Gorizia, città di pace al centro dell’Europa

Raccontare Gorizia da un punto di vista “diverso”, quello di chi in questa città non è nato ma si è ritrovato a viverci in età adulta e, al contempo, dal punto di vista della Chiesa. Narrare questo luogo nella sua crescita come “portavoce”, insieme a Nova Gorica, della Cultura europea, dei valori di pace, fratellanza e collaborazione, mettendone in risalto le peculiarità ma anche, se necessario, i punti di debolezza sui quali, insieme, si può migliorare e maturare.
Tutto questo lo si può ritrovare in “Gorizia, città di pace al centro dell’Europa. Il punto di vista di un vescovo”, pubblicazione a cura di monsignor Redaelli, presentata negli scorsi giorni a Gorizia nella Sala Maggiore del Kulturni Center “Lojze Bratuž”.
In dialogo con l’arcivescovo, due giornalisti: Paolo Lambruschi, inviato speciale del quotidiano Avvenire, ed Erika Jazbar, giornalista della redazione slovena di Rai FVG.
La serata – che ha concluso il ciclo di appuntamenti proposto dalla rassegna “Europa, culture in dialogo. Superare i confini per essere Capitale di una Cultura europea” – si è aperta con un lieto momento musicale proposto dai giovani allievi del Centro Sloveno di educazione musicale “Emil Komel” di Gorizia, che hanno proposto ai presenti l’inno europeo, l’”Inno alla Gioia” di Friedrich Schiller, cantato per l’occasione in Lingua italiana e slovena.
Un momento è stato quindi riservato ai saluti istituzionali, moderati da Mauro Ungaro, direttore delle Comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi. Daniela Klanjscek del Kulturni Center “Lojze Bratuž ha portato i saluti anche della presidente, Franka Žgavec, sottolineando come Gorizia sia oggi realmente al centro dell’Europa e si caratterizzi per essere un “ponte di dialogo”; presente anche l’assessore comunale al Welfare, Silvana Romano, che ha desiderato porre l’attenzione su come Gorizia e Nova Gorica siano riuscite a superare il passato per diventare città di pace “ed è questo l’augurio che facciamo a tutte le città e i Paesi che ora sono in guerra”.

