Lunedì 29 giugno, alle ore 9.30, nel corso di una solenne liturgia eucaristica nella basilica di San Pietro, papa Leone XIV consegnerà il Pallio agli arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell’ultimo anno fra cui l’arcivescovo eletto di Gorizia mons. Giampaolo Dianin.
Il pallio è un paramento liturgico costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Il suo nome deriva dal latino “pallium”, mantello di lana tipico della cultura romana. Inizialmente era riservato soltanto al vescovo di Roma; successivamente i papi lo concessero ad alcuni vescovi e arcivescovi. In epoca più tarda il pallio diventerà prerogativa degli arcivescovi metropoliti, come simbolo della giurisdizione in comunione con la Santa Sede.
Simbologia
Per la sua forma e per il materiale con cui è confezionato, la lana, il pallio rappresenta l’agnello portato sulle spalle, come simbolo del vescovo in quanto Buon Pastore. Al tempo stesso, esso rappresenta anche l’Agnello di Dio crocifisso per la salvezza dell’umanità; questo spiegherebbe anche l’uso della lana e delle sei croci decorative trapassate da tre spille d’oro o gemmate che raffigurerebbero i tre chiodi della crocifissione di Cristo.
Il pallio è divenuto successivamente il simbolo di un legame speciale con il papa ed esprime inoltre la potestà che, in comunione con la Chiesa Cattolica, il metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione: “Segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo, è il pallio” (Angelus di papa Benedetto XVI del 29 giugno 2005).
Storia
Già nel IV secolo il pallio era una insegna liturgica propria e tipica del Papa. Il Liber pontificalis nota che papa Marco (†336) conferì il pallio al vescovo suburbicario di Ostia, quale insegna per uno dei vescovi consacranti il neo-pontefice. Probabilmente il pallio è entrato in uso prima nella Chiesa d’Oriente già attorno al III-IV secolo, per poi essere adottato nel V secolo anche dalla Chiesa d’Occidente. Al VI secolo risalgono numerose testimonianze del pallio, sia di ordine scritto che iconografico; tra le prime, quella del 513 in cui papa Simmaco ne concede l’uso a San Cesario di Arles e quella del 545/546 quando papa Vigilio ne conferma il privilegio ai successori di Cesario, Aureliano e Auxanio.
Tra le immagini, ricordiamo la figura del vescovo Massimiano nel mosaico di San Vitale di Ravenna della prima metà del VI secolo, che lo mostra in forma di sciarpa intorno alle spalle con le due parti pendenti dalla spalla sinistra, e quelle del cimitero di Callisto, risalenti al 560-570 dove si trovano le immagini di papa Sisto e del vescovo Ottato che ne indossano di simili. Anche nella nostra basilica di Aquileia troviamo, nella cripta degli affreschi (metà XII sec.), l’immagine di Pietro che consacra Ermacora come vescovo il quale indossa il pallio. Nel sinodo di Ravenna dell’877, papa Giovanni VIII stabilì come la concessione del pallio e la contemporanea professione di fede divenissero le condizioni irrinunciabili per le quali l’arcivescovo potesse esercitare la sua giurisdizione.
Come già ricordato, è dall’IX secolo che il pallio diventa il distintivo dei metropoliti.
Forma
Nel corso della storia, il pallio ha assunto diverse forme; generalmente, differisce anche a seconda se viene usato dai papi o dai metropoliti per evidenziare la diversità di giurisdizione che dal paramento è significata.
Attualmente, quello degli arcivescovi metropoliti è una stretta fascia di stoffa tessuta in lana bianca e incurvata al centro così da poterla appoggiare alle spalle sopra la casula, con due lembi, con le parti terminali di colore nero che simboleggiano gli zoccoli della pecora, pendenti davanti e dietro. Visto sia da davanti che da dietro, il paramento ricorda la lettera “Y”. Come già ricordato, il pallio è decorato con sei croci nere di seta, una su ognuna delle due code e quattro sull’incurvatura, ed è guarnito, davanti e dietro, con tre spilloni d’oro e gioielli (acicula). Queste ultime due caratteristiche sembrano essere un ricordo dei tempi in cui il pallio era una semplice sciarpa piegata a doppio e appuntata con una spilla sulla spalla sinistra.
Utilizzo
I metropoliti devono ricevere il pallio prima di poter esercitare il loro ufficio nella diocesi a cui sono inviati, anche se erano stati nominati in precedenza in un’altra sede ecclesiastica; secondo il Diritto Canonico, un metropolita deve richiedere il pallio entro tre mesi dalla sua nomina.
Mentre il papa indossa il pallio sempre e dovunque si trovi a celebrare Messa, gli arcivescovi metropoliti lo indossano soltanto nelle loro diocesi o in quelle limitrofe dette suffraganee, appartenenti alla provincia ecclesiastica della sede metropolitana. Anche la nostra arcidiocesi di Gorizia è sede metropolitana avente come suffraganea la diocesi di Trieste. Il pallio non può essere trasferito ad altri e, quando un metropolita muore, deve essere sepolto con lui; metropoliti emeriti non possono più usare il pallio ricevuto.
