“Vengo in mezzo a voi per ascoltare, conoscere, inserirmi in una storia che parte da lontano”

Caro Vescovo Carlo Roberto Maria,

Cara Chiesa di Gorizia,

nel giorno in cui viene annunciata la mia nomina ad Arcivescovo Metropolita della Chiesa di Dio che è a Gorizia, condivido con voi alcuni pensieri e lo stato d’animo che mi stanno accompagnando in questi giorni.

La richiesta di papa Leone è arrivata come un temporale primaverile, inaspettato perché da soli quattro anni e mezzo sono a Chioggia; improvviso perché in questi casi tutto succede in fretta senza avere il tempo di fare un saggio discernimento.

Condivido con voi alcune frasi che ho scritto al Santo Padre rispondendo alla sua chiamata: «Non nascondo la fatica di questo passaggio, ho aperto tanti cantieri a Chioggia e solo ora c’è qualche germoglio promettente. Nel cuore mi sembra di “tradire” il piccolo gregge di una diocesi fragile e di periferia che si sta fidando di me e del cammino intrapreso. Ma nel mio ministero di prete ho sempre detto di sì come avevo promesso nel giorno dell’ordinazione e sono consapevole che Lui è il Pastore e noi siamo solo piccoli collaboratori utili, ma non indispensabili».

Il Vangelo della domenica successiva alla telefonata da Roma mi ha dato forza: «Non sia turbato il vostro cuore, ma abbiate fede in me … vado a prepararvi un posto» (Gv 14,1-9). Ho sentito rivolte a me queste parole: una carezza per il mio turbamento e la promessa che Lui mi preparerà una casa dove vivere e continuare a servire la Chiesa e il suo popolo santo.

Poi ho pensato a voi e ho aperto il cuore per fare spazio nella preghiera a tutti: presbiteri, diaconi e seminaristi; consacrati e consacrate; bambini, giovani e famiglie; anziani e malati; coloro che servono il bene comune nelle amministrazioni e nella politica; al mondo del lavoro e ai tanti immigrati che vivono o anche solo attraversano quelle terre. Ho pensato ai fratelli e sorelle della vicina Slovenia e a quella forte identità che la lingua slovena e friulana custodisce con un giusto orgoglio.

Grazie all’Arcivescovo Carlo Roberto Maria che ha amato e servito la nostra Diocesi. Mi aggiungo a tutti coloro che in questi mesi hanno espresso ed esprimeranno a Lei Eccellenza tanta gratitudine. So che ci accompagnerà e porterà nel cuore questa Chiesa. Prego per lei e per il nuovo ministero che ha già iniziato a Roma. Non posso non ricordare l’Arcivescovo Dino De Antoni nato e cresciuto a Chioggia e Giacinto Giovanni Ambrosi, anche lui partito da Chioggia per venire a Gorizia.

Vengo in mezzo a voi per ascoltare, conoscere, inserirmi in una storia che parte da lontano, dalla gloriosa storia civile e cristiana legata ad Aquileia e che chiede da parte mia rispetto e stima. Essere pastore nei luoghi che custodiscono le radici della fede e dell’evangelizzazione delle Regioni friulane e venete è un onore e una responsabilità.

Non porto con me né programmi né strategie pastorali; non ho la soluzione magica di tante questioni che oggi inquietano la Chiesa e la nostra società; cercheremo insieme la volontà di Dio, un cibo buono di cui nutrirci. Porto nel cuore il sogno che la gioia del Vangelo risuoni ancora nel cuore delle persone come nutrimento per la vita di ciascuno e come lievito della Chiesa e delle nostre terre.

Vengo in mezzo a voi con tanta umiltà, consapevole dei miei limiti, ma ricco dello stile sinodale che tutti stiamo cercando di imparare. Mi rasserena sapere che lavoreremo, faremo discernimento e decideremo insieme.

Non conosco la lingua friulana né quella slovena, ma con l’aiuto di qualcuno provo a condividere qualche pensiero in quelle lingue che sono un tratto importante della nostra diocesi.

Vengo, pellegrino con voi, in questa terra bagnata dal sangue dei martiri di Aquilea. Ciò mi infonde tanta pace nel cuore e mi incoraggia a vivere con fede questo percorso con voi, come padre e come fratello. Questa fede viene da lontano e, insieme, ci conduce lontano, soprattutto ci porta sulla strada della comunione e della fraternità nel nome di Cristo.

O ven tan che pelegrin, in chista tiara bagnada dal sanc dai martars di Aquilea. Chist mi met tanta pâs tal cûr e mi sburta a vivi cun feda chist percors cun vualtris come pari e come fradi. Chista feda a ven di lontan e, insieme, nus parta lontan, soradut nus parta ta strada da comunion e da fraternitât tal non di Crist.

Cara comunità della Chiesa di Gorizia. So di arrivare in un ambiente e in un luogo molto variegati e ricchi dal punto di vista storico, geografico, culturale, etnico e linguistico. In esso, la componente slovena ha il ruolo di una delle pietre angolari da cui cresce e vive la nostra Chiesa. D’ora in poi la vostra lingua sarà anche la mia lingua, e le vostre attività continuino ad attingere dalle radici piantate dai vostri avi, noti e ignoti: radici di fede, di speranza e di amore. La fede ci unisce in un’unica Chiesa universale; la speranza ci mostra il senso della vita; l’amore ci unisce in un’unica comunità di persone diverse e distinte. Dio benedica il nostro nuovo cammino comune!

Drago občestvo goriške Cerkve. Vem, da prihajam v okolje in kraj, ki sta po zgodovini, zemljepisni podobi, kulturi, narodih in jezikih zelo raznolika in bogata. V njem ima slovenski delež vlogo enega izmed temeljnih kamnov, iz katerih raste in živi naša Cerkev. Vaš jezik bo odslej tudi moj jezik, vaše dejavnosti pa naj še in še črpajo iz korenin, ki so jih zasadili vaši znani in neznani predniki: korenin vere, upanja in ljubezni. Vera, nas povezuje v eno in vesoljno Cerkvijo; upanje, nam kaže smisel življenja; ljubezen, nas druži v eno občestvo različnih in raznolikih. Bog naj blagoslavlja našo novo skupno pot!

Vi ringrazio già da ora se avrete la bontà di accogliermi, e giunga a tutti l’abbraccio del mio affetto e la promessa della mia fedeltà.

 

+Giampaolo Dianin, arcivescovo eletto di Gorizia

 

 

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14 Maggio 2026