“Lui è davvero il ‘Dio con noi!”

Nella mattina di Natale, l’arcivescovo Carlo ha celebrato l’eucarestia a Versa esprimendo in questo modo la vicinanza della Chiesa diocesana alla comunità così fortemente colpita dagli eventi atmosferici di metà novembre. 

Il Natale che stiamo celebrando è un Natale un po’ diverso anzitutto per voi oltre che per me, abituato a celebrarlo ormai da diversi anni a Gorizia nella chiesa di sant’Ignazio. Un Natale che non si festeggia in chiesa, ma all’aperto, in un luogo che porta ancora i segni dell’alluvione di più di un mese fa. In un paese, quindi, ferito, con persone e famiglie che vivono ancora una situazione di precarietà e di preoccupazione come purtroppo avviene ancora, non molto distante da qui, a Brazzano e nelle località vicine.

Eppure è Natale. Le letture che sono state proclamate sono identiche a quelle degli scorsi anni e saranno quelle che ascolteremo, se Dio lo vorrà, anche nei Natali futuri. Un Natale, quindi, sempre uguale e potremmo dire “a prescindere”? A prescindere cioè dalla situazione serena o preoccupata, gioiosa o triste, semplice o complessa in cui ci si trova? Sì, il Natale è sempre uguale, ma per fortuna è così, perché il suo messaggio è quanto di più essenziale ci può essere nella nostra vita, al di là e al di sotto di tutto, fossero pure eventi disastrosi come quello che vi ha colpito. Perché il Natale dice – come afferma il Vangelo – che il Verbo di Dio, il Figlio di Dio in cui tutto è stato creato, si è fatto carne, è entrato per sempre in questa nostra storia umana donandole un senso. Dio non è estraneo rispetto alla nostra realtà, non è al di sopra del mondo a contemplarlo con i suoi disastri in una sorta di profonda indifferenza. No, il Figlio di Dio ha preso casa da noi, è uno di noi, ci ha rivelato che Dio è Padre e si prende cura di ciascun uomo e di ciascuna donna che vive su questa terra.

Un prendersi cura che non è magia, che non scavalca la responsabilità umana, né blocca il corso della natura. È facile attribuire a Dio i mali del mondo o, per lo meno, vederli come permessi da Lui. La domanda diventa allora: perché Dio non interviene? Domanda tutt’altro che banale e soprattutto connotata da tragicità quando non è formulata da chi, comodamente seduto in poltrona, guarda con curiosità in televisione o sul cellulare le ultime notizie, ma da chi si trova nel mezzo di una guerra, in un paese distrutto dal terremoto o allagato da unalluvione.

Anche la risposta non può essere allora banale. Certo si può e si deve dire che di tanti mali del mondo sono responsabili gli uomini e che Dio rispetta la loro libertà anche quando sceglie qualcosa di negativo: non è certo Dio a volere le guerre, non è certo Dio a violentare l’ambiente, non è certo Dio a sfruttare le persone, … Ma per altri mali è difficile identificare una chiara responsabilità umana. E, per questo, la domanda resta in qualche modo aperta.

Ma può essere più giusto formulare una seconda domanda: che cosa fa Dio per chi vive una situazione di difficoltà? Qui dovreste essere voi a reagire, ma tento alcune risposte. Che cosa fa Dio? Per esempio, resta comunque una presenza di consolazione e di coraggio nel cuore delle persone: non è forse vero che anche con le lacrime agli occhi e con il cuore agitato spesso si riesce comunque a percepire una forma di speranza e persino di serenità inespresse, che si trovano nel più intimo di sé? O ancora, Dio agisce nel cuore delle persone che si danno da fare con prontezza e coraggio verso i vicini in difficoltà o anche verso persone sconosciute di altri paesi che si sa hanno bisogno di aiuto. E non importa se si tratta di professionisti o di volontari: c’è comunque qualcosa di dentro che li muove e che, in qualche modo, rende le loro mani le mani di Dio, di un Dio che non si dimentica di chi ha bisogno.

Il Natale non è che la spiegazione di tutto ciò: Dio ci è vicino perché, come ricordava la seconda lettura, dopo che «molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio». Quel Figlio che è la Parola definitiva di Dio, una Parola che si è fatta carne nel Bambino di Betlemme.

Vorrei tanto che questa celebrazione rafforzasse in voi questa fede nella presenza di Dio e vi portasse perciò tanta speranza. Una fede e una speranza basate su un amore che, nonostante tutto,avete sperimentato e mi auguro ancora sperimentiate in voi e attorno a voi.

Vorrei che fosse sempre forte il senso di riconoscenza verso chi vi ha aiutato, anche tra di voi reciprocamente e non solo da parte di chi è venuto dall’esterno. Ringraziare non è solo questione di buona educazione, ma è il modo per crescere in fraternità.

Vorrei che non vi scoraggiaste nell’impegno di riparazione e di ripristino delle vostre case, dei vostri ambienti di lavoro e anche delle vostre chiese: mi piacerebbe tornare presto qui da voi per celebrare nella vostra chiesa rimessa a nuovo e in un paese tornato alla normalità.

Vorrei poi che quanto è successo vi portasse a essere una comunità ancora più unita, più solidale, più accogliente e che questo restasse anche superata – speriamo presto… – la fase di emergenza e di riparazione. Una maturazione della comunità che, ringraziando il Signore e grazie all’impegno corale delle persone, è spesso avvenuta a partire dalla reazione a qualche disastro (e sarebbe bello, ovviamente, che avvenisse anche senza disastri…).

Per tutte queste e altre intenzioni che avete nel cuore, vi invito a pregare insieme in questa Eucaristia. Una celebrazione che non ricorda solo un avvenimento di più di 2000 anni fa, la nascita di Gesù a Betlemme, ma rende realmente presente il Signore in mezzo a noi con la sua Parola, con il suo Corpo e il suo Sangue. Lui è davvero il “Dio con noi” e lo stiamo sperimentando anche ora.

E per questo anche il Natale del 2025, così diverso da molti altri Natali, può essere nonostante tutto un buon Natale. Auguri!

+ vescovo Carlo

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25 Dicembre 2025