In occasione della Domenica del Buon Pastore, nella quale la Chiesa celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, don Matteo Marega, incaricato per la Pastorale vocazionale diocesana, propone alcune riflessioni.
Se provassimo a prestare ascolto a tutte le voci e ai rumori di fondo di cui sono tempestati i nostri giorni veloci, quali voci sentiremmo? Potrebbero essere il trillo ansioso e costante delle notifiche sul telefono, il vociare dei colleghi sul lavoro, le voci dei video generati con l’IA che ci spiegano quali ingredienti possono farci avere la pancia piatta, o la voce del navigatore che ci guida alla nostra prossima destinazione… Ma in mezzo a questo carosello continuo, il Vangelo di questa domenica fende l’aria con una constatazione incoraggiante: ci sono voci e voci.
Ci sono le voci dei ladri e dei briganti, di coloro che scavalcano i recinti delle nostre vite affannate solo per rubarci il tempo, confondere i nostri desideri e distruggere la nostra pace. Voci di estranei, illusioni a buon mercato da cui alla fine, esausti, cerchiamo di fuggire. E poi c’è la Voce, unica, vera, inconfondibile: quella del Buon Pastore. Una voce che non ha bisogno di urlare per farsi sentire nel frastuono; una voce che non chiama le persone in maniera generica ma che “chiama le sue pecore, ciascuna per nome” perché le conosce. Il Buon Pastore non gestisce un gregge anonimo, ma cuori pulsanti, e quando le pecore ascoltano quel timbro inconfondibile, lo riconoscono e si fidano. Forse è proprio in questo profondo legame tra l’orecchio e i passi che si potrebbe riassumere ogni vocazione: ascoltare una Voce che ci chiama per nome e mettersi in cammino per seguirla.
Ma seguire questa Voce verso dove? In un recinto sicuro dove potersi rintanare? In un rifugio dove è tutto chiaro e si è lontani da qualsiasi problema? Assolutamente no. Perché l’ascolto vero non ci lascia mai fermi al nostro posto: la vocazione non è e non può essere un quieto e codardo accomodarsi, ma il coraggioso rischio di mettersi sulla strada dietro a Colui che, chiamandoci, già cammina davanti a noi. È un’avventura randagia e santa. L’apostolo Pietro, nella seconda lettura, non usa parole composte, scritte su una scrivania distante dalla gazzarra: le sue parole sanno di polvere, sudore e sangue. Pietro ricorda che Gesù Cristo ci ha lasciato un “esempio” perché ne seguiamo le orme. In greco, la parola tradotta con “esempio” è hypogrammòs: letteralmente, essa deriva da hypo (sotto) e grapho (scrivere), per cui “scrittura sotto” o “modello da copiare”. Anticamente, infatti, essa indicava un foglio di esercizi di calligrafia che i principianti ponevano sotto un foglio bianco per ricalcare la bella scrittura dei maestri.
La nostra vita è chiamata a ricalcare la Sua.
Non per diventare una fredda fotocopia, ma per realizzare in pienezza chi siamo davvero. E lo facciamo con una speranza: che chiunque si trovi a “leggere” la nostra vita, scorrendo le righe scritte dalle nostre azioni quotidiane, possa intravedere in filigrana la bella scrittura del Signore, l’inconfondibile traccia della Sua mano.
Questa via non è riservata a un’élite di perfetti. No, questa è la chiamata per ogni singolo battezzato, per l’impiegato sul treno delle sette, per la madre esausta e lo studente in crisi. Siamo tutti chiamati a ricalcare le orme del Signore, lungo una strada che non dribbla la sofferenza e non ci risparmia l’impatto ruvido con la Croce, ma ci permette di attraversarla, sapendo che in noi vive il Risorto e siamo attraversati dalla forza inarrestabile del suo Spirito di amore.
Ricalcare la Sua vita nella nostra significa imparare a vivere per gli altri, farsi carico del peso di chi ci cammina a fianco.
In una parola, potremmo dire che significa farsi servi, ricordando che il Signore stesso è il Servo. In greco, “servo” si dice diàkonos. Ed è una gioia per la nostra comunità vedere che proprio questa domenica la nostra Chiesa si arricchisce del dono del diaconato di Cristiano Brumat.
L’ordinazione di Cristiano non è un arrivo, ma una nuova partenza.
È la scelta di un uomo di fare della forma del “Servo” il suo abito definitivo, per ricordare a noi tutti – qualunque sia la nostra vocazione – che la via di Cristo è quella di chi mette a servizio la sua vita per i fratelli. L’augurio per Cristiano, e per ciascuno di noi, è quello di darci il tempo materiale di ascoltare la Voce del Signore che ci chiama per nome, di avere il coraggio di attraversare la porta, e di continuare a camminare, ostinati e innamorati, ricalcando le Sue orme sulle strade impolverate di questo mondo.
