Martedì 2 settembre 2026 l’arcivescovo Giampaolo ha presieduto la liturgia eucaristica nel santuario Mariano del Preval in occasione del pellegrinaggio dell’Unità pastorale Capriva e Moraro.
1. Ho letto la storia di questo piccolo ma prezioso santuario in questo luogo che ha un nome particolare: Preval cioè varco, passaggio. Certamente per il confine con la Slovenia così vicino, ma il mio pensiero è andato oltre: tutta la nostra vita è abitata da passaggi da quando usciamo dal grembo materno fino a quando varcheremo la soglia della vita senza fine.
Credo non ci sia da nessuna parte un santuario dedicato alla Madonna dei passaggi, degli incroci della vita, dei varchi che ci aprono panorami nuovi e pagine nuove della vita. Nelle settimane che hanno preceduto il mio arrivo a Gorizia io ho visitato i santuari della diocesi di Chioggia per invocare Maria per il passaggio da Chioggia a Gorizia e ora sono qui a invocare la Madonna del Preval, dei passaggi.
Leggendo la storia del Santuario ho visto che si sono succedute diverse costruzioni: don Maurizio nel piccolo ma prezioso testo dello scorso anno ne ha ricordate tre fino alla restituzione al culto di questo luogo nel 1979. E poi il dono prezioso della benedizione di san Giovanni Paolo II e l’incoronazione di Maria Regina dei Popoli.
Regina dei popoli; un altro titolo attuale e provocante. Otto volte nelle litanie Maria è invocata come Regina degli Angeli, dei Patriarchi, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri, dei Confessori, delle Vergini, di tutti i Santi e delle famiglie. E poi come non ricordare poi la Salve Regina.
Qui al Preval Maria è Regina dei popoli, anche in questo caso non solo perché queste terre sono un incrocio di popoli, ma pensando al nostro mondo abitato da tanti popoli diversi, con lingue e culture diverse. Il sogno di Dio è che tutti questi popoli formino una sola famiglia.
2. Sappiamo bene che il titolo di Re applicato a Gesù e di Regina applicato a Maria è tutta un’altra cosa rispetto alle dinastie monarchiche di ieri e di oggi.
Ricordiamoci che Gesù è stato proclamato re sulla croce con questa iscrizione scritta da Pilato: «Gesù nazareno, re dei Giudei» (Mc 15,26). In quel momento sulla croce ci ha mostrato definitivamente la sua regalità. Gesù è re offrendo se stesso per noi, amando fino in fondo; governa amando e donando la vita. Il suo potere è il servizio, la sua nobiltà è l’umiltà. Pensiamo anche a Gesù che si china a lavare i piedi dei suoi.
Quindi la regalità di Gesù non ha nulla a che vedere con quella dei potenti della terra. È un re che serve i suoi servitori; così ha dimostrato in tutta la sua vita. E lo stesso vale per Maria: è regina nel servizio a Dio e all’umanità, è regina dell’amore che vive il dono di sé a Dio per entrare nel disegno della salvezza dell’uomo.
3. Il racconto di Cana ci parla del vino che potrebbe mancare nel bel mezzo di una festa di nozze che in Israele poteva durare anche due settimane.
Oggi la mancanza del vino può avere tanti nomi: la guerra in Ucraina e in tante altre parti del mondo; le fatiche economiche, i legami fragili e anche quelli segnati dalla divisione e dal fallimento; la perdita di una persona cara… Immagino che ciascuno di noi oggi potrebbe dare un nome al vino che manca sulla propria tavola.
Gesù resiste a Maria: «Donna, che ho da fare con te». Resiste non per disinteresse, ma perché non è nello stile di Dio intervenire, modificare le leggi della natura o frenare la libertà che lui ha dato agli uomini che troppo spesso la usano male.
Siamo tutti gelosi della nostra libertà, non vogliamo che nemmeno Dio si intrometta, salvo poi esigere che lo faccia quando le cose vanno male arrivando perfino ad accusare Dio se non interviene. Passato il pericolo però vogliamo che Dio si metta da parte per continuare la nostra esistenza nella libertà, senza vincoli né limiti.
Maria insiste con Gesù. Lei è madre, conosce le nostre stranezze e non smette per questo di amarci. Sa che se Dio non agisce è solo per rispetto dell’uomo e della sua libertà, ma sa anche che basta poco per smuovere le viscere materne di Dio.
La festa di nozze a Cana continuerà senza che nessuno si sia accorto che poteva essere un clamoroso fallimento. E così capita mille volte nella vita. Noi ci accorgiamo subito quando le cose vanno male, ma non ci stupiamo delle mille volte in cui invece vanno bene.
Siamo qui perché il vino è mancato tante volte e per tanti aspetti manca anche oggi e anche oggi abbiamo bisogno di rivolgerci a lei Regina e Madre delle grazie, che ha un occhio speciale per accorgersi di quello che manca nella tavola della vita e può intervenire.
Nella serenità o nel buio dell’esistenza, noi ci rivolgiamo a Maria affidandoci alla sua continua intercessione, perché dal Figlio ci possa ottenere ogni grazia e misericordia necessarie per il nostro pellegrinare lungo le strade del mondo.
A Colui che regge il mondo e ha in mano i destini dell’universo noi ci rivolgiamo fiduciosi, per mezzo della Vergine Maria.
Guardando a Lei, imitiamone la fede, la disponibilità piena al progetto d’amore di Dio, la generosa accoglienza di Gesù, impariamo a vivere da discepoli del Signore.
Maria tu sei la nostra regina, noi ci affidiamo a te e tu insegnaci ad essere discepoli di tuo figlio, aiutaci a camminare nelle strade della vita, proteggi la nostra città, le nostre famiglie. Aiutaci ad essere anche noi servi per amore.
+ Giampaolo Dianin, arcivescovo
