L’Amministratore Apostolico, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, nel giorno di Pasqua ha presieduto alle 6.30 la Messa dell’alba del giorno di Pasqua in Cattedrale con i fedeli della comunità slovena. Successivamente, alle ore 10, nella chiesa di S. Ignazio ha presieduto il solenne pontificale del Giorno di Pasqua.
«Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra». Questo è l’invito che l’apostolo Paolo ci rivolge oggi, giorno di Pasqua. Un appello che sembra spingerci a lasciar perdere le cose della terra per cercare quelle del Cielo dove si trova Gesù. Avrebbe quindi ragion d’essere la vecchia accusa rivolta al cristianesimo di alienare le persone dall’impegno concreto nel mondo a causa dell’attesa del futuro regno di Dio.
Ma al di là di questa accusa, resta il nostro imbarazzo perché tutti siamo comunque impegnati nelle cose di questa terra e non possiamo farne a meno. Persino i monaci e le monache, che sono orientati per vocazione alla contemplazione, hanno comunque i piedi per terra e devono interessarsi di tutto ciò che serve per la vita quotidiana, salvo rinunciare a mangiare, a bere, a vestirsi, a curarsi.
A maggior ragione noi, che non siamo monaci, siamo inevitabilmente immersi nelle cose della terra anche in forza dei nostri doveri e delle nostre responsabilità verso gli altri. Dobbiamo allora per così dire, rispedire al mittente l’invito di Paolo?
Aggiungo che lo stesso Gesù nella sua vita terrena si è interessato delle cose della terra, appunto perché la sua era pienamente una vita terrena. Se per molti anni ha fatto il falegname a Nazareth, non passava ovviamente tutto il tempo in preghiera e doveva trattare per esempio cose “terra terra” con i fornitori e con i clienti per la sua attività, altrimenti non poteva né mangiare, né vestire o avere disponibilità per altro, compresa la carità verso i poveri.
Che cosa allora significa realmente l’invito dell’apostolo Paolo? Mi sembra importante per comprenderlo tenere presente che Paolo utilizza un modo di esprimersi spaziale (lassù/quaggiù) per parlare di una realtà non spaziale in senso fisico, ma in senso figurato, cioè in riferimento all’ambito di Dio (lassù) e a quello mondano (la terra). In altri termini, la sua affermazione va intesa come un invito a vivere la realtà del mondo dal punto di vista di Dio e in particolare della salvezza che ci viene offerta dalla Pasqua.
Questo non significa che non ci sia spazio per l’autonomia delle realtà terrene, ma che deve esserne colto il significato profondo. Prendiamo per esempio il lavoro. Una realtà che ha le sue leggi, le sue dinamiche, la sua finalità a servizio della produzione di beni e di servizi e, a livello personale, di realizzazione di sé e di ottenimento delle risorse per la propria vita e quella dei familiari. Ma è solo questo? Dal punto di vista di Dio è molto di più: è collaborazione con la sua azione creatrice, è trasformazione della realtà in vista del bene delle persone e della società, è mettere a frutto i talenti ricevuti, è responsabilità verso il bene comune, il creato, l’umanità e così via.
Quello che ho chiamato il punto di vista di Dio non annulla la realtà terrena e umana, ma ne svela il significato e l’arricchisce di valore. Cercare le cose di lassù significa pertanto vedere il senso profondo delle cose e viverle a partire da esso, un senso profondo che trova la sua pienezza nella Pasqua di Cristo.
Che cosa vuol dire quest’ultima affermazione? Che tutto si spiega nel fatto che Dio ci ha creato e redento in Cristo per amore, un amore più forte di ogni egoismo, di ogni cattiveria e di ogni peccato come è stato dimostrato dalla croce e dalla risurrezione di Gesù. Ed è questo amore pasquale che ci porta a vedere ogni cosa della nostra vita non dal punto di vista dell’egoismo, dell’interesse, dell’avere, del potere, che sono appunto ciò che Paolo chiama “le cose della terra”, ma da quello dell’amore, del disinteresse, del donare, del servire. Esattamente quei valori che la croce di Cristo ci propone e che la sua risurrezione conferma come quelli di una vita nuova, e sono “le cose di lassù”.
Dobbiamo vivere tutto questo guidati dalla fede, sapendo che solo alla fine il senso di tutto verrà svelato (è questo il significato di quanto sempre l’apostolo Paolo afferma: «Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria»).
Concludo allora augurando a ciascuno e a ciascuna di voi che la Pasqua di Gesù non ci estranei da ciò che compone la nostra vita di ogni giorno e in particolare dai nostri impegni e dalle nostre responsabilità, ma ci aiuti a coglierne sempre più chiaramente il senso che viene dall’amore donato e testimoniato dalla Pasqua di Cristo.
Buona Pasqua – Vesela velika noč – Buna Pasca.
+ Carlo Roberto Maria Redaelli
