Lunedì 13 luglio 2026, l’arcivescovo mons. Dianin ha presieduto la concelebrazione eucaristica nella basilica di Aquileia nella solennità della Dedicazione della basilica stessa.
Sono venuto tante volte in questa Basilica come turista o per qualche celebrazione importante. Ieri e anche oggi ho sperimentato la gioia di vedere che questa Basilica non è un museo per turisti, ma c’è una comunità cristiana e, da quanto ho sentito, una comunità viva e bella.
Ed è una consolazione vedere che ci sono ragazzi e giovani che inizieranno ad animare i campi estivi. Se ci sono ragazzi e giovani ci sono anche famiglie e ci sono animatori ed educatori. È il mio primo bagno nella concretezza delle nostre parrocchie e delle varie attività. Un bagno per me particolarmente ristoratore di cui ringrazio il Signore e tutti voi.
In voi, cari giovani, vedo il cammino di domani, il futuro della nostra Chiesa. Vi ringrazio con tutto il cuore per quello che siete e per quello che farete. I campi scuola non sono soltanto un dono che fate ai più piccoli, ma sono un dono che fate anche a voi stessi, alla vostra crescita umana e spirituale.
Mi soffermo con voi sui versetti del vangelo di oggi che fanno parte dell’incontro tra Gesù e la donna samaritana.
Una donna si avvicina a un pozzo, a mezzogiorno, sotto il sole più impietoso. Viene sola, a quell’ora impossibile. Porta con sé la sua brocca e tutta la sua sete. Gesù è lì, stanco del cammino, e le chiede da bere. Scriveva Sant’Agostino: «Colui che chiedeva da bere aveva sete della fede di quella donna». Il vero assetato, al pozzo di Sicar, non è la Samaritana, ma è Gesù che desidera incontrala così come desidera incontrare ciascuno di noi sempre.
Dal dialogo con Gesù sappiamo che è una donna che ha una vita affettiva piuttosto complicata. Il racconto parla di vari mariti e ora di una relazione che sembra ancora provvisoria. La Samaritana è figura della Chiesa e di ciascuno di noi. La nostra storia ferita non è un ostacolo all’incontro, ma il luogo stesso in cui Cristo ci parla, ci incontra, ci apre strade nuove di vita.
Quel pozzo richiama le nostre fatiche, e l’ora del mezzogiorno la nostra stanchezza. Questa donna possiamo essere tutti noi, non tanto per i suoi cinque mariti, quanto per il gesto che ripete ogni giorno: scendere a quel pozzo, riempire la brocca, risalire. E avere sete di nuovo. Un ciclo senza fine.
Gesù risveglia nella donna una sete diversa, anzi dà voce alla sua sete profonda, sete di senso, sete di Dio, ricerca di Dio espressa in quella domanda che ella rivolge a Gesù dopo aver riconosciuto in lui un profeta: «Dove va adorato Dio?» Anche le nostre domande potrebbero essere tante su questo tema: «Possiamo pregare in questo luogo, nelle nostre case, quando siamo in auto, da soli o con gli altri? Cosa rappresenta una chiesa per noi?»
E Gesù risponde alla donna e a noi spostando l’accento dal dove al come: in spirito e verità, che certamente vuol dire nel cuore, ma un cuore come quello di Gesù, colmo di Spirito e di Parola di Dio, abitato dallo Spirito e dalla Verità, un cuore capace di far spazio allo Spirito e alla Parola.
La tentazione è quella di fare di un luogo, fosse anche una Basilica così imponente e ricca di storia, un assoluto. Per i samaritani era il monte Garizim, per i giudei era Gerusalemme. Come se fosse più importante l’anfora per attingere acqua dell’acqua stessa.
Adorare Dio in spirito e verità è recarsi al pozzo dell’incontro con il Signore per scendere nel profondo del nostro cuore e riconoscere la sua presenza che ci accompagna nel cammino, senza risparmiarci la fatica, ma donandoci ciò di cui vivere.
Adorare Dio in spirito e verità significa imparare ad avere lo sguardo di Gesù su di noi e sugli altri, sulla vita e sulla storia, vedere la vita sbocciare, scorgere i segni del futuro.
Adorare Dio in spirito e verità significa pregare con la vita e nella vita facendo diventare preghiera le nostre attività quotidiane.
Adorare Dio in spirito e verità significa santificare i momenti della nostra giornata con un segno di croce, una semplice preghiera come si può fare prima di un pasto perché anche quella tavola diventi un altare.
Adorare Dio in spirito e verità significa lasciare la brocca, come fa la donna, per correre ad annunciare agli altri la novità e la bellezza dell’incontro con il Signore.
Adorare Dio in spirito e verità è anche prendersi cura di questo luogo come fanno le persone che lavorano in questa Basilica, che ringrazio con tutto il cuore, perché chiunque entra percepisca una presenza, quella di Dio che ha piantato la sua tenda in mezzo a noi.
Celebrare la dedicazione di questa Basilica è molto più che ricordare delle mura. Gesù ci invita a celebrare il nostro rapporto con Lui. Chiediamo al Signore e a Maria Assunta di Aquileia di essere uomini e donne che pregano in spirito e verità, capaci di fare di ogni luogo una basilica e di ogni basilica un luogo autentico di incontro con Dio.
+ vescovo Giampaolo
