Un servizio indispensabile a creare un mondo di pace
Venerdì 26 gennaio 2018, il vescovo Carlo ha presieduto la S.Messa per gli operatori delle comunicazioni sociali in occasione della ricorrenza del patrono San francesco di Sales nella chiesa di San Rocco a Gorizia.
26-01-2018

Nei due passi biblici che la Chiesa oggi ci propone (nella memoria di due discepoli di san Paolo, Timoteo e Tito) è possibile ritrovare provvidenzialmente una profonda consonanza con il messaggio che papa Francesco ha proposto quest’anno per la 52° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Il titolo del messaggio del papa è molto chiaro e attuale: “La verità  vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace”.

Lascio a voi leggerlo e meditarlo, mentre da parte mia vorrei sottolineare le comuni risonanze tra messaggio di papa Francesco e la Parola di Dio di questa sera. Due in particolare: il riferimento alla verità e quello alla pace.

Molto significativo mi sembra l’esordio della lettera di Paolo a Tito, che abbiamo ascoltato come prima lettura. Come in altre lettere, l’apostolo si presenta e descrive la sua missione: «Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità».

Compito dell’apostolo non è solo portare alla fede, ma far conoscere la verità. Non una generica verità, ma quella che è decisiva per il destino della persona, quella che apre – dice Paolo – «alla speranza della vita eterna». Un concetto molto alto della verità che sembra quindi non interessare la verità che potremmo definire di carattere secondario, come quella che può o meno caratterizzare le notizie diffuse dai mezzi di comunicazione sociale.

Ma esistono più verità o più livelli di verità? In un certo senso sì, come esistono più livelli di menzogna. Un conto è una bugia “innocente”, un inventare una scusa per non offendere o per non creare qualche piccolo disagio a un amico o ai familiari, un conto è una calunnia volutamente diffusa che può rovinare la vita di una persona.

La verità, però, è comunque una realtà unitaria, che riguarda la vita. Afferma infatti papa Francesco nel suo messaggio: «Nella visione cristiana la verità non è solo una realtà concettuale, che riguarda il giudizio sulle cose, definendole vere o false. La verità non è soltanto il portare alla luce cose oscure, “svelare la realtà”, come l’antico termine greco che la designa, aletheia (da a-lethès, “non nascosto”), porta a pensare. La verità ha a che fare con la vita intera».

Proseguendo nel suo discorso papa Francesco approfondisce ancora di più il concetto di verità, evidenziando il suo aspetto relazionale: «La verità è ciò su cui ci si può appoggiare per non cadere. In questo senso relazionale, l’unico veramente affidabile e degno di fiducia, sul quale si può contare, ossia “vero”, è il Dio vivente. Ecco l’affermazione di Gesù: “Io sono la verità” (Gv 14,6). L’uomo, allora, scopre e riscopre la verità quando la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama. Solo questo libera l’uomo: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32)».

La verità quindi fonda la relazione con l’altro ultimamente in termini di amore, dimostra la fedeltà e l’affidabilità di chi ama. In questo senso rende liberi. Le notizie false, anche se rivestite di plausibilità e di verosimiglianza come appunto le fake news di cui papa Francesco parla diffusamente, sono quindi contro la persona, esprimono un non amore per lei e per la sua dignità, la rendono schiava di immagini, emozioni, giudizi falsi, le tolgono almeno in parte la sua libertà.

C’è una seconda consonanza tra la Parola di Dio odierna e il messaggio di papa Francesco e riguarda il tema della pace. Nelle istruzioni che Gesù dà ai discepoli inviandoli in missione, dice: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi».

“Pace a questa casa” non è un semplice saluto – “shalom” – una specie di buona sera. È molto di più. È infatti il saluto tipico di Gesù risorto: “Pace a voi”. Dice la pienezza della realizzazione umana, una pace che non è semplicemente assenza di guerre, di conflitti, di tensioni, ma che è benessere, armonia, gioia, fratellanza, amore. La pace è connessa con l’amore.

Tenendo sullo sfondo il saluto evangelico, possiamo allora comprendere l’importanza delle parole dell’ultima parte del messaggio di papa Francesco: «Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone. Per questo l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace. Desidero perciò rivolgere un invito a promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo “buonista”, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati. Intendo, al contrario, un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle – sono al mondo la maggioranza – che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale».

Ritengo sia significativo pensare alla funzione di chi opera nei mezzi di comunicazione sociale ed è così determinante nel creare e condizionare l’opinione pubblica, come a una funzione di umile servizio alla verità delle persone e, pertanto, un servizio indispensabile a creare un mondo di pace. Una pace vera, piena, basata sul rispetto e la valorizzazione della dignità delle persone, capace di creare concordia, armonia, speranza.

Proprio per implorare dal Signore questo dono, ho chiesto a uno di voi che ora legga la preghiera, di chiara ispirazione francescana, con cui papa Francesco conclude il suo messaggio:

 

Signore, fa’ di noi strumenti della tua pace.
Facci riconoscere il male che si insinua in una comunicazione che non crea comunione.
Rendici capaci di togliere il veleno dai nostri giudizi.
Aiutaci a parlare degli altri come di fratelli e sorelle.
Tu sei fedele e degno di fiducia; fa’ che le nostre parole siano semi di bene per il mondo:
dove c’è rumore, fa’ che pratichiamo l’ascolto;
dove c’è confusione, fa’ che ispiriamo armonia;
dove c’è ambiguità, fa’ che portiamo chiarezza;
dove c’è esclusione, fa’ che portiamo condivisione;
dove c’è sensazionalismo, fa’ che usiamo sobrietà;
dove c’è superficialità, fa’ che poniamo interrogativi veri;
dove c’è pregiudizio, fa’ che suscitiamo fiducia;
dove c’è aggressività, fa’ che portiamo rispetto;
dove c’è falsità, fa’ che portiamo verità.
Amen.