Nella serata di ieri, martedì 8 settembre 2026, l’arcivescovo mons. Giampaolo Dianin ha presieduto la Santa messa nel Santuario della Beata Vergine Marcelliana a Monfalcone in occasione della festività della Natività di Maria. Ecco il testo della sua omelia.
Secondo la tradizione, Marcelliano, vescovo di Aquileia, fece edificare in questo luogo una cappella dedicata alla Vergine, dopo che su una barca alla deriva fu trovata una statua della Madonna col Bambino. Oggi in questo luogo onoriamo Maria nel giorno che ricorda la sua nascita.
In verità non sappiamo nulla della nascita di Maria. Il protovangelo di Giacomo racconta che Maria nacque nella casa di Gioacchino e Anna. Maria nasce come tutti i bambini di questo mondo, sotto lo sguardo di due genitori stupiti e pieni di sogni per i loro figli.
Maria nasce senza che nessuno sappia che da sempre Dio ha pensato a lei come la nuova Eva, la donna che avrebbe schiacciato la testa del serpente, come aveva profetizzato il libro della Genesi.
Sappiamo che il peccato ha rovinato ciò che Dio aveva plasmato. E Dio, come un artista che vede frantumarsi l’opera che ha fatto, ricomincia a lavorare e dà forma a una donna che è in pienezza immagine e somiglianza di Dio.
Il Signore aveva preparato con delicatezza, secolo dopo secolo, gli uomini e le donne della sua stirpe come ci racconta la lunga genealogia che abbiamo ascoltato nel vangelo.
Fin dal momento del suo concepimento Dio ha santificato Maria rendendola «piena di grazia» (Lc 1,28). Maria nasce immacolata per un privilegio divino in quanto chiamata a diventare, se dirà di sì, la madre del Figlio di Dio.
Maria è una di noi, Maria è nostra, Maria restituisce a noi la figura dell’umanità perfetta stupendamente corrispondente al sogno di Dio per le sue creature.
Possiamo dire che come Gesù è l’uomo che Dio aveva in mente quando ha formato Adamo, così Maria è la donna che lui aveva in mente quando ha formato Eva. Certo Gesù è la persona a cui uomini e donne guardano, ma anche Maria col suo sì e col suo stile è riferimento per tutti noi.
Tutta la liturgia di oggi parla sì di Maria ma lo sguardo è tutto orientato a Gesù. L’antifona che apre la celebrazione di oggi usa queste parole: «Celebriamo con gioia la Natività della beata Vergine Maria: da lei è sorto il Sole di giustizia, Cristo, nostro Dio».
Come l’aurora annuncia l’arrivo di un nuovo giorno, così la nascita della Madre di Dio, come pregheremo alla fine della Messa, è «speranza e aurora di salvezza».
Con la nascita di Maria la redenzione è ormai imminente. Generazione dopo generazione, i devoti israeliti hanno aspettato l’arrivo del Messia; hanno aspettato, come ha profetizzato Michea nella prima lettura, «fino a quando partorirà colei che deve partorire».
Michea aveva già delineato i tratti della redenzione: gli uomini e le donne torneranno; il messia si leverà e li pascerà come fa un buon pastore; abiteranno sicuri; Egli sarà la pace.
Così scriveva il Card. Ratzinger nel 1983: «Forse si riuscirà a capire meglio quello che rappresenta per l’umanità la nascita della Vergine se si tiene presente la condizione di un carcerato. I giorni della carcerazione sono lunghi, interminabili… il carcerato conta i minuti dell’ultima notte che trascorre in carcere. Poi, finalmente, le porte si aprono: è arrivata l’ora tanto attesa della libertà!»
Quei minuti interminabili, contati uno per uno, ci ricordano le pagine evangeliche della genealogia di Gesù. Una serie di nomi si succedono ad altri in modo monotono […]. Finché suona, finalmente, l’ora voluta da Dio: è la pienezza dei tempi, l’inizio della luce, l’aurora della salvezza: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo» (Mt 1,16).
Celebrare la natività di Maria è rivivere l’attesa e l’ansia per una salvezza che tutti desideriamo: sentirsi guidati dal buon pastore, abitare sicuri, vivere nella pace.
Il mistero della natività di Maria ci ricorda che come lei anche noi siamo chiamati alla santità. La santità è il sogno di Dio per ciascuno di noi come ci ha ricordato l’epistola di san Paolo: «Quelli che egli (Dio) da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (Rom 8,28-30).
La bellezza spirituale della Chiesa del Signore è costituita anche da questa santità nascosta che fiorisce e cresce pure tra quelle ombre e tenebre che a volte oscurano il volto luminoso della Chiesa di Dio. È “La santità della porta accanto”, l’ha chiamata papa Francesco
La genealogia di Gesù che abbiamo letto nel Vangelo non è un semplice elenco di nomi che, partendo da Abramo, arriva fino a Gesù, ma ha in sé un significato più profondo.
In questo elenco si mettono in evidenza alcune figure luminose, come i patriarchi che furono fedeli alla voce di Dio; però tra questi nomi troviamo anche alcune storie oscure, persone che si sono comportate in maniera meschina.
La storia di ieri come quella di oggi ha le sue bellezze e anche tante oscurità. Dio che ha scritto con Maria una storia meravigliosa, ci doni di scrivere anche oggi storie di santità, di vera bellezza, di rispetto della dignità di ciascuno.
Nel giorno del compleanno di Maria vorrei fare gli auguri a tutti voi che oggi celebrate la patrona di questa comunità: la santità di Maria e la sua sublime bellezza ci aiutino a scrivere anche oggi storie di santità. Maria ci aiuti ci aiuti ad essere felici essendo fedeli ogni giorno al nostro battesimo e alla nostra vocazione.
+ vescovo Giampaolo
