L'angelo e il V-angelo
Omelia nella Notte di Natale - chiesa di S.Ignazio 25 dicembre 2017
24-12-2017

La notte di Natale 2017 l’arcivescovo ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica in cattedrale pronunciando la seguente omelia.

Ho diversi presepi in episcopio. Li osservavo oggi pomeriggio in preparazione al Natale. Guardandoli mi sono accorto di una mancanza. C’è Gesù Bambino – già collocato in anticipo – ci sono Maria e Giuseppe, il bue e l’asinello, i pastori e le pecore e un po’ distante si intravvedono già i magi in cammino con il loro corteo. Tutto a posto, eppure manca qualcuno. Forse non ci sta nel presepio perché non si può appoggiare come tutte le altre stautine sul piano verde di muschio o di cartone colorato. Lo avete intuito: nei miei presepi mancano gli angeli.

Eppure la loro presenza nel Natale e in ciò che lo prepara è determinante. Nel Vangelo che abbiamo appena letto viene detto che un angelo va dai pastori e dice loro: «Non temete, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Ma prima di questo angelo, nel Vangelo di Luca, c’è l’angelo Gabriele che appare a Zaccaria nel tempio per annunciargli la nascita insperata di un figlio che lui, anziano, e sua moglie, sterile, ormai non osavano più aspettare, un figlio che sarà Giovanni Battista. Lo stesso angelo entra poi nella casa di Maria, la “piena di grazia”, per annunciarle che diventerà la Madre del Figlio dell’Altissimo.

Anche nel Vangelo di Matteo c’è un angelo che appare ben tre volte in sogno a Giuseppe, prima per tranquillizzarlo circa la maternità di Maria, poi per informarlo delle malvage intenzioni di Erode e, infine, per avvisarlo che, passato il pericolo per la morte di Erode, può rientrare dall’Egitto in Israele. Ci sono quindi diversi angeli attorno ai fatti del Natale.

Può stupire, invece, che negli anni della vita pubblica di Gesù adulto non ci sia quasi più la presenza degli angeli. È vero, il Signore li cita spesso nelle sue parabole e, in genere, nei suoi discorsi, ma il loro intervento è poi segnalato solo al momento delle tentazioni nel deserto, dove gli evangelisti Marco e Matteo annotano che Gesù è servito dagli angeli, e poi nell’ora tragica dell’Orto degli ulivi, in cui Gesù, stando al Vangelo di Luca, è confortato da un angelo. Gli angeli invece ricompaiono alla fine del racconto evangelico, al mattino di Pasqua  presso il sepolcro di Gesù per annunciare un’altra grande e inaspettata gioia: la risurrezione del Crocifisso.

La gioia del Natale e la gioia della risurrezione, annunciate dagli angeli. Perché sono delle gioie per noi? Perché vengono incontro a un duplice desiderio, di cui spesso non abbiamo neppure consapevolezza, ma che è insito nel nostro cuore di uomini, in quanto risalente alle origini dell’umanità: il desiderio di ritrovare la nostra identità di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio e il desiderio di essere vivi per sempre.

All’inizio di tutto, infatti – basta leggere le prime pagine della Bibbia – Dio ci ha creati per essere sua immagine e somiglianza e per condividere la sua vita immortale. Il peccato ha rovinato tutto e continua a rovinare tutto. Ma dentro il nostro cuore quell’anelito alla profonda verità del nostro essere rimane. Ed ecco che nel Natale ci viene detto che il figlio di Dio si fa figlio dell’uomo, affinché noi, figli degli uomini, possiamo diventare figli di Dio. E nella Pasqua ci viene annunciato che la morte è stata sconfitta per sempre.

Due annunci che danno gioia, una gioia profonda, autentica. Ma proviamo a domandarci: quando sperimentiamo già a livello umano le gioie più vere? In due circostanze: quando si avvera qualcosa che attendiamo e che per noi è importante e che magari sembra quasi impossibile sperare (un incontro, una guarigione,  una nascita, un amore, ecc.) o quando, improvvisa, arriva una sorpresa che però viene incontro a qualcosa di importante per noi. Per fare un semplice esempio, pensate a un parente o a un amico che con cui si riesce a stabilire finalmente un incontro dopo anni di lontananza o sempre a un parente o a un amico, che da tempo non vediamo, e che ci fa la sorpresa di venirci a trovare quando meno ce lo aspettiamo. La gioia è quindi legata a queste due circostanze: l’attesa o la sorpresa, ma ovviamente è anzitutto dovuta all’oggetto dell’attesa o della sorpresa che ci porta felicità.

Gesù che è nato a Natale è stato insieme qualcuno atteso da secoli – la lunga attesa del Messia – e anche una sorpresa: un Messia che è il Figlio di Dio che si fa uomo. Gesù risorto è stata invece una sorpresa assoluta: nessuno poteva osare di sperare che la morte potesse essere sconfitta. Il Natale che ci fa incontrare Gesù come figlio di Dio fatto uomo e la Pasqua che ci fa contemplare il Risorto, dovrebbero allora riempirci di gioia. È così per noi?

Forse no: perché il Natale e anche la Pasqua non sono per noi delle sorprese e neppure realtà che raggiungono la profondità delle attese del nostro cuore. Il nemico della gioia non è la tristezza, che comunque vorrebbe trasformarsi in gioia, ma l’indifferenza. Non aspettare più, essere refrattari a ogni sorpresa. Un Natale di routine, quindi il nostro, come tra qualche mese lo sarà anche la Pasqua? Non c’è un angelo per noi capace di far sussultare il nostro cuore di gioia, di riaccendere la speranza, di smuovere la nostra vita?

Penso di sì e non dobbiamo cercarlo in paradiso. Vorrei suggerirvi quasi un banale giochino: provate a mettere la lettera “v” davanti al termine “angelo”. Che cosa viene? La parola Vangelo. Non è però un giochino, perché le etimologie delle parole “angelo” e “vangelo” portano allo stesso verbo greco “anghello” che significa annunciare. L’angelo è colui che annuncia, il vangelo è il buon annuncio.

Dove trovare allora il messaggio che ci dà gioia? Nel Vangelo. E chi sono oggi gli angeli? Chi annuncia il Vangelo e lo testimonia con una vita piena d’amore. Ci sono oggi questi angeli capaci di portare gioia e di risvegliare gli aneliti più profondi del nostro cuore? Esistono e potremmo esserlo proprio noi, gli uni per gli altri e per chi incontreremo, se questa notte ci lasceremo inondare dalla gioia del Natale. Auguri.

+ vescovo Carlo