“Angeli lottatori per la giustizia e per una buona convivenza”

Martedì 29 settembre 2026, nel giorno in cui la liturgia da memoria dell’arcangelo Michele, patrono della Polizia di Stato, l’arcivescovo Giampaolo ha presieduto la messa nella chiesa di Santa Maria Assunta a Gorizia.

Il patrono della Polizia di Stato è San Michele Arcangelo. Papa Pio XII lo ha proclamato il 29 settembre 1949, riconoscendo la lotta che i poliziotti combattono quotidianamente al servizio della giustizia e del bene contro il male.

È una bella immagine pensare a voi come a degli angeli che ci sono sempre accanto alle persone per aiutarli nelle loro lotte, per accompagnarli nella ricerca della giustizia, spesso per correggerli.

Angeli che assistono nella lotta ma anche angeli lottatori per la giustizia e per una buona convivenza.

L’Arcangelo Michele, come ci racconta la prima lettura (Ap 12,7-12), è un angelo combattente, incarna la lotta contro il male e il maligno. Si erge davanti a noi a ricordarci che la vita e anche la vita cristiana non è solo un incontro che cambia la vita, non è solo evangelo, buona notizia, ma è anche lotta e combattimento.

Ha lottato Gesù quando nel deserto dovette resistere alle famose tentazioni; ha lottato quando liberava le persone possedute e scacciava il demonio.

Hanno lottato i martiri, coloro che “hanno disprezzato la vita fino a morire” scrive l’Apocalisse; hanno scelto di essere fedeli fino in fondo senza rinnegare la loro fede.

Stanno lottando oggi tanti cristiani sparsi nel mondo nei Paesi dove non c’è libertà religiosa.

Anche la nostra vita e la vita cristiana è una lotta. Lottano i genitori per i figli, lotta chi cerca la pace e la giustizia. Lottiamo per le cose e le persone che amiamo. Il male, in tutte le sue forme, divide e seduce, afferma l’Apocalisse. La sua presenza e forza la sperimentiamo tutti: siamo attratti dal male, cadiamo nella tentazione …

Anche Natanaele a suo modo è un lottatore. Il fico nella cultura ebraica simboleggiava l’albero della ricerca. Natanaele era uno che si interrogava su tante cose e il vangelo lo colloca sotto l’albero della ricerca.

Cercatore di Dio, inquieto, pieno di domande, insoddisfatto delle tante risposte ricevute. Ad Andrea che gli parlava di Gesù aveva risposto con fermezza: «Cosa può venire di buono da Nazareth». E Gesù con la sua affermazione mostra di conoscere Natanaele, di sapere della sua lotta interiore per capire Dio, la vita, il senso delle cose.

Natanaele si scopre nudo di fronte a quell’uomo venuto da Nazareth, si sente conosciuto e amato per quello che era. E di colpo lui che cercava idee buone, ragionamenti solidi, scopre che la via giusta era una persona, intuisce che solo Gesù poteva placare la sua ricerca e mettere un po’ di pace alla sua lotta.

Il nome Michele significa “Chi è come Dio?” E sembra dirci che nessuno di noi deve pretendere di essere come Dio, ma deve accettare la propria condizione di creatura fragile, debole, e quindi deve mettere in conto anche la lotta.

Ciascuno di noi può pensare alle proprie lotte. Spesso ci rendiamo conto che la lotta non finisce mai, vinciamo qualche combattimento, ma la lotta continua sempre. Anche questo il vostro lavoro e la vostra missione.

Cosa mi aiuta e mi può dare la forza di lottare? La storia di Natanaele ci può illuminare e sostenere.

Natanaele si sente conosciuto, amato e apprezzato da Gesù. Conosciuto non superficialmente, ma in profondità, proprio nelle sue inquietudini, nelle fatiche e nella sua lotta.

Natanaele si sente chiamato e scelto non perché perfetto, ma perché è una persona sincera. Gesù non ha paura dei suoi dubbi, delle sue mille domande, perfino del suo sarcasmo e del suo carattere.

Natanaele sa di non essere più solo, ma che anche Gesù lotterà con lui per le cose in cui crede. Scoprirà anzi che Gesù è il primo lottatore e tutta la sua vita lotterà per ciò in cui crede fino al dono della vita, lui primo testimone e martire.

«Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» Così scrive l’Apocalisse e oggi sento di voler invocare per me e per voi che sorga ancora per vigilare su di noi, per aiutarci nel nostro quotidiano combattimento.

In questa celebrazione vogliamo anche ricordare tutti coloro che in questa lotta hanno perso la vita, tutti i morti della polizia di stato, le loro famiglie.

E ricordiamo anche tutte le vostre famiglie che sono orgogliose del vostro lavoro ma anche ansiose perché siete sempre in prima linea.

«Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio» dice il testo dell’Apocalisse (Ap 12,7-12). La vittoria di Gesù si è già realizzata nella sua Pasqua, a noi di lottare con Lui e per Lui sapendo di non essere soli.

+ vescovo Giampaolo

 

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29 Settembre 2026