Farsi prossimi di coloro che hanno bisogno

Venerdì 23 gennaio 2025, l’Amministratore apostolico Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli ha celebrato nel santuario di Rosa mistica a Cormons la liturgia eucaristica nel corso della quale è stato ricordato il 160º anniversario della presenza delle Suore della Provvidenza nel centro collinare.

Stiamo celebrando l’Eucaristia, che è sempre, come dice il nome stesso, azione di grazie, ringraziamento per il dono del Signore Gesù, del suo sacrificio sulla croce che ci salva e ci fa entrare in profonda comunione con Lui e tra di noi, Lui che si fa nostro cibo. Ma dentro questo “grazie” che caratterizza ogni Eucaristia è giusto collocare altri “grazie” legati alla nostra vita, ma sempre originati dall’amore di Dio che ogni Santa Messa celebra.

Quest’oggi il “grazie” al Signore va ai 160 anni di presenza delle Suore della Provvidenza a Cormons. Un “grazie” – permettete il gioco di parole – per la “grazia” che questa presenza ha rappresentato in tutti questi decenni, rappresenta oggi e sicuramente rappresenterà per il futuro qui a Cormons. Una “grazia” che ha saputo nel tempo assumere forme diverse, ma sempre nella fedeltà al carisma di san Luigi Scrosoppi e certamente in forza della sua continua intercessione per quelle figlie di cui è stato il fondatore a metà del XIX secolo.

Un carisma che ha il suo centro nella carità, una carità operosa di chi non si limita a chiedersi chi è il mio prossimo, ma si “fa prossimo” verso chi incontra sulla propria strada e non importa se sono povere fanciulle, cui offrire una educazione e una formazione per la vita, ammalati da curare e sostenere, feriti da soccorrere o persone anziane da accogliere e da accompagnare nell’ultimo tratto della vita.

Un carisma che si fida molto della “provvidenza”. Un fidarsi che non consiste nell’andare avanti a caso e in modo caoticoponendo allo sbaraglio persone e istituzioni – p. Luigi era tutt’altro che una persona disordinata e imprecisa…-, ma nel considerare come un elemento fondamentale della propria azione, oltre e dentro gli altri elementi di un agire ben pensato, preparato e organizzato, l’amore di Dio, un amore più generoso del nostro e spesso meravigliosamente imprevedibile. Insomma, fidarsi della provvidenza è dare un po’ di spazio a Dio, alla sua fantasia, alla sua generosità. Ben sapendo che quello che facciamo noi è comunque dono suo, ma il Signore vuol darci la soddisfazione di pensare che siamo bravi o brave noi, anche se vuole tenersi qualche ambito di azione per ricordarci che tutto alla fine viene da Lui.

Del carisma di don Luigi fa parte in maniera preponderante la valorizzazione della donna. Lo ha fatto da fondatore, partendo però dal suo essere collaboratore di tante donne che lo hanno accompagnato nella sua azione fin dall’inizio, scoprendo poi la via della consacrazione. E lo fa ancora, forse meno qui da noi (ma manca – lo dico in maniera un po’ grezza… – la “materia prima” a causa della crisi demografica), quanto piuttosto in diverse parti del mondo. Ciò significa che il suo è un carisma ancora vivo e, come si usa dire oggi, “generativo”.

Celebriamo, quindi, stasera il fatto che questo carisma fondato sull’amore al prossimo, caratterizzato dallo spazio dato alla provvidenza, e affidato a donne credenti consacrate al Signore, ha messo le radici qui 160 anni fa. Radici che hanno sviluppato un albero che ha portato frutti di bene e continua a darli nelle diverse forme con cui il carisma di p. Scrosoppi si è articolato qui a Cormons.

Mi soffermo ancora sul tema del carisma per una considerazione che ritengo importante. Nei decenni in cui p. Scrosoppi avviava la congregazione delle Suore della Provvidenza con diverse fondazioni e iniziative – non solo qui a Cormons – la difficoltà maggiore era data dal clima anticlericale diffuso nei paesi europei, la Francia napoleonica, l’Italia delle soppressioni, l’Austria del giuseppinismo. C’era quindi una vera e propria opposizione alla Chiesa e alle espressioni più carismatiche di essa, quali gli ordini e le congregazioni religiose, soprattutto – ma non è il caso delle Suore della Provvidenza – quelle di tipo contemplativo. Si sopportavano solo le modalità più istituzionali della Chiesa, quali le parrocchie e il clero diocesano, e qualche iniziativa assistenziale e scolastico-educativa (purché però ben controllata dallo Stato), giustificandone la presenza come un servizio alla popolazione nel rispetto o, meglio, nella tolleranza della fede vista come realtà privata e personale.

Oggi non c’è più – o quasi – quel clima anticlericale e quel rifiuto dei carismi ecclesiali. Esiste, però, molto diffusa, non un’incomprensione, ma quella che direi una “non percezione” del carisma della vita religiosa. Ovviamente le suore, anche se poche,non sono sparite dalla nostra società, ma non si hanno più, le basi elementari della fede cristiana per capire chi sono, soprattutto tra i giovani e anche ormai gli adulti sotto i 50/60 anni. Si tratta di una questione seria che preoccupa e dispiace. Non può, infatti, far piacere che anche nella nostra realtà italiana si faccia sempre più forte quel fenomeno che è stato chiamato “esculturazione” della fede cristiana dalla società, ossia non il rifiuto, ma la progressiva sparizione di quegli elementi di Vangelo che comunque erano entrati nel sentire comune di una collettività (intendo qui cultura quindi non in senso intellettuale, ma di mentalità comune). Due semplici esempi: la quasi scomparsa del matrimonio cristiano (ma anche di quello civile) come modalità accolta dalla maggior parte della popolazione per vivere un rapporto affettivo stabile e aperto alla vita tra un uomo e una donna; il progressivo inserimento di elementi non cristiani nelle ritualità che accompagnano la morte con la tendenza a rifiutare le esequie cristiane.

Come fare in questo contesto di esculturazione della fede per riproporre il Vangelo e per indicare come un valore prezioso il suo essere vissuto dentro un carisma, dono dello Spirito Santo?

Scendo al concreto: che cosa farebbe p. Luigi se fosse vivo oggi di fronte a questa situazione? Lascio alle sue Figlie la risposta.

Mi pare che dalla Parola di Dio di oggi venga però un’indicazione molto semplice: farsi prossimi di coloro che hanno bisogno – come dice il Vangelo; non indurire il cuore di fronte a loro e non chiudere la mano – lo ha affermato la prima lettura –;imitare il Signore che «libera i prigionieri, ridona la vista ai ciechi, rialza chi cade, ecc.», come abbiamo detto nel salmo, e credere che così anche chi in apparenza è distante, indifferente e lontano possa avere almeno una minima percezione «dell’ampiezza, della lunghezza, dell’altezza e della profondità»dell’amore di Dio di cui parla l’apostolo Paolo nella seconda lettura. Al resto ci penserà al Signore. Forse è questa la fiducia nella provvidenza che oggi ci è chiesta: non una provvidenza che viene incontro alle nostre carenze materiali, come ai tempi di p. Scrosoppi, ma una provvidenza che fa scoprire l’amore di Dio nel cuore delle persone per vie spesso a noi sconosciute.

+ vescovo Carlo 

Chiediamola stasera come dono, questa fiducia, per intercessione di san Luigi Scrosoppi.

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23 Gennaio 2026