L’arcivescovo monsignor Giampaolo Dianin farà il suo ingresso in diocesi domenica 12 luglio.
Alle 16.30 ad Aquileia, in basilica guiderà la Liturgia della Parola cui sono invitati a partecipare in modo particolare i fedeli delle comunità della Bassa Friulana e le Associazioni ecclesiali diocesane.
Alle 19 in Cattedrale a Gorizia presiederà la solenne liturgia eucaristica con la presa di possesso canonica dell’Arcidiocesi.
Il rito dell’ingresso passo dopo passo
Nella solennità dei nostri S. Patroni Ermacora e Fortunato, domenica 12 luglio il nuovo Arcivescovo mons. Giampaolo Dianin farà il suo ingresso nella nostra Arcidiocesi. Il programma prevede due momenti: alle ore 16.30 nella Basilica di Aquileia in cui guiderà la Liturgia della Parola con la venerazione delle reliquie dei S. Martiri aquileiesi e alle ore 19.00 in Cattedrale a Gorizia dove presiederà la Liturgia Eucaristica con la presa di possesso canonica dell’Arcidiocesi.
Questo secondo momento è indubbiamente quello più importante: attraverso l’ingresso canonico, mons. Dianin assumerà ufficialmente la guida pastorale della nostra Arcidiocesi.
Non si tratta di un semplice passaggio formale, ma di un atto ecclesiale che segna l’inizio reale del suo servizio come pastore in mezzo a noi. Per questo, comprendere il significato e lo svolgimento di questo rito, è importante; questo articolo si propone di accompagnare il lettore dentro i suoi passaggi, per aiutarlo a riconoscere ciò che accade e a vivere questo momento non da spettatore, ma con consapevolezza, attenzione e partecipazione attiva.
Che cos’è l’ingresso canonico
L’ingresso canonico, tradizionalmente chiamato anche “presa di possesso della Diocesi”, è il momento in cui un Vescovo assume in modo ufficiale e pubblico la guida pastorale della Chiesa che gli è stata affidata. È un momento molto importante nella vita di un Vescovo e di una Diocesi perché si intrecciano la dimensione giuridica ed il suo significato spirituale: da una parte il Vescovo entra legittimamente nel suo ufficio, dall’altra si manifesta visibilmente una relazione nuova tra il pastore e il popolo di Dio che gli è stato affidato.
Da quel momento, il Vescovo diventa realmente la guida della Diocesi, chiamato a esercitare il suo ministero nell’annuncio del Vangelo, nella custodia della comunione e nella cura pastorale di una comunità concreta, fatta di volti, storie e cammini.
Questo passaggio rende evidente una verità fondamentale della vita ecclesiale: la Diocesi non è “un’azienda”, ma una Chiesa viva, affidata a un pastore che è chiamato a servirla nel nome di Cristo, a condividere la sua vita e ad accompagnarla nel cammino di fede.
L’accoglienza del vescovo
L’ingresso canonico non inizia anzitutto con la Celebrazione Eucaristica, ma nei momenti che la precedono, quando il nuovo Vescovo giunge nella Diocesi e viene accolto dalla comunità. È un passaggio denso di significato, spesso semplice nei gesti, ma caratterizzato da una forte valenza simbolica: il pastore entra per la prima volta nella Chiesa che gli è affidata e incontra il suo popolo.
Tradizionalmente il nuovo Vescovo viene accolto da alcuni rappresentanti della Diocesi, delle istituzioni e della comunità ecclesiale. Questo primo incontro esprime una dimensione fondamentale: il ministero episcopale nasce dentro una relazione concreta, fatta di volti, di storie e di attese.
Come da programma, mons. Giampaolo Dianin giungerà anzitutto ad Aquileia, nella nostra “Chiesa Madre” da cui abbiamo ricevuto il primo annuncio della fede.
Alle ore 16.30, l’Arcivescovo verrà accolto alla porta della Basilica dall’Amministratore Apostolico, mons. Redaelli, dal parroco, mons. Franetovich, e dal Sindaco di Aquileia che pronuncerà un saluto.
Al termine, il parroco porgerà all’Arcivescovo il crocefisso per il bacio; seguirà l’ingresso in Basilica per la celebrazione della Liturgia della Parola e la venerazione delle reliquie dei S. Martiri aquileiesi nella cripta.
Dopo questo primo momento, mons. Dianin partirà alla volta di Gorizia.
Alle ore 19.00, alla porta della Cattedrale avrà luogo il momento di accoglienza da parte dall’Amministratore Apostolico e dai Canonici del Capitolo Metropolitano; seguirà il saluto del Sindaco di Gorizia. Come già avvenuto ad Aquileia, mons. Dianin bacerà la croce portata da mons. Nicola Ban, parroco della Cattedrale e Decano del Capitolo Metropolitano.
