Giovedì 1 gennaio 2026 nella solennità di Maria Madre di Dio e Giornata mondiale della pace, l’arcivescovo Carlo ha presieduto in cattedrale la liturgia Eucaristica.
Come forse sapete, il 6 dicembre è stato inaugurato il Museo del Tesoro di Grado, che raccoglie alcune preziose testimonianze della nostra fede, finora conservate presso la Basilica di Sant’Eufemia. Tra queste c’è anche una raffigurazione di Maria venerata con il nome di “Madre di Dio”, probabilmente la prima in occidente dopo la definizione del Concilio di Efeso del 431. Una definizione che non voleva fare di Maria una specie di “dea”, persino superiore in quanto madre a Dio, ma intendeva affermare la fede autentica nell’incarnazione del Figlio di Dio e nell’essere quindi Gesù una sola persona sia pure con due nature, quella divina, essendo figlio di Dio, e quella umana, essendo vero uomo. Di conseguenza da Maria è nato Gesù nell’interezza della sua persona e in questo senso Maria è “madre di Dio”.
Anche in questo caso si può osservare che le verità che riguardano Maria non sono a sé stanti, ma dipendono tutte interamente dal suo riferirsi a suo figlio Gesù. Maria, che pure giustamente è detta anche madre nostra, resta comunque nostra sorella nella comune natura umana e, soprattutto, nella fede: per questo ci insegna a riferire tutto noi stessi a Gesù, a quello che Lui è per noi.
In questo senso la scelta che papa Paolo VI fece nel 1969 di dedicare il primo giorno dell’anno al tema della pace – scelta confermata da tutti i papi che sono venuti dopo di lui fino all’attuale –, non va letta solo come una bella intuizione che ha voluto dare un significato importante al giorno con cui inizia l’anno civile, ma deve essere invece vista in riferimento a Gesù. Lui è la nostra pace; Lui, quel Bambino nato e Betlemme che ancora oggi contempliamo nel presepe come hanno fatto duemila anni fa i pastori, è il Salvatore che riconcilia gli uomini con Dio e tra di loro; Lui è Colui che abbatte ogni muro che ci divide; Lui è riconciliazione e perdono.
Questo forte riferimento a Gesù è presenta anche nel messaggio che papa Leone ha pubblicato per oggi. Vi leggo le prime righe di questo testo: «“La pace sia con te!”. Questo antichissimo saluto, ancora oggi quotidiano in molte culture, la sera di Pasqua si è riempito di nuovo vigore sulle labbra di Gesù risorto. “Pace a voi” (Gv 20,19.21) è la sua Parola che non soltanto augura, ma realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie e così in tutta la realtà. Per questo i successori degli Apostoli danno voce ogni giorno e in tutto il mondo alla più silenziosa rivoluzione: “La pace sia con voi!”. Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante».
In queste ultime parole è contenuto anche il titolo del messaggio: “La pace sia con tutti voi.Verso una pace disarmata e disarmante”. Un titolo che scandisce il testo in tre parti. Ne riprendo alcuni passaggi come spunto di riflessione e di preghiera per noi oggi e come invito alla lettura integrale dell’intervento del Santo Padre (lo trovate facilmente su internet).
La prima parte vuole anzitutto affermare che la pace è una realtà che c’è: «Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle – invita papa Leone –,apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata. È un principio che guida e determina le nostre scelte. Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace». Può sembrare paradossale, oggi dove molti considerano «realistiche le narrazioni prive di speranza» (sono parole del papa) parlare di una pace che comunque in un modo o nell’altro c’è. Ma questo deve essere il punto di partenza.
La seconda parte del messaggio ruota attorno alla definizione della pace come “disarmata”. Osserva papa Leone ricollegandosi a quanto evidenziato nella prima parte: «Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui».
Purtroppo quando ci sono le armi ed esse vengono viste come il solo strumento per risolvere i problemi tra stati, prima o poi le si usa e in ogni caso si incrementa la loro produzione. Papa Leone, con molto realismo e precisione, ricorda che «nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale».
La terza parte del messaggio parla della “pace disarmante”, una pace cioè che diventa azione positiva che contrasta la logica del ricorso alle armi. In questo ambito hanno un particolare compito anzitutto le religioni, che purtroppo, a volte, invece sostengono i conflitti e le guerre. Papa Leone afferma: «è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che “ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”. Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa». Esiste poi l’impegno della politica, che deve cercare – afferma il papa – «la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali».
Il messaggio di papa Leone si conclude con parole di speranza che si riallacciano all’esperienza del Giubileo vissuto lo scorso anno, un Giubileo, afferma il papa, «che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse». Le promesse di Dio sono promesse di pace, come ricorda papa Leone citando la profezia di Isaia: «Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,4-5).
Raccogliendo la riflessione di papa Leone, la pace deve pertanto essere l’augurio che oggi ci scambiano impegnandoci a operare per una pace che nonostante tutto c’è e vuole essere disarmata e disarmante.
Auguri. Buon anno. Srečno novo leto. Bon principi dal An.
+ vescovo Carlo
