con il tuo servo il nostro Papa Leone XIV e il nostro Vescovo Carlo» fino a quando il vescovo eletto non avrà iniziato il suo servizio episcopale in diocesi.

È opportuno in queste settimane usare la messa per la Chiesa particolare (Messale Romano 855), per l’elezione del vescovo (Messale Romano p. 859) e per il nuovo incarico del vescovo Carlo (Messale Romano 857-858).

Nelle liturgie di domenica si inseriscano tra le preghiere dei fedeli le seguenti invocazioni:

  • Per il vescovo Carlo chiamato a servire la Chiesa nella curia romana prendendosi cura in modo particolare del clero: continui ad essere pastore innamorato della Parola, disponibile alle esigenze della Chiesa, donato senza riserve alla missione. Preghiamo
  • Perché il Signore doni alla nostra Chiesa isontina un vescovo dalla fede forte e umile, con un grande senso di carità e appassionato ai poveri, che sostenga nella speranza le nostre comunità, che ci aiuti a crescere nell’unità. Preghiamo

 

 

 

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22 Gennaio 2026