Il dialogo
L’appuntamento è quindi entrato nel vivo con il dialogo tra i giornalisti Jazbar e Lambruschi e monsignor Carlo. Numerose le domande e le sollecitazioni che i due esperti hanno rivolto all’arcivescovo, che hanno consentito di spaziare davvero su molteplici argomenti e di poter quindi realizzare una panoramica delle varie tematiche affrontate nel libro.
Si è partiti parlando proprio della “religiosità particolare, a volte formale dettata dalla formazione austriaca, del territorio, che mi ha colpito al mio arrivo – le parole dell’arcivescovo -. Una religiosità che a volte spinge via i sentimenti. Una religiosità che stiamo cercando di riscoprire in Aquileia come luogo di fede e di spiritualità oltre che di arte e di storia. Leone XIV in questi giorni è andato a Nicea ma Nicea è partita da qua. Le radici sono molto lontane e le tradizioni, ancora così vive, sono un modo per mantenere queste radici”.
Monsignor Redaelli non ha mancato poi di rinnovare l’invito, fatto anche qualche giorno fa nel corso della celebrazione della Dedicazione della Cattedrale, a “essere cristiani lì dove ci si trova, al di fuori della Chiesa oltre che dentro; dovremmo parlare di più del Vangelo”.
Legandosi a queste sollecitazioni e spronato dalle domande dei due interlocutori, l’arcivescovo ha inoltre sottolineato un po’ la “distanza” a cui sono state tenute, all’interno della Capitale Europea della Cultura, “la religione e la Chiesa; non sono state citate nel Bid Book ma questo è stato uno sprone, come istituzione religiosa insieme alla Diocesi di Koper, per proporci con degli appuntamenti culturali.
Ecco, su questo c’è un cammino che l’Europa deve ancora fare, c’è una sorta di laicismo forse un po’ forzato ma dovremmo riappropriarci un po’ di più delle nostre radici cristiane”. E proprio su questo sono state ricordate anche le due persone cui questo libro è dedicato “don Bogdan Vidmar e il diacono Renato Nucera, entrambi scomparsi da poche settimane. Due figure importanti che hanno creduto nella collaborazione e nell’unione da sempre, da molto prima dei tempi della Capitale. Due persone che hanno saputo andare “oltre” rispetto alla dicotomia “maggioranza – minoranza”, che hanno saputo ricominciare e non si sono lasciate abbattere nemmeno dopo i “no” ricevuti.
Due persone che ci hanno insegnato tanto, anche a non fermarsi di fronte alle possibili resistenze. Insieme a loro desidero ricordare anche don Sergio Ambrosi, anche lui da poco tornato alla Casa del Padre, altra figura che tanto si è spesa per Gorizia e per il dialogo con la vicina Nova Gorica”.
Si è parlato quindi di valori e di valori condivisi: “rispettare il fatto che ’l’altro’ può avere memoria, emozioni, simboli diversi – ha commentato l’arcivescovo -.
Rispettare e capire questo è importante ed è da questo che si può iniziare a costruire. L’identità non è qualcosa di statico, è un cammino continuo.
Dobbiamo cercare di entrare nelle situazioni e da queste arricchirci”. Allacciandosi a ciò monsignor Redaelli ha anche sottolineato che “il nostro clero locale è di lingua italiana, friulana e slovena. Una differenza che obbliga a spingersi verso il Vangelo, letto in altre lingue e declinato in altre culture, spinge a conoscersi e riconoscersi”.
Jazbar e Lambruschi hanno puntato quindi l’attenzione sulla situazione di Monfalcone, definita dall’arcivescovo “una realtà problematica ma interessante. È un laboratorio dal punto di vista ecclesiale e sociale; il tema immigrazione è un lungo processo che richiede un grande cammino. In tal senso le parrocchie di Monfalcone danno una testimonianza ammirevole dal punto di vista caritativo e non solo. La Chiesa, nello specifico quella di Monfalcone, è attenta ad accogliere e pronta all’ascolto e vi è un tema aperto della professione religiosa musulmana. Su questo serve tentare di lavorare insieme come Chiesa, istituzioni e industria, con la consapevolezza che nessuno ha la “ricetta” pronta”.
La semplificazione eccessiva non va bene, ma l’impegno nelle responsabilità non facili è importante”.
Sul tema delle migrazioni, Gorizia si caratterizza inoltre da tempo per essere crocevia della Rotta Balcanica: “la Chiesa goriziana è forte dei suoi valori e non “lascia fuori” nessuno, né italiani né stranieri” il commento di Redaelli che ha inoltre ricordato come sia “attiva l’accoglienza a bassa soglia a Gradisca d’Isonzo e Gorizia, una supplenza che si testimonia attraverso la fornitura dei pasti e di posti temporanei dove poter pernottare. Non è compito della Chiesa sostituirsi alle istituzioni, è appunto una supplenza, un’accoglienza non strutturata, ma è comunque un’attenzione verso queste persone”.
Infine, non si poteva in questo incontro non parlare di Pace: “il lavoro per la Pace non è soltanto “dirlo” – ha espresso l’arcivescovo -, è fare attenzione alle emozioni, a non chiudere la possibilità di dialogo, a cercare di tenere “aperta la porta” anche se ci sono solo piccoli spiragli. Gorizia storicamente è votata alla diplomazia, sin dai tempi antichi è sempre stata un po’ terra di diplomatici e lo è ancora oggi con la presenza, per esempio, della Facoltà di Scienze internazionali e diplomatiche.
Ecco allora che proprio qui si potrebbero formare persone esperte che possano lavorare per la Pace e la città potrebbe essere teatro per situazioni di pace e riconciliazione.
Per l’anno prossimo quindi, e per quelli a venire, Gorizia insieme a Nova Gorica non deve perdere l’occasione, data dalla Capitale europea della Cultura, per essere strumento di pace”.

La rassegna
Quella appena conclusa di “Europa, culture in dialogo” è stata la prima edizione ma già si pensa a nuovi appuntamenti che verranno proposti lungo il 2026.
Una rassegna culturale che è stata possibile grazie all’impegno e alla collaborazione tra numerosissimi attori del territorio: promossa da Arcidiocesi di Gorizia, Voce Isontina, I Visionari Comunità di Impegno Politico, Città dell’Uomo APS, ha visto la collaborazione con Zadruga Goriška Mohorjeva, SKGZ – Slovenska kulturno-gospodarska zveza/Unione Culturale Economica Slovena, SSO Svet Slovenskih Organizacij/Confederazione Organizzazioni Slovene, Kulturni Center Lojze Bratuž e Kulturni dom di Gorizia, Istituto di Storia Sociale e Religiosa e Societât Filologjiche Furlane/Società filologica friulana e Go!2025.
Media partner dell’iniziativa, il Gruppo editoriale NEM con i quotidiani Messaggero Veneto e Il Piccolo.
La kermesse ha visto inoltre il sostegno di a2a Life Company, che ha creduto e voluto investire nei valori e nei messaggi trasmessi dalla proposta e nelle fattive collaborazioni attuate, e da Coop alleanza 3.0.

di Selina Trevisan; ha collaborato Ivan Bianchi

(Foto Ilaria Tassini)

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4 Dicembre 2025