Nella mattinata di mercoledì 14 gennaio l’arcivescovo Carlo ha presieduto a Gradisca, nella chiesa di San Valeriano, le esequie del diacono Franco Molli. Ecco la sua omelia.
«Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». L’annuncio della Pasqua risuona per noi oggi e ci rimanda al cuore, al centro della nostra fede. Ci riporta a quell’annuncio, che diventa per noi stupore come per l’apostolo Pietro, uno stupore pieno di riconoscenza di fronte all’agire inaspettato di Dio, che ha fatto risorgere il suo Cristo e che nel suo Figlio vuole donare la sua vita per sempre a tutti noi.
La vuole donare anche al diacono Franco che nella domenica del Battesimo del Signore, ultimo giorno del tempo di Natale, è entrato nella luce del Risorto. Anche Lui al mattino presto, nel giorno del Signore, il primo giorno dopo il sabato, ha bussato energicamente come era solito fare alla porta del Regno di Dio. Con stupore e gioia grande, come le donne nel giorno di Pasqua, è entrato nella pienezza della Vita. Noi siamo qui oggi non per celebrare una morte, non solo per ricordare una persona cara che, come si dice, “è scomparsa”, ma per celebrare questa Vita che ci conferma nella fede che Franco è ora vivo presso il Signore.
Il diacono Franco è morto nel giorno del Battesimo del Signore, quella festa che ci porta inevitabilmente a pensare al nostro Battesimo, quando siamo diventati figli nel Figlio, per sempre e non soltanto per gli anni più o meno lunghi della nostra vita terrena. Con il Battesimo ciascuno di noi entra nella vita di Dio e percorre il cammino della vita, passo dopo passo, alla scoperta dei segni che il Signore mette sulla nostra strada per essere trovato, riconosciuto, accompagnato ed amato.
Franco assieme alla moglie Alfreda ha percorso il Cammino Neocatecumenale per riscoprire all’interno di quella proposta di vita cristiana la realtà più profonda di questo kerigma, di questo annuncio di fede, che si fa poi tappa dopo tappa un incontro sempre più profondo con il Signore. Nel Cammino sono diventati catechisti, ministero che hanno esercitato per il resto della vita sia con gli adolescenti come per gli adulti e i gruppi fidanzati. È diventato un percorso di vita ed una scoperta del servizio che lo ha portato fino all’Ordinazione Diaconale nell’anno del grande giubileo del 2000.
San Paolo, nella seconda lettura, ci ha ricordato che dobbiamo essere convinti annunciatori della Parola. A Timoteo, ma anche a ogni cristiano che vuole essere annunciatore e testimone del Risorto, l’apostolo raccomanda: «annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Tu vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero».
Quella dell’annuncio era una vera e propria passione per Franco, che aveva studiato da marconista per radiotrasmettere le notizie anche quelle più difficili. È stato lui tra i primi a diffondere la notizia del disastro del Vajont e ha tenuto le trasmissioni e i ponti radio nel terremoto dell’Irpinia. Passione, volontariato, carità sono stati i pilastri della vita del diacono Franco. Una carità schietta come il suo carattere che lo ha visto portare la sua opera nel volontariato anche nel terremoto del Friuli nel ’76 a Trasaghis, Avasins e in Carnia, ricordi che ha sempre conservato nel cuore con molta gratitudine.
San Paolo ci parla anche dell’offerta della vita, dedicata all’annuncio, ma dove occorre anzitutto conservare la fede, anche nei momenti difficili che non mancano nella vita di ciascuno, come sicuramente pure in quella del diacono Franco. Alla fine la “buona battaglia” di cui parla l’apostolo non è tanto fuori di noi – anche se non mancano mai incomprensioni e pregiudizi – ma quella dentro di noi. La tentazione è sempre quella di fidarci di noi stessi e non del Signore, di ripiegarci su noi stessi e non di donarci a Lui e agli altri. Ma solo una vita donata per amore, in apparenza persa, è quella ritrovata. Ce lo ricorda spesso il Vangelo con quelle parole di Gesù quando dice «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Marco 8,35). Chi perde la vita per Gesù, consumandola per amore, la ritrova addirittura moltiplicata, come il chicco di grano, nella Vita eterna: «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Giovanni 12,24).
Ciascuno di noi deve ritrovare la propria esistenza compiuta o meglio consumata per amore. Non importa come e con quale diversa vocazione, perché alla fine ciò che conta è l’amore. La nostra Diocesi deve pregare in modo particolare affinché, tra le altre vocazioni, non venga meno quella del diaconato, un ministero che non da molto la Chiesa ha riscoperto e che può essere molto promettente per la vita della comunità cristiana.
La nostra Chiesa di Gorizia saluta oggi un altro diacono pochi mesi dopo il diacono Renato. Insieme qui, in questa Chiesa di San Valeriano, hanno svolto il loro ministero diaconale e la loro testimonianza. Li ricordano con affetto e riconoscenza tante persone di qui, l’intera nostra Diocesi e in particolare la comunità dei diaconi della nostra diocesi, che hanno perso dei fratelli, degli amici, dei compagni nel ministero. Il ricordo di Renato e di Franco possa rimanere in benedizione per il bene e la carità che hanno compiuto.
Grazie diacono Franco per il tuo ventennale servizio alla nostra Chiesa. Gradisca è stato il luogo che hai scelto per seguire i figli e le loro famiglie. Non hai esitato nel trasferirti da Aulla per una nuova missione laddove il servizio ti ha portato. Preghiamo ora il Signore, insieme a tua moglie, ai tuoi figli, ai tuoi nipoti e a tutti coloro che ti vogliono bene, affinché ti conceda di ricevere la corona di gloria che Lui ha promesso ai suoi servi fedeli e prega per noi affinché siamo convinti e gioiosi testimoni del Risorto.
+ arcivescovo Carlo
