Uomini e donne di frontiera, in grado di assumersi le proprie responsabilità sia all’interno della comunità ecclesiale che nella società, secondo la logica della sinodalità e della condivisione, legando in modo inestricabile la vita e l’annuncio, la fede e la libertà. Sono queste le caratteristiche del socio di AC, emerse durante l’assemblea diocesana, dal titolo Testimoni di speranza. La vocazione missionaria dei laici, che si è svolta il 5 e 6 settembre 2026 a Gradisca d’Isonzo.
I lavori sono iniziati il 5 settembre nel ricreatorio “Coassini” con la lectio divina, incentrata sulla pericope di Mc 2,18-22, proposta da don Giovanni De Rosa, che ha sottolineato come Dio non si faccia rinchiudere nei nostri schemi, quindi, per diventare generativo, il ricco patrimonio associativo dell’Azione Cattolica deve essere messo al servizio del Vangelo. Infatti, solo con un cambiamento di mentalità, sarà possibile accogliere l’azione del Signore nella nostra vita, rinnovando la nostra presenza sia nella Chiesa che nel mondo.
A partire dal testo di Mc 5,5-20, nel suo intervento dal titolo La passione educativa: formare discepoli missionari oggi, Claudia D’Antoni ha affermato che, per diventare generatori di futuro, anche noi siamo chiamati a riconoscere la dignità e le potenzialità delle persone come il Signore Gesù, cogliendo la presenza di Dio in un tempo difficile e incerto come il nostro. Ponendosi in ascolto autentico, l’Azione Cattolica deve essere il “volto accogliente della Chiesa”, curando la formazione, che è strettamente legata alla missione. Solo continuando a seminare, senza l’ansia dei risultati, potremo diventare “testimoni di speranza”, costruendo una Chiesa sinodale, per incarnare insieme la bellezza del Vangelo ricevuto.
Il giorno seguente è iniziato con la celebrazione della S. Messa nella chiesa di S. Spirito, presieduta dall’arcivescovo, monsignor Giampaolo Dianin, che nella sua omelia ha sottolineato l’importanza di (ri)cucire legami, soprattutto per un’associazione come l’Azione Cattolica.
Dopodiché, i lavori sono proseguiti presso l’hotel “Franz”; introducendo i tre relatori, il presidente dell’AC diocesana, Paolo Cappelli, ha evidenziato come la presenza numerosa all’assemblea dimostri quanto i soci dell’Azione Cattolica credano nell’incontro e nella responsabilità, con la disponibilità ad abitare il proprio tempo e le sue difficoltà, senza rinunciare alla fede.
Nel suo intervento, intitolato Abitare il cambiamento: la missione dei laici nella società che si trasforma,
Luca Diotallevi ha affermato che la vera missione del cristiano è quella di fare sintesi fra fede e vita nel segno della libertà. Non servono, quindi, “professionisti della pastorale”, ma persone capaci di leggere il proprio tempo come un kairos e, a partire dalla propria trama valoriale, compiere delle scelte di vita orientate al bene comune.
Sottolineando l’importanza di abitare le frontiere fra il Vangelo e il mondo, Claudia D’Antoni ha parlato di Laici testimoni di speranza: la vocazione missionaria nel cuore dell’Azione Cattolica, ricordando come la fede non si insegni con le parole, ma con i gesti e le azioni, per dare il proprio contributo al “cantiere della vita”.
In questo senso, l’Azione Cattolica può diventare una vera e propria “palestra di sinodalità”, in cui si impara lo stile di una Chiesa che vive insieme e in cui ci si assume delle responsabilità condivise, trasformandosi così in costruttori di comunione e testimoni di speranza in un mondo che ne ha veramente bisogno.
Pier Paolo Triani, che ha partecipato al sinodo della Chiesa italiana, nella sua relazione dedicata a Camminare insieme per annunciare il Vangelo: sinodalità e missione dei laici, ha richiamato l’assemblea a una vera e propria “conversione pastorale”. Questa chiamata interpella ad attuare tre fondamentali cambiamenti; anzitutto, è necessario rinnovare il nostro modo di affrontare la missione, mettendo in connessione la vita con il dono ricevuto e condiviso del Vangelo. Dopodiché, bisogna vivere la nostra appartenenza alla comunità cristiana nella logica della sinodalità, trasformando la nostra esistenza in annuncio. Infine, non si deve dimenticare che la fede va sempre incarnata nell’ottica della condivisione, perché nessuno “si salva da solo”, anche se possono esserci delle fatiche – tanto psicologiche quanto fisiologiche – nel cammino comune per la ricerca della verità. Come laici, siamo chiamati a “cercare il Regno di Dio nelle cose temporali”, diventando “tessitori di comunità”, capaci di rinnovarci tanto nella formazione quanto nelle strutture.
Le conclusioni sono state affidate all’arcivescovo, che ha identificato nella responsabilità il vero progetto dell’Azione Cattolica. Per questo, è necessaria un’appartenenza matura e attiva all’associazione, nel segno della sinodalità, ripensando la propria presenza di laici impegnati in un contesto in continua trasformazione come quello in cui oggi ci troviamo ad abitare.
