L’amore di Dio sorpassa ogni conoscenza

Domenica 6 settembre 2026, XXIII del Tempo Ordinario, l’arcivescovo Giampaolo ha presieduto l’Eucarestia nella chiesa di Santo Spirito a Gradisca d’Isonzo in occasione dell’Assemblea diocesana di Azione Cattolica.

1. Viviamo in una società dove domina l’idea che ognuno deve pensare ai fatti propri. La stessa libertà viene definita come la possibilità di fare quello che vogliamo e possiamo fare finché non disturbiamo gli altri.

La Parola che abbiamo ascoltato ci dice cose molto diverse. Il profeta Ezechiele viene definito sentinella chiamato a correggere coloro che sbagliano; Paolo dice ai cristiani che abbiamo verso gli altri un solo debito, quello di amarli e Gesù ci parla di correzione fraterna. L’orizzonte è quello delle nostre relazioni, luogo di grandi consolazioni e anche di grandi sfide e sofferenze.

Accanto a noi non ci sono individui, amici o nemici, vicini o lontani; per noi cristiani ci sono fratelli e fratelli che non possono lasciarci indifferenti, ma verso i quali siamo responsabili.  

2. Gesù inizia così il suo insegnamento presentando il caso in cui la relazione tra fratelli si spezza perché l’altro «ha commesso una colpa contro di te». Quindi anche se la “colpa” è dell’altro, Gesù afferma che la cosa ci riguarda e che tocca a noi muovere il primo passo per andargli incontro. Basterebbe questo per inquietarci!

Questo perché l’altro rimane nostro fratello, anche quando avesse peccato contro di noi. Quando si presenta l’esperienza della colpa la fraternità non viene meno e chiede di prendere in mano la situazione per liberare la strada verso l’altro.

3. Sono quattro le indicazioni che il Signore dà per cercare di rimuovere la colpa e avere cura della relazione che si è interrotta.

La prima ci invita a non esporre il fratello al giudizio della comunità per avere commesso una colpa, ma chiede di tentare la via dell’incontro personale: «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». Ammonirlo significa cercare di mettergli davanti il nostro amore per lui, significa non venire meno al rapporto e alla relazione che continuo a riconoscere come essenziale per la mia vita.

Se non lo considerassi mio fratello, potrei tranquillamente non occuparmene, ma proprio perché è mio fratello, l’amore mi spinge a cercarlo; «Se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello».

Può però avvenire che il fratello non ascolti la nostra ammonizione, ma anche in questo caso non possiamo considerarlo perduto. La nuova strategia che il Signore propone è quella di entrare nell’orizzonte più ampio di altre relazioni: «Se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni».

Può essere necessario uno spazio più ampio di fiducia che non quello a due, uno spazio di incontro anche con gli altri fratelli nel quale diventi possibile ritrovare anche la relazione con noi.

La presenza di queste due o tre persone testimonia l’importanza che ha il fratello per noi: non perderlo è tanto importante da cercare qualcuno che possa fare da mediatore per quell’incontro che noi non siamo in grado di ricostruire.

Se anche questo non dovesse funzionare la strategia proposta è quella della fraternità: «Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità». Non si tratta di una denuncia pubblica, perché la comunità è il luogo dove ci viene dato di scoprirci fratelli perché facciamo parte di un corpo più grande.

E dentro questo corpo più grande essere fratelli è un dono e insieme un impegno: la fraternità è ricevuta e, allo stesso tempo, costruita e per questo là dove il corpo della fraternità subisce lacerazione occorre ripararlo.

Se anche questo non bastasse cosa possiamo fare? Gesù parla di pagani e pubblicani, ma noi sappiamo che costoro sono coloro che Gesù non smette mai di cercare, sono quelli che spesso proprio per la loro condizione accolgono per primi la Parola di conversione del Signore, sono coloro che “ci passano avanti nel regno dei cieli” e che per primi riconoscono l’identità di Gesù, come il centurione pagano sotto la croce.

Non è quindi un invito a sospendere ogni relazione, ma a rimanere aperti a quello che noi non siamo riusciti a fare, ma che Dio può compiere in ogni momento.

La comunità ha un grande potere di intercessione: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà». La preghiera è la strada per ritrovare l’unità perduta e per intercedere affinché il Padre ricomponga quello che noi non siamo stati in grado di ricostruire.

3. Ci conceda il Signore un cuore aperto alle misure provocanti di questa Parola che oggi la Chiesa ci dona per sperimentare anche noi la lunghezza, l’altezza, la larghezza e la profondità e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza e che ci provoca a fare tutto il possibile per ricomporre relazioni spezzate.

+ vescovo Giampaolo

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9 Settembre 2026