Chi può dire a Dio: cosa fai?
Omelia nelle esequie di Sebastiano Longo
30-09-2026

Mercoledì 30 settembre 2026 l’arcivescovo Giampaolo ha presieduto nella basilica di Sant’Eufemia le esequie di Sebastiano Longo, padre del sacerdote diocesano don Giorgio Longo.

Siamo qui riuniti per ringraziare il Signore del dono di Sebastiano che oggi riconsegniamo a colui che ce l’ha donato 92 anni fa.

Ci accompagna la Parola di questo giorno feriale, ci nutre l’Eucaristia e ci sostiene la fiammella della fede che il cero pasquale ci richiama.

La morte ci mette sempre davanti a Dio con tante domande, anche quando a lasciarci è una persona anziana che però rimane padre, fratello, amico.

Giobbe, benché provato nel corpo e confuso nello spirito, rimane radicato nella fede e dice: «Come può un uomo avere ragione dinanzi a Dio?» E aggiunge: «Chi può dire a Dio “cosa fai?”».

La morte rimane un mistero che solo la fede nella risurrezione rende più dolce nonostante la ribellione del cuore. E noi oggi vogliamo professare la nostra fede: «Credo la risurrezione della carne e la vita del mondo che verrà».

Questa fede e questa speranza vogliamo chiedere al Signore per don Giorgio, Maurizio e Mario che oggi piangono il loro papà e per Gianni suo fratello.

Sebastiano o Bastiàn, come tutti lo chiamavano, era una persona semplice. Nato in una famiglia povera ha perso presto due fratelli e recentemente anche due sorelle.

Quelli della sua giovinezza erano gli anni in cui il lavoro e la pesca erano una priorità rispetto alla scuola e Sebastiano ha iniziatopresto il suo legame viscerale con la laguna e con la pesca. La sua scuola è stata la vita che a chi l’ascolta e la vive regala sempre saggezza e sapienza.

Pescatore ma anche muratore per avere un’entrata fissa. Di giorno muratore e negli altri momenti pescatore. La sua casa è stata sempre aperta a tutti e dopo la morte della moglie Manuela si è tirato su le maniche ancora una volta per arrangiarsi e non pesare su nessuno.  

Fino a 87 anni ha goduto di una salute di ferro, andava in laguna a pescare e dormiva spesso in un casone.

Grazie a don Giorgio e alle parrocchie dove ha lavorato ha potuto godere una ricchezza di relazioni e di persone che gli volevano bene; riceveva ma anche donava. E oggi diciamo un grazie a tutti coloro che gli hanno donato amicizia e vicinanza.  

Don Giorgio mi ha detto