Il senso che Lui ci dona è il fatto che non siamo mai soli

Mercoledì 24 dicembre 2025 l’arcivescovo Carlo ha presieduto in cattedrale la messa nella notte di Natale.

Il Vangelo di questa notte ci presenta l’avvenimento del Natale. Un racconto, quello di Luca, che ha ispirato pittori, poeti, musicisti, artisti di ogni tipo. Ma che è diventato popolare attraverso il presepe, in particolare a partire da quello di Greccio che ha visto come protagonista san Francesco nella notte santaesattamente di 802 anni fa.

Quest’anno abbiamo il dono di poter contemplare da vicino qui a Gorizia il presepio che lo scorso anno centinaia di migliaia di persone hanno visto in piazza san Pietro. Un presepe che ci svela il segreto di ogni presepe presente nelle nostre chiese e, penso, in molte case. Si tratta di qualcosa che è importante comprendere, ossia che il presepe, anche quello più tradizionale, non è mai l’esatta raffigurazione del racconto del Vangelo, ma in maniera più o meno accentuata, è l’inserimento dell’evento del Natale nella concretezza della nostra storia. Ciò è evidente nel presepio di Grado. Gesù non è nato in un casone in mezzo alla laguna, come – per riferirmi al presepio africano che ho a casa miain curia – non è nato tra pastori africani.

Eppure questi e altri presepi che inseriscono la nascita di Gesù in contesti totalmente diversi da quelli della Betlemme di più di 2000 anni fa non stanno tradendo l’evento del Natale. Tutt’altro! Perché il Natale è la celebrazione della nascita di Colui che è il “Dio con noi”, del Figlio di Dio che si è fatto uomo ed è entrato nella concretezza della nostra storia in ogni luogo e in ogni tempo dell’umanità. Gesù è il Dio con noi oggi a Gorizia, come lo era decenni fa quando i pescatori di Grado vivevano nei casoni della laguna o 800 anni fa a Greccio o oggi in una Betlemme totalmente diversa di quella di più di 2000 anni fa, una Betlemme coinvolta in una realtà di conflitto, di divisione e di guerra. Gesù è sempre il Dio con noi e se la sua nascita è avvenuta in un momento preciso della storia umana e in un luogo ben determinato del mondo questo non comporta che egli non sia per sempre il Dio che, possiamo dire, “ha preso casa da noi”.

Questo è evidenziato anche dai presepi più vicini alla nostra tradizione, una tradizione che è autentica non se usata per rivendicare una presunta identità da contrapporre a quella di altri, ma in quanto manifesta una vera fede in Gesù, Salvatore di tutti gli uomini e non solo dei cristiani, fede che le generazioni prima di noi hanno professato e ci hanno trasmesso. È significativo che anche i presepi più tradizionali non abbiano come scopo la verosimiglianza storica. Chi infatti ha avuto il dono di essere pellegrino in Terrasanta – e mi auguro che tutti lo possano essere almeno una volta in vita e, sperabilmente, in un contesto di pace … – ed è stato a Betlemme, ha la chiara percezione della lontananza dei nostri presepi da ciò che è effettivamente accaduto in quella città quando è nato Gesù.

In ogni caso, anche nei presepi che tentano di essere il più possibile vicini al racconto evangelico è presente un particolare molto significativo che papa Leone ha ricordato un paio di giorni fa presentando i propri auguri alla curia romana. Riprendo le sue parole: «Nel presepe, l’immaginazione popolare ha spesso inserito tante figure tratte dalla vita quotidiana, che popolano lo spazio intorno alla grotta. E così, oltre agli immancabili pastori, protagonisti dell’evento secondo il Vangelo, possiamo trovare le statuine che raffigurano diversi mestieri: il fabbro, l’oste, la locandiera, la lavandaia, l’arrotino, e così via». Penso che quanto afferma il papa sia molto vero: molti nostri presepi sono arricchiti da questi personaggi, che non sembrano c’entrare molto con il Natale, talvolta rappresentati in forme curiose.

Papa Leone continuava poi il suo intervento osservando: «Naturalmente sono mestieri di una volta: alcuni di essi sono spariti oppure totalmente trasformati. Comunque mantengono il loro significato all’interno del presepe. Ci ricordano che tutte le nostre attività, le nostre occupazioni quotidiane acquistano il loro senso pieno nel disegno di Dio, che ha il suo centro in Gesù Cristo. È come se Gesù Bambino, dalla mangiatoia dov’è adagiato, benedicesse tutto e tutti. La sua presenza mite e umile diffonde ovunque la tenerezza di Dio».

Molto interessanti sono poi le parole che seguono nel discorso di papa Leone, che fanno notare una specie di indifferenza di questi personaggi vero l’evento della nascita di Gesù, eppure il fatto che siano lì nel presepe è qualcosa di importante. Diceva il papa: «Mentre Maria e Giuseppe adorano il Bambino e i pastori si avvicinano pieni di meraviglia, gli altri personaggi compiono i loro gesti quotidiani. Sembrano distaccati dall’avvenimento centrale, ma non è così: in realtà, ognuno vi partecipa proprio così com’è, stando al suo posto e facendo quello che deve fare, il suo mestier.

Belle e significative queste parole: ci dicono che Gesù non è venuto per stravolgere la nostra vita, la nostra storia, la nostra vicenda umana, ma per darle un senso. Lui è con noi non solo quando siamo in chiesa. È con noi anche nelle case, negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle palestre, nei bar, ecc., insomma lì dove si svolge la nostra vita. Lui è sempre con noi, anche se, come i personaggi del presepe spesso non ce ne accorgiamo. E questa sua presenza sorregge il mondo e lo salva dal non senso. Gesù che nasce in mezzo a noi, vuole quindi offrirci il significatopiù vero di tutto ciò che compone la nostra vita, i momenti gioiosi e quelli tristi, i giorni di lavoro e quelli di festa, gli anni della giovinezza e quelli della vecchiaia, i tempi della salute e quelli della malattia e così via.

Il senso che Lui ci dona è il fatto che non siamo mai soli. Anche quando non ne abbiamo coscienza, Lui c’è ed è il nostro Salvatore, persino nelle situazioni più buie e faticose, perché il suo amore è più forte di tutto. Capire questo non cambia esternamente la nostra vita, ma il nostro cuore sì. E anche se sul viso, come purtroppo capita spesso, dovessero scendere le lacrime, nel nostro intimo resta una luce di speranza: non siamo soli, siamo amati!

Che questo Natale ci dia la grazia di prendere consapevolezzadi questo, magari proprio contemplando il presepe e vedendoci come se fossimo lì accanto al Signore che ha voluto essere il “Dio con Noi” nella concretezza della nostra vita. Allora la gioia più vera e profonda del Natale può durare, anche nelle situazioni più difficili, per tutti gli altri 364 giorni dell’anno.

Ve lo auguro di cuore in questa notte santa! Buon Natale.Vesel božič. Bon Nadal.

+ vescovo Carlo

 

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24 Dicembre 2025