Seguirà l’ingresso in Cattedrale che esprime il segno visibile di un pastore che entra nella realtà che gli è affidata, iniziando a condividerne il cammino. Giunto all’altare, mons. Dianin sosterà alla Cappella del Santissimo Sacramento per un momento di adorazione. Dopo aver indossato i paramenti liturgici, avrà inizio la S. Messa. Quanto avviene prima della solenne celebrazione non è secondario, perché ha l’obiettivo di preparare l’animo delle persone, creare un clima di accoglienza e rendere evidente che la Chiesa non è un’assemblea anonima, ma un popolo che si riconosce e si ritrova attorno al suo pastore.
Il valore simbolico della Cattedra
Il momento culminante del rito di ingresso canonico si concentra in un gesto semplice, ma carico di significato: l’ingresso dell’Arcivescovo nella Cattedrale e la sua presa di posto sulla Cattedra. La Cattedrale, infatti, non è solo il luogo principale di una Diocesi, ma il luogo in cui si manifesta l’unità della Chiesa attorno al suo pastore; al centro di questo luogo si trova la Cattedra, la sede episcopale, segno antico e autorevole del ministero di insegnamento e di guida.
Sedersi sulla Cattedra non è un gesto simbolico generico, ma un atto preciso: il Vescovo assume pubblicamente la responsabilità di annunciare il Vangelo, custodire la fede e guidare il popolo di Dio. È il momento in cui la sua missione diventa visibile e riconoscibile nella comunità. Prima di questo gesto, viene proclamata la nomina pontificia da parte del Cancelliere. Questo passaggio rende evidente che il ministero episcopale non nasce da una scelta personale o locale, ma si radica nella comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro. La missione ricevuta viene così riconosciuta davanti al popolo di Dio.
Dopo aver preso posto sulla Cattedra, il Vescovo presiede per la prima volta l’Eucaristia come pastore della Diocesi: è un momento di grande intensità ecclesiale, perché mostra chiaramente che il suo ministero non si fonda su un’autorità esterna, ma trova la sua sorgente nella Parola e il suo compimento nell’Eucaristia.
L’accoglienza della comunità diocesana
Tra i momenti più significativi dell’ingresso canonico vi è quello dell’accoglienza da parte della comunità diocesana: non si tratta di un passaggio secondario, ma di un gesto che rende visibile, in modo semplice e concreto, l’inizio di una relazione tra il pastore e il popolo a lui affidato.
Subito dopo aver preso posto alla Cattedra, rappresentanti del clero, della vita consacrata e dei fedeli laici si avvicinano al nuovo Vescovo per esprimere comunione, vicinanza e disponibilità a condividere il cammino ecclesiale. In questo gesto si manifesta una Chiesa che non resta spettatrice, ma che si riconosce parte attiva di una storia che continua.
Non è un atto protocollare, né una formalità di circostanza.
È, invece, un segno profondamente ecclesiale: il ministero episcopale non si vive in isolamento, ma dentro una trama di relazioni che lo sostengono e lo rendono fecondo. Il Vescovo è chiamato a guidare, ma questa guida prende forma solo nella misura in cui viene accolta e condivisa.
Un nuovo cammino
L’ingresso canonico non è un evento da osservare dall’esterno, ma un momento da abitare interiormente. Ogni gesto, ogni parola e ogni passaggio del rito invitano a riconoscere che è lo Spirito Santo a guidare la Chiesa e a donarle un pastore: i fedeli non assistono a una semplice celebrazione, ma devono lasciarsi coinvolgere in ciò che accade, entrando con consapevolezza nella preghiera e nell’ascolto.
Pertanto, il prossimo 12 luglio non sarà solo una data significativa, ma un passaggio importante della vita della nostra Diocesi: con l’ingresso canonico di mons. Giampaolo Dianin si apre un nuovo tratto di cammino, che riguarda l’intera comunità ecclesiale.
È questo un fecondo tempo di Grazia: accogliere il nuovo Vescovo, sostenerlo spiritualmente e riconoscere che il suo ministero è un dono per il popolo di Dio. La Chiesa, infatti, cresce e si edifica proprio nella comunione, quando pastore e fedeli imparano a camminare insieme, nella fedeltà al Vangelo e nella concretezza della vita quotidiana.
don Moris Tonso, direttore Uff. Liturgico diocesano
– CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Ordinazione del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1992.
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– Ingresso canonico del nuovo Vescovo: significato e rito dell’insediamento, in https://www.sanbernardinomolfetta.it (2026).
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