La povertà ci interpella

Domenica 16 agosto 2026 l’arcivescovo Giampaolo ha celebrato la messa nella chiesa di San Rocco a Gorizia in occasione della festa patronale.

San Rocco è stato un santo della carità. Originario della Francia, fin da giovane desidera vivere alla lettera le parole di Gesù al giovane ricco: «Va’ vendi quello che hai, dallo ai poveri e seguimi». Così distribuisce i suoi beni ai poveri, veste l’abito del pellegrino per vivere il pellegrinaggio a Roma alla tomba degli Apostoli.

Arriva vicino a Viterbo dove sta infuriando la peste e capisce subito che il vero pellegrinaggio in quel momento era prendersi cura dei malati: il Gesù che voleva incontrare a Roma gli aveva dato appuntamento là tra i malati. Quando poi arriva a Roma per tre anni passa da un ospedale all’altro dedicando il suo tempo ai malati.

Nella via del ritorno incontra ancora la peste nei pressi di Piacenza. Questa volta anche lui viene contagiato e per non esporre nessuno al contagio si ritira in una grotta attendendo la morte.

La tradizione racconta che un cane va spesso in quella grotta. Incuriosito il padrone del cane lo segue e scopre che Rocco, ormai famoso,vive in quel luogo; se ne prende cura fino alla sua guarigione.

Rientrato in Francia nessuno riconosce questo straccione che passa anche cinque anni in carcere senza mai rivelare la sua identità per imitare la passione di Gesù. Muore a 32 anni il 16 agosto 1376.

La scena del Vangelo interpreta bene la vicenda di San Rocco. Ciò che alla fine rimane, ciò su cui saremo giudicati è l’amore, l’attenzione ai poveri, agli emarginati, agli esclusi, ai malati (Mt 25,31-40).

Sfogliando il vangelo vediamo sempre Gesù che percorre città e villaggi insegnando, predicando e guarendo i malati, mosso dalla compassione per quelle pecore stanche e senza pastore (Mt 9-35-38).

Sono importanti i pellegrinaggi, le preghiere, le celebrazioni, ma la prova della loro verità è la carità.

Le parole dell’apostolo Giovanni nella seconda lettura sono un commento allo stile di Gesù e alla vita di San Rocco: «Siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli». Aggiunge Giovanni: «Non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità».

La provvidenza guida Rocco a posticipare il sogno di andare a Roma per onorare gli Apostoli per fermarsi a curare chi aveva bisogno.

Rocco incarna bene la figura del buon samaritano che vede un ferito ma non passa oltre; si ferma, modifica i suoi programmi e se ne prende cura finché c’è bisogno di lui.  

I buoni ebrei avevano legato la loro fede al digiuno, all’osservanza del sabato e a tanti altri precetti. Dio parla di un altro digiuno come ci racconta la prima lettura (Is 58,6-11): il vero digiuno è sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo. Il vero digiuno è dividere il pane con laffamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi è nudo, senza dimenticarsi di quelli della porta accanto.

Ci sono tanti modi per non chiudere gli occhi sulle mille necessità dei fratelli, ma parole come “s’arrangino”, “non è un problema mio”, “ci pensi la Caritas” spesso escono anche dalla bocca e dal cuore dei cristiani.

Tutti possiamo e dobbiamo come cristiani sentirci interpellati dalla povertà che oggi ha tanti volti come quello del disagio, della solitudine, della malattia, dell’emarginazione, dellimmigrazione, del bullismo, della violenza.

Anche se non mancano i poveri nel nostro mondo ricco e opulento la prima lettura sembra metterci in guardia dal pensare che San Rocco non abbia nulla da dire a noi e al nostro mondo ricco.

Guardando alla nostra vita quotidiana Isaia continua: «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio».

La carità ha anche il volto concreto delle relazioni con chi mi è vicino. È liberarsi da giudizi, critiche, malelingue…

«Allora brillerà tra le tenebre la tua luce»; non possiamo nascondere che viviamo in tempi un po’ oscuri. La carità verso i fratelli accende una luce nelle tenebre, e tu diventi una luce vivente.

+ vescovo Giampaolo

 

 

(foto Ivan Bianchi)

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16 Agosto 2026