Confezione
I due agnelli la cui lana è destinata, nell’anno successivo, alla fattura dei palli, vengono allevati dai trappisti dell’Abbazia delle Tre Fontane a Roma. Il 20 gennaio di ogni anno, i trappisti portano i due agnelli alle suore della Sacra Famiglia di Nazareth. Il mattino successivo, memoria di Sant’Agnese, vengono adornati con mantelli: un agnello riceve un mantello rosso, in ricordo del martirio della Santa, l’altro bianco, in ricordo della sua verginità.
I due mantelli recano ricamate due scritte: da una parte “S.A.V.” (Sant’Agnese Vergine) e dall’altra “S.A.M.” (Sant’Agnese Martire). Sul capo degli agnelli sono poste corone di fiori, una di colore rosso e una bianca, e dei fiocchetti alle orecchie. Gli agnelli vengono quindi portati a Sant’Agnese fuori Le Mura, sulla via Nomentana e posti sull’altare della Santa; questo rito risale al 1644. Poi alcuni sediari pontifici li portano nel Palazzo Apostolico, dove vengono presentati al papa.
I palli, confezionati dalle suore del convento romano di Santa Cecilia in Trastevere, vengono conservati in una teca vicino ai piedi dell’altare della Confessione, in San Pietro, nei pressi della tomba dell’apostolo Pietro; un’ulteriore conferma e simbolo dello speciale legame degli arcivescovi metropoliti con il vescovo di Roma.
Rito della consegna
La cerimonia di consegna del pallio si svolge il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo. La consegna ufficiale è collegata al giuramento di fedeltà al Papa e ai suoi successori da parte dei metropoliti. Nel corso della Messa, dopo l’omelia e prima della professione di fede, ha luogo il rito della consegna del pallio.
Il cardinale protodiacono presenta al Santo Padre i metropoliti che ricevono il pallio: “Beatissimo Padre, i Reverendissimi Padri Arcivescovi qui presenti (nomi), con ossequio fedele e obbediente verso la Santità Vostra e la Sede Apostolica, chiedono umilmente che Vostra Santità conceda loro il pallio, preso dalla confessione del beato Pietro, quale segno dell’autorità di cui il metropolita, in comunione con la Chiesa romana, viene legittimamente investito nella propria provincia”.
I metropoliti giurano: “Io (nome) arcivescovo di (nome) sarò sempre obbediente e fedele al beato Pietro apostolo, alla santa apostolica Chiesa di Roma, a te, Sommo Pontefice, e ai tuoi legittimi successori. Così mi aiuti Dio onnipotente”.
Il Santo Padre benedice i palli: “O Dio, pastore eterno delle anime, da te chiamate, per mezzo del tuo figlio Gesù Cristo con l’appellativo di pecore del gregge e il cui governo hai voluto affidare, sotto l’immagine del buon pastore, al beato Pietro apostolo e ai suoi successori, effondi per il nostro ministero la grazia della tua benedizione sopra questi palli, scelti a simboleggiare la realtà della cura pastorale. Accogli benigno le preghiere che umilmente di rivolgiamo e concedi, per i meriti e l’intercessione degli apostoli, a coloro che per tuo dono indosseranno questi palli di riconoscersi come pastori del tuo gregge e di tradurre nella vita la realtà significata nel nome.
Prendano su di sé il giogo evangelico imposto sulle loro spalle e sia per loro così lieve e soave da poter precedere gli altri nella via dei tuoi comandamenti con l’esempio di una perseverante fedeltà, fino a meritare di essere introdotti nei pascoli eterni del tuo regno. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
Poi si rivolge agli arcivescovi: “A gloria di Dio onnipotente e a lode della beata sempre vergine Maria e dei beati apostoli Pietro e Paolo, a decoro delle sedi a voi affidate, in segno della potestà di metropolita, vi consegniamo il pallio preso dalla confessione del beato apostolo Pietro, perché lo usiate entro i confini della vostra provincia ecclesiastica. Questo pallio sia per voi simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica; sia vincolo di carità e stimolo di fortezza, affinché nel giorno della venuta e della rivelazione del grande Dio e del principe dei pastori Gesù Cristo, possiate ottenere, con il gregge a voi affidato, la veste dell’immortalità e della gloria. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.
Il Papa impone il pallio sulle spalle dei metropoliti e scambia con essi un segno di pace.
Questo avverrà anche per il nostro arcivescovo eletto Giampaolo Dianin il 29 giugno, presso la basilica di San Pietro in Vaticano, durante la celebrazione presieduta da papa Leone XIV.
don Moris Tonso, direttore Ufficio Liturgico Diocesano
Antonello Battaglia, L’abito dell’anima. Materiali e simboli delle vesti religiose, in G. Motta, La Moda contiene la Storia e ce la racconta puntualmente, p. 179-180, Roma, Nuova Cultura, 2015.
Sara Piccolo Paci, Le insegne liturgiche. Pallio, in Storia delle vesti liturgiche, p. 277-283, Milano, Ancora, 2008.
Thomas F. Mathews, Scontro di dei. Una reinterpretazione dell’arte paleocristiana, Milano, Jaca Book, 2005.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
