Un anno dalla Pasqua del diacono Renato

Il già direttore della Caritas sarà ricordato domenica 8 novembre in Sant’Adalberto a Cormòns nel corso della liturgia delle 10 presieduta dall’arcivescovo emerito di Gorizia mons. Carlo Roberto Maria Redaelli

Il 1° novembre 2025 è tornato alla Casa del Padre il diacono Renato Nucera.
È già passato un anno dalla sua Pasqua eppure la sua testimonianza è ancora viva nella nostra Chiesa diocesana, e in particolare nella Caritas.
La vita di Renato è stata dedicata pienamente al servizio del Vangelo e dei “piccoli”, preferiti da Gesù: prima nella comunità cristiana di Cormons, poi nella comunità di San Valeriano a Gradisca ed infine come Direttore della Comunità Sacerdotale di via Seminario e soprattutto della Caritas diocesana. Renato ha mostrato con la sua testimonianza che nella vita di una persona non è importante il possedere, ma l’essere. Il suo stile di vita infatti potrebbe essere riassunto in 4 verbi: ascoltare, accogliere, amare ed agire.
Renato ci ricordava sempre che questi verbi sono anche il fondamento dell’operare di una Caritas.
Ascoltare per lui era un atteggiamento che fa riferimento alle parole di Papa Benedetto XVI nella “Deus Caritas Est”: “avere un cuore che vede”.
Per Renato infatti ascoltare non era sinonimo di sentire distrattamente, ma accorgersi se una persona ha bisogno di qualcuno che si fa prossimo a lui offrendo il suo aiuto o solamente il suo sorriso o conforto. Nella società attuale invece le persone in genere non investono il loro tempo ad ascoltare chi sta loro vicino.
Lui scriveva che: “abbiamo poco tempo per accorgerci dei bisogni dell’altro, anche in famiglia può capitare che comunichiamo a stento. Crediamo sia importante recuperare questo aspetto della nostra vita, entrare in relazione, ascoltare, condividere, vivere la solidarietà.”
Accogliere per lui era un verbo che si coniugava con farsi casa per l’altro. Scriveva: “ci sono case dove si vive l’accoglienza, la solidarietà, la tolleranza, l’amore. Dove quando credi di non interessare a nessuno puoi trovare accoglienza, comprensione, ascolto, una carezza, un pasto caldo, amore.”
Amare per Renato significa avere un cuore come dei bambini, in altre parole come lui stesso ha scritto “avere il cuore che avevamo un tempo quando eravamo bambini che non era incrostato da tanti “io” ma pronto ad amare”.
Agire infine era, come lui affermava, “saper vivere già ora da persone risorte attente non solo ai propri bisogni ma anche alle necessità degli altri”. In queste poche righe non possiamo raccontare tutto quanto il suo agire è riuscito a costruire nel periodo che si è messo a servizio come Direttore della Caritas diocesana.
Ricordiamo le opere più importanti.
La prima potrebbe essere l’accoglienza verso i fratelli senza dimora, specialmente i migranti che arrivano dalla Rotta balcanica, grazie al servizio per l’emergenza freddo a Casa San Francesco nei mesi più rigidi dell’anno.
La seconda opera che ricordiamo è l’attenzione verso le comunità cristiane più periferiche della nostra Arcidiocesi: durante il suo ministero di Direttore della Caritas diocesana sono stati inaugurati gli Empori a Gradisca d’Isonzo, a Cervignano del Friuli e a Cormons.
La terza è la cura di chi si prende cura, cioè dei volontari: dopo il periodo dell’emergenza sanitaria, quando i volontari hanno dimostrato la loro abnegazione al servizio verso le sorelle e i fratelli più fragili,
Renato ha organizzato con alcune associazioni la Festa del Volontario e della Solidarietà.
Un’occasione per ringraziare innanzitutto quanti quotidianamente si impegnano a fianco delle persone più vulnerabili.
La quarta opera, tra le tante che ha realizzato, è quella di aprire un ponte di fraternità con la Chiesa della vicina Slovenia.
Ha replicato il servizio dell’Emporio dell’Infanzia già presente a Nova Gorica grazie all’associazione “Humanitarno društvo kid otrok otroku” e ha programmato alcuni eventi di amicizia per le famiglie e i bambini gi Gorizia e Nova Gorica come ad esempio la festa di San Nicolò e la festa dei bambini oltre le frontiere che si svolge a fine agosto.
Renato è riuscito a profumare le sue opere di Vangelo e a insaporirle della sua creatività o, come ci ricordava San Giovanni Paolo II, “dalla fantasia della carità”.

(In foto il diacono Renato il giorno dell’inaugurazione della sede Caritas – foto Ilaria Tassini)

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4 Novembre 2026