In questa “Quaresima missionaria” avremo la grazia di ascoltare la testimonianza di padre Pier Luigi Maccalli, missionario della Società delle Missioni Africane (SMA), rapito in Niger nel 2018 da miliziani jihadisti e rimasto sequestrato per più di due anni.
Nato nel 1961 in provincia di Cremona, Maccalli è entrato giovanissimo nel Seminario della Diocesi di Crema e, una volta ordinato sacerdote (1985), la sua decisione è stata quella di diventare missionario. Dopo un anno di preparazione in Francia e poi a Genova con la Società delle Missioni Africane, il suo primo impegno è stato in Costa d’Avorio, dove ha trascorso ben sei anni. Richiamato in servizio in Italia, dopo essere rimasto a Padova per quattro anni, ha fatto ritorno in missione nel continente africano, sempre in Costa d’Avorio ma in una regione più a nord, vicino al confine con il Burkina Faso. Al suo arrivo in Africa, da giovane prete, la prima impressione avuta è stata quella di una grande accoglienza, una genuina ospitalità, in cui “lo straniero è ben accetto perché porta qualcosa da un mondo diverso”.
Alla permanenza decennale in Costa d’Avorio ha fatto seguito (dal 2007) quella in Niger, dove è rimasto per undici anni con un incarico nella Missione di Bomoanga, immergendosi in questa dura realtà: povera, arida, rurale ma umanamente molto stimolante. La sua attenzione era rivolta particolarmente ai bisogni primari della popolazione: l’acqua, la salute, la scuola. Il suo principio di lavoro è sempre stato quello della promozione umana al di là delle appartenenze religiose (il 98% è costituito da musulmani).
Il suo rapimento è avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018 da parte di miliziani jihadisti, senza particolari fini politici né religiosi, in quanto facile obiettivo perché “bianco e occidentale”. In tempi diversi e con ruoli differenti sono stati presi con la forza anche altri tre ostaggi insieme a lui, con l’obiettivo di contrattare lo scambio di altri prigionieri.
All’inizio del sequestro è stato incatenato ad una caviglia per ben ventidue giorni di seguito, mentre nell’ultimo anno è stato legato “solo” dal tramonto all’alba.
I piedi erano incatenati, ma il cuore no… Grazie alla preghiera, mettendosi nelle mani del Signore, ha scoperto un’altra motivazione dell’essere missionario.
Dopo due anni e tre settimane di prigionia, l’8 ottobre 2020, è stato liberato nell’ambito di uno scambio di prigionieri ed il giorno successivo è potuto rientrare in Italia.
Ricevuto in udienza da Papa Francesco Padre Maccalli ha anche illustrato la difficile situazione che vivono le aree dove è stato missionario: “Ho chiesto al Papa di pregare per gli altri ostaggi, per la situazione in Niger e per le altre situazioni difficili dei Paesi in quell’area. Questo è un momento in cui l’odio si fa sentire facendo la voce più grossa, ma la risposta è più fratellanza e libertà. Ed è questa la missione della Chiesa”.
Nel novembre del 2023 allo stesso Papa Francesco è stato consegnato il racconto della sua esperienza di prigionia, racchiuso nel libro “Catene di libertà”; questo non è solo il titolo del libro che è stato scritto nel 2021, ma ben sintetizza il suo pensiero: anche da un’esperienza estrema e drammatica come la privazione della libertà può nascere una motivazione fondamentale, quella di testimoniare la pace e la potenza del perdono.
Da agosto 2025 è impegnato a Genova, in qualità di Vice-provinciale SMA.
Potremo ascoltare dal vivo la sua toccante testimonianza sabato 21 marzo alle ore 20.30 nella Sala teatro della Parrocchia di San Nicolò a Monfalcone.
don Giulio Boldrin
In foto padre maccalli (al centro) con papa Francesco (Foto Vatican Media/SIR)
