Amare Dio è possibile solo se si è liberi

Sabato 14 febbraio 2026, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Valentino, l’Amministratore apostolico ha presieduto la concelebrazione eucaristica nella chiesa di Maria Madre della Chiesa a Ronchi ed al termine ha partecipato alla cena organizzata dalla Pastorale familiare diocesana. Pubblichiamo di seguito la sua omelia.

Se vi dovesse capitare di presentare la fede cristiana a un vostro conoscente appartenente a un’altra religione o che non ha un esplicito riferimento religioso, da dove partireste? Che cosa gli direste? Forse non vi è mai capitato di trovarvi in questa situazione, ma ve lo auguro, perché fa parte dell’essere cristiani l’impegno di saper annunciare e testimoniare la propria fede agli altri (non è qualcosa di riservato ai preti, ai frati, alle suore e, al più, ai catechisti…).

Se fossi interpellato io da un non cristiano sulla mia fede, penso che partirei dicendo che il centro di essa è l’amore, l’amore che Dio ha verso di noi – ci ha creato, ha dato la sua vita per noi, ci vuole suoi figli –, che noi dobbiamo avere verso gli altri – e non solo verso gli amici, ma persino verso i nemici e coloro che ci hanno offeso –, un amore che dobbiamo avere anche verso Dio come risposta al suo amore per noi.           Poi cercherei di spiegargli maggiormente i contenuti della nostra fede, gli direi che la si attua ascoltando la Parola di Dio, partecipando ai sacramenti, operando la carità per gli altri e che tutto questo lo si vive dentro la comunità cristiana.

Fin qui, penso siate d’accordo anche voi. Gli parlerei anche dello stile di vita cristiana, delle sue esigenze dal punto di vista morale. Ma gli farei un accenno anche ai comandamenti?

Oggi si fa fatica a riferirsi ai comandamenti persino noi cristiani credenti e, spero, praticanti.

La mentalità diffusa è piuttosto contraria – almeno per quanto riguarda se stessi, meno per ciò che riguarda gli altri – nel parlare di comandamenti, norme, regole. Del resto, se il centro della fede cristiana è l’amore, come si può tenere insieme regole e norme con l’amore, che è spontaneità, sentimento, commozione, compassione?

Mi pare che una risposta ci possa venire dalla Parola di Dio di stasera, ma prima di riprendere i diversi passi, vorrei ricordare quanto dicevo talvolta ai fidanzati che molti anni fa preparavo al matrimonio in una parrocchia di Milano (all’inizio di gennaio ho avuto la gioia di incontrare dopo moltissimi anni una coppia seguita allora, con ormai tre figli grandi, che era in vacanza in Friuli ed è passata a salutarmi). La discussione verteva allora sulle caratteristiche dell’amore, esattamente quelle ricordate poco fa – ossia spontaneità, sentimento, ecc. –, che sembrano essere contrastanti con le regole della Chiesa (che allora era più facile proporre, non so se poi erano osservate…). Tentavo di superare questa obiezione con un esempio. Dicevo che a me piace moltissimo vedere la danza classica, qualcosa che offre un’immagine di leggerezza, di armonia, di spontaneità…; ma, anche chi di voi è capace di ballare, provate a tentare qualche passo se ci riuscite! E sapete quante ore al giorno si allena un ballerino professionista? Ovviamente mi ero informato: dalle 6 alle 9 di allenamento con regole molto precise (per non citare quelle alimentari…) e persino quando è in un giorno di riposo trascorre allenandosi almeno 1 o 2 ore. La spontaneità della danza è conquistata con dura fatica e con precise regole, mentre l’amore dovrebbe funzionare spontaneamente senza impegno, senza duro esercizio, senza regole?

Non so se l’esempio è efficace, ma veniamo alla Parola di Dio di stasera. Parto dalla parola di Gesù, dal Vangelo. Gesù ribadisce, parlando a degli ebrei credenti, che la legge di Mosè – anzitutto i comandamenti – va osservata integralmente. Ma poi spiega, con degli esempi, che questa osservanza non è tanto quella minuziosa e legalistica – che per altro porta tendenzialmente a fare il solo minimo richiesto – ma quella che chiede di comprendere il comandamento in tutta la sua ampiezza e nel suo senso profondo, che è quello di attuare l’amore. Non basta, per esempio, non uccidere, ma è necessario non offendere l’altro neppure con le parole; non basta non giurare il falso, ma occorre essere sempre veri nelle proprie parole; non basta non commettere materialmente un adulterio, ma occorre una fedeltà all’altro a partire dal cuore e dagli stessi desideri; non basta fare gesti di preghiera (come allora un sacrificio), se non si è riconciliati con gli altri, e così via.

È facile comprendere che quello che propone Gesù è usare i comandamenti nella loro pienezza come strumenti concreti per amare. Sulla stessa linea può essere letta la prima lettura, dove si afferma all’inizio: «Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai». I comandamenti quindi sono di Dio ed esprimono una fiducia in Lui, cioè sapere che la loro osservanza ci custodisce nella strada giusta che Dio vuole per noi.

Sempre la prima lettura sottolinea un altro aspetto importante per la vita cristiana e, in genere, umana, ossia la libertà. Già nella frase che ho appena citata si usa due volte la particella “se”, “se vuoi…”, “se hai fiducia…”. Una particella che ritorna spesso anche negli inviti di Gesù rivolti ai suoi interlocutori: “se vuoi essere perfetto, …, se vuoi seguirmi…, se vuoi entrare nella vita …”. Inviti che interpellano la nostra libertà, perché resta vero ciò che sempre afferma la prima lettura: «Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà». Il Signore ci vuole bene davvero, ci ha voluti suoi figli, quindi capaci di decidere di sé e rispetta le nostre scelte, persino quella possibile di rifiutare il suo stesso amore.

Permettere che apra una parentesi: spesso incontrando i ragazzi della cresima si arriva a parlare della libertà, cui gli adolescenti tengono moltissimo. E allora mi viene da chiedere che cosa è per loro la libertà, per portarli a riflettere sul fatto che la libertà fondamentale è la possibilità di decidere di sé. Aggiungo poi che uno può persino scegliere il male per sé e per gli altri e domando come mai Dio non ci creati tutti preordinati al bene, evitando così tanti guai per l’umanità, e invece ci ha voluti liberi di scegliere. Facilito la risposta chiedendo loro: qual è la cosa più bella e importante della vita che si può vivere solo se si è liberi? Alla fine arrivano a dire: l’amore. È vero, si può amare ed essere amati solo se si è liberi e si decide in proposito, altrimenti è violenza e abuso. Anche amare Dio è possibile solo se si è liberi.

Ma riprendo la Parola di Dio di stasera con un riferimento alla seconda lettura dove l’apostolo Paolo parla dello Spirito Santo come Colui che ci rivela la vera sapienza di Dio. Una sapienza che – ormai lo abbiamo compreso – consiste nel comprendere che tutto alla fine si basa sull’amore. Anzi lo Spirito Santo è l’amore stesso di Dio che ci viene donato e che ci permette di amare con forza e intensità nonostante i nostri limiti e i nostri peccati.

Lo invochiamo pertanto anche stasera, affinché tutti possiamo vivere la bellezza dell’amore, voi anzitutto come coppia: un amore autentico, spontaneo sì, ma perché frutto di impegno; un amore che trova nei comandamenti di Dio la strada per realizzarsi in modo giusto; un amore che chiede l’impegno sincero della nostra libertà; un amore da vivere da figlie e figli di un Dio che è amore.

+ vescovo Carlo   

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16 Febbraio 2026