
Nei due passi biblici che la Chiesa oggi ci propone (nella memoria di due discepoli di san Paolo, Timoteo e Tito) è possibile ritrovare provvidenzialmente una profonda consonanza con il messaggio che papa Francesco ha proposto quest’anno per la 52° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Il titolo del messaggio del papa è molto chiaro e attuale: “La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace”.
Lascio a voi leggerlo e meditarlo, mentre da parte mia vorrei sottolineare le comuni risonanze tra messaggio di papa Francesco e la Parola di Dio di questa sera. Due in particolare: il riferimento alla verità e quello alla pace.
Molto significativo mi sembra l’esordio della lettera di Paolo a Tito, che abbiamo ascoltato come prima lettura. Come in altre lettere, l’apostolo si presenta e descrive la sua missione: «Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità».
Compito dell’apostolo non è solo portare alla fede, ma far conoscere la verità. Non una generica verità, ma quella che è decisiva per il destino della persona, quella che apre – dice Paolo – «alla speranza della vita eterna». Un concetto molto alto della verità che sembra quindi non interessare la verità che potremmo definire di carattere secondario, come quella che può o meno caratterizzare le notizie diffuse dai mezzi di comunicazione sociale.
Ma esistono più verità o più livelli di verità? In un certo senso sì, come esistono più livelli di menzogna. Un conto è una bugia “innocente”, un inventare una scusa per non offendere o per non creare qualche piccolo disagio a un amico o ai familiari, un conto è una calunnia volutamente diffusa che può rovinare la vita di una persona.
La verità, però, è comunque una realtà unitaria, che riguarda la vita. Afferma infatti papa Francesco nel suo messaggio: «Nella visione cristiana la verità non è solo una realtà concettuale, che riguarda il giudizio sulle cose, definendole vere o false. La verità non è soltanto il portare alla luce cose oscure, “svelare la realtà”, come l’antico termine greco che la designa, aletheia (da a-lethès, “non nascosto”), porta a pensare. La verità ha a che fare con la vita intera».
Proseguendo nel suo discorso papa Francesco approfondisce ancora di più il concetto di verità, evidenziando il suo aspetto relazionale: «La verità è ciò su cui ci si può appoggiare per non cadere. In questo senso relazionale, l’unico veramente affidabile e degno di fiducia, sul quale si può contare, ossia “vero”, è il Dio vivente. Ecco l’affermazione di Gesù: “Io sono la verità” (Gv 14,6). L’uomo, allora, scopre e riscopre la verità quando la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama. Solo questo libera l’uomo: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32)».
La verità quindi fonda la relazione con l’altro ultimamente in termini di amore, dimostra la fedeltà e l’affidabilità di chi ama. In questo senso rende liberi. Le notizie false, anche se rivestite di plausibilità e di verosimiglianza come appunto le fake news di cui papa Francesco parla diffusamente, sono quindi contro la persona, esprimono un non amore per lei e per la sua dignità, la rendono schiava di immagini, emozioni, giudizi falsi, le tolgono almeno in parte la sua libertà.
C’è una seconda consonanza tra la Parola di Dio odierna e il messaggio di papa Francesco e riguarda il tema della pace. Nelle istruzioni che Gesù dà ai discepoli inviandoli in missione, dice: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi».
“Pace a questa casa” non è un semplice saluto – “shalom” – una specie di buona sera. È molto di più. È infatti il saluto tipico di Gesù risorto: “Pace a voi”. Dice la pienezza della realizzazione umana, una pace che non è semplicemente assenza di guerre, di conflitti, di tensioni, ma che è benessere, armonia, gioia, fratellanza, amore. La pace è connessa con l’amore.
Tenendo sullo sfondo il saluto evangelico, possiamo allora comprendere l’importanza delle parole dell’ultima parte del messaggio di papa Francesco: «Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone. Per questo l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace. Desidero perciò rivolgere un invito a promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo “buonista”, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati. Intendo, al contrario, un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle – sono al mondo la maggioranza – che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale».
Ritengo sia significativo pensare alla funzione di chi opera nei mezzi di comunicazione sociale ed è così determinante nel creare e condizionare l’opinione pubblica, come a una funzione di umile servizio alla verità delle persone e, pertanto, un servizio indispensabile a creare un mondo di pace. Una pace vera, piena, basata sul rispetto e la valorizzazione della dignità delle persone, capace di creare concordia, armonia, speranza.
Proprio per implorare dal Signore questo dono, ho chiesto a uno di voi che ora legga la preghiera, di chiara ispirazione francescana, con cui papa Francesco conclude il suo messaggio:
Signore, fa’ di noi strumenti della tua pace.
Facci riconoscere il male che si insinua in una comunicazione che non crea comunione.
Rendici capaci di togliere il veleno dai nostri giudizi.
Aiutaci a parlare degli altri come di fratelli e sorelle.
Tu sei fedele e degno di fiducia; fa’ che le nostre parole siano semi di bene per il mondo:
dove c’è rumore, fa’ che pratichiamo l’ascolto;
dove c’è confusione, fa’ che ispiriamo armonia;
dove c’è ambiguità, fa’ che portiamo chiarezza;
dove c’è esclusione, fa’ che portiamo condivisione;
dove c’è sensazionalismo, fa’ che usiamo sobrietà;
dove c’è superficialità, fa’ che poniamo interrogativi veri;
dove c’è pregiudizio, fa’ che suscitiamo fiducia;
dove c’è aggressività, fa’ che portiamo rispetto;
dove c’è falsità, fa’ che portiamo verità.
Amen.