“Desidero annunciare Cristo, attraverso la Parola e il mio esempio di vita”

Si contano ormai le ore che separano Cristiano Brumat, giovane seminarista goriziano, dalla sua ordinazione diaconale che avrà luogo domenica, 26 aprile, alle ore 19 nella chiesa di San Giuseppe a Monfalcone, con una liturgia che sarà presieduta dall’Amministratore Apostolico, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli.
Tra i numerosi impegni che hanno animato le giornate di Cristiano nelle ultime settimane, siamo entrati in dialogo con lui e ci siamo fatti raccontare un po’ le attese riposte in questo momento così come del percorso da lui compiuto e delle persone che, in questo cammino, lo hanno affiancato.

Cristiano, in questi giorni che precedono l’appuntamento del 26 aprile – oltretutto densi di impegni! – quali sono le tue sensazioni, i tuoi pensieri prima di questa nuova “tappa” del tuo cammino?

Sono grato al Signore per tutto ciò che mi ha donato in questi anni di formazione, in particolare per tutte le esperienze che ho avuto la grazia di vivere e tutte le persone che ho incontrato, che mi hanno sostenuto e accompagnato con l’affetto e la preghiera.
La tentazione di vivere l’ordinazione come una conquista, meritata dopo tanti anni di impegno, c’è e si insinua talvolta nei miei pensieri. Tuttavia, ho maturato la consapevolezza e convinzione che ciò che riceverò è, in primo luogo, una grande grazia immeritata, che viene regalata a me e alla Chiesa.

Un percorso di questo tipo sente anche un po’ il bisogno di una “guida”: c’è un sacerdote (o magari più di uno) che sta rappresentando per te un riferimento, una figura di supporto e di confronto?

In questi anni sono state tante le figure di riferimento che mi hanno accompagnato e guidato, presbiteri e diaconi, ma anche molti e molte fedeli.
Ringrazio di cuore tutti i formatori che si sono susseguiti nel mio cammino di seminario, tutti i presbiteri con i quali ho prestato servizio nelle diverse comunità parrocchiali – sia in diocesi di Gorizia sia in diocesi di Padova – e in particolare coloro con cui condivido la vita comune da ormai un anno e mezzo nella canonica di San Giuseppe, ovvero don Matteo, don Paolo e don David.
Ringrazio il mio padre spirituale, don Giuseppe Toffanello, che presta servizio nella diocesi di Padova, per il suo accompagnamento attento e accogliente.

Ad accompagnarti, anche la tua famiglia. Quanto conta il loro “esserci” nel tuo cammino di fede?

La mia famiglia ha sempre appoggiato e sostenuto la mia scelta vocazionale, sin da quando sono entrato nell’anno propedeutico a Gorizia, nel 2017.
Mi è stata vicina nei momenti più difficili e bui del cammino e anche in quelli più gioiosi e luminosi.
Sono grato perché, oltre a continuare a sostenermi, l’uomo che sono oggi, nei pregi e nei difetti, affonda in essa le sue radici, poiché è il luogo in cui per primo ho sperimentato l’Amore di Dio.
A partire da questo Bene ricevuto sento che la mia missione è quella di condividerlo e diffonderlo verso un’altra famiglia più grande, che è quella della Chiesa.

Non va poi dimenticato il supporto e la forza di una comunità: come stai vivendo la vicinanza della tua comunità d’origine (penso ad esempio agli incontri “preparatori” organizzati in parrocchia a San Rocco) e di quella presso la quale stai svolgendo servizio? Quale “forza” ricevi da questi segni?

La vicinanza delle comunità è una forza molto potente.
Le comunità in cui presto servizio, San Giuseppe a Monfalcone e Santi Pietro e Paolo a Staranzano, si stanno adoperando attivamente per accompagnarmi con l’affetto e la preghiera e anche curando la preparazione della celebrazione liturgica dell’ordinazione.
Sono grato a tutti coloro che stanno dimostrando tanta vicinanza nei miei confronti, per aiutarmi a vivere al meglio questo importante “sì”.
Non di minore forza è il supporto delle altre comunità parrocchiali, in particolare la parrocchia di San Rocco a Gorizia, mia comunità di origine, le parrocchie della diocesi di Padova in cui ho vissuto, San Bonaventura a Cadoneghe e Santa Teresa del Gesù Bambino alla Guizza, e l’unità pastorale di Cormòns.
Anche se più distanti, sperimento la vicinanza di tante persone care, che mi scrivono e mi accompagnano con la preghiera.

Cos’è per te vivere il diaconato oggi? Che tipo di figura è, dal tuo “osservatorio” – che è anche quello di un ragazzo molto giovane -, quella del diacono nella nostra Chiesa attuale?

Il diacono è colui che viene configurato a Cristo Servo, che lava i piedi ai suoi discepoli. Questo è il suo compito: servire i fratelli e le sorelle perché in essi vede il volto di Cristo.
Gli ambiti di azione sono vari: la liturgia, l’annuncio della Parola, la carità verso i poveri.
I diaconi permanenti della nostra diocesi, gran parte dei quali ho avuto la grazia di conoscere in questi anni, sono uomini sposati che hanno servito la Chiesa nel loro lavoro, nella comunità parrocchiale e in famiglia. Ciascuno di loro ha una storia, una personalità e carismi differenti, messi da ognuno a servizio della Chiesa a proprio modo, grazie al discernimento comunitario e con i presbiteri.
Il mio diaconato sarà diverso, nella misura in cui mi sto preparando a diventare presbitero e che, a Dio piacendo, avverrà tra alcuni mesi mediante l’ordinazione presbiterale.
Nei mesi che seguiranno la mia ordinazione continuerò a servire la Chiesa nelle comunità parrocchiali, a scuola e in qualunque luogo il Signore mi chiamerà a seguirlo.
Da diacono potrò amministrare alcuni Sacramenti, il Battesimo e il Matrimonio, impartire le benedizioni, presiedere il rito delle esequie, proclamare il Vangelo nella celebrazione eucaristica e predicare.

Cosa ti aspetti di poter portare con questo nuovo compito che a breve ti sarà assegnato? Quali le attese, ma anche, perché no, quali le preoccupazioni?

Desidero annunciare Cristo, attraverso la Parola e il mio esempio di vita, e servirlo nei fratelli e nelle sorelle.
La mia preoccupazione riguardo al ministero che mi verrà assegnato è quella che sia veramente autentico ed integrale. Perché ciò si avveri ho bisogno di tanta preghiera e di tante preghiere.

C’è qualcosa che vorresti chiedere a tutti noi come accompagnamento? Possiamo fare, come comunità di fedeli, qualcosa per farti sentire la nostra vicinanza?

Vi chiedo di continuare a pregare per me, perché possa svolgere il ministero diaconale secondo le promesse: con carità ed umiltà, custodendo il mistero della fede, mantenendo il celibato, pregando costantemente e vivendo in obbedienza al Vescovo.

a cura di Selina Trevisan

condividi su

24 Aprile 2026