“Tra le mani abbiamo un tesoro; a noi è data la possibilità di farlo nostro, di sceglierlo”

𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟮𝟲 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶o, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria dei santi Gioacchino ed Anna, genitori di Maria, 𝗹❜𝗮𝗿𝗰𝗶𝘃𝗲𝘀𝗰𝗼𝘃𝗼 𝗺𝗼𝗻𝘀. 𝗚𝗶𝗮𝗺𝗽𝗮𝗼𝗹𝗼 𝗗𝗶𝗮𝗻𝗶𝗻 𝗵𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗲𝗱𝘂𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗲𝗹𝗲𝗯𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝘂𝗰𝗮𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝗮 𝗴𝗼𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗮 Sant’Anna. 𝗘𝗰𝗰𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗼𝗺𝗲𝗹𝗶𝗮.

 

I santi Gioacchino e Anna sono stati dei genitori e dei nonni speciali e dobbiamo anche a loro la creatura più bella che tutti amiamo, la madre di Gesù, e il nipote più speciale Gesù.
Così oggi diciamo grazie a tutti i nonni, benediciamo gli sposi e i genitori, in particolare le mamme in attesa, ma anche quelle che desiderano dei figli e soffrono la loro mancanza e anche tutti i genitori adottivi.
Quando eravamo bambini ci hanno raccontato favole che avevano tra i loro protagonisti principi e tesori. Abbiamo immaginato le lotte per conquistare il tesoro che delle mappe antiche indi-cavano nascosto in luoghi dimenticati.
Poi la vita ci ha rubato le favole e siamo cresciuti tra leggi e doveri anche per quanto riguarda la vita cristiana. Questo si deve fare, questo no. E ci siamo dimenticati che il vangelo prima di tutto è un tesoro prezioso e una perla bellissima.
Capita così anche nel matrimonio dove ci sono diritti e doveri che però sarebbero pesanti e insopportabili se prima di tutto non ci fosse l’amore e la consapevolezza che la persona amata o i figli sono un tesoro prezioso.
La religione dei doveri ha stancato molti e l’abitudine li ha lenta-mente allontanati perché non si può vivere di doveri; altri che hanno riscoperto un tesoro sono arrivati o tornati a casa.
Gesù ci riporta al cuore pulsante del vangelo che è una bella noti-zia, un tesoro prezioso, una perla d’incredibile valore. Non qualcosa di abitudinario, ma una sorpresa continua; non un’esperienza banale, ma un incontro unico; non una mortifica-zione della vita, ma una sua continua celebrazione.
E noi cristiani siamo coloro che lo Spirito conduce a cercare il te-soro e il vangelo è la mappa sicura per trovarlo. Non abbiamo mai finito perché da quel vangelo possiamo estrarre «cose nuove e antiche» senza che mai il tempo le consumi o le renda insignifi-canti.
L’elemento centrale del vangelo che motiva il distacco e la de-cisione di vendere tutto è l’aver trovato un tesoro. Il cristiano non è colui che “ha lasciato”, ma colui che “ha trovato” il tesoro più prezioso. Il lasciare così non fa paura.
I veri protagonisti sono il tesoro e la perla. Possiamo quasi dire che loro si impadroniscono della persona, la afferrano, la affascinano. Cos’è questo tesoro se non l’incontro con Gesù e col Vangelo! Così come per voi, nonni, sposi e genitori le persone che amate sono tesori e perle preziose; lo dite spesso anche a parole: «Il mio tesoro o tesorino, la mia perla». Le dinamiche dell’amore per Dio e per una persona o per i figli, sono le stesse anche se sono amori diversi.
Le due parabole ci invitano a prendere coscienza che tra le mani abbiamo un tesoro, che questo ci è stato donato e a noi è data la possibilità di farlo nostro, di sceglierlo. Il pensiero va al dono del Battesimo, del matrimonio, dell’ordinazione per me, del-le persone che sono arrivate nella nostra vita come un tesoro prezioso.
Questo, sottolinea Gesù, è fonte di una grande gioia. La gioia è elemento centrale delle parabole di oggi. La gioia sta nell’aver trovato, ma questa trasforma anche la fatica di lasciare e vendere. Nessun accenno alla fatica, al prezzo, alla privazione, al distacco.
Sono sempre i “sì” che ci rendono capaci di dire quei no che co-stano fatica. Il cristiano è l’uomo del sì, non dei no. Quando si oscura la luminosità del sì, allora ogni no diventa pesante, fatico-so, perfino insopportabile.
L’aver trovato questo tesoro porta con sé delle conseguenze: esige una pronta e totale decisione, si vende tutto per poter avere il tesoro, la perla. Quel tesoro chiede anche dei distacchi.
Chi si sposa lascia il padre e la madre; i discepoli hanno “lasciato tutto e l’hanno seguito”; ma così non ha fatto il giovane ricco e il Vangelo ce lo descrive triste. Sarebbe giusto chiedersi cosa ab-biamo lasciato, ma anche cosa facciamo fatica oggi a lasciare. Il lasciare, il decidere di lasciare non è mai fatto una volta per tutte. Spesso sono le piccole cose, i quotidiani compromessi che dovremmo mettere a fuoco e lasciare.
Andando ancora più in profondità notiamo un elemento di ovvietà in tutto il racconto: il contadino e il mercante sanno che quel tesoro è l’affare della loro vita e sarebbero stupidi se non ne approfittassero. Così l’uomo che ha incontrato Gesù, l’affare della sua vita, sarebbe stupido se si lasciasse scappare l’occasione.
Affascinati, afferrati da Cristo, consapevoli di avere un tesoro tra le mani, vediamo che siamo spesso incerti, timorosi, lenti nel rispondere.
La prima lettura con la preghiera di Salomone che domanda al Signore la saggezza nel governare è oggi anche la nostra preghiera.
Salomone chiede un cuore docile, la traduzione precisa che è un cuore che ascolta, buono, disponibile, capace di giudicare il bene e il male. Sapienza è saper discernere; come il mercante, come il contadino che colgono al volo l’occasione della loro vita, vendono tutto per il tesoro.
Non possiamo non sentire che questa sapienza è un dono di cui abbiamo bisogno. Salomone preferisce un bene invisibile ma essenziale rispetto alla ricchezza, alla salute… Non sono da disprezzare questi doni, ma ci sono delle priorità, c’è una gerarchia di valori e di beni.
S. Anna ci aiuti a vivere ogni giorno il fascino delle perle preziose e dei tesori che rendano la nostra vita appassionata di Dio e dei doni preziosi che lui ci continua a fare.

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26 Luglio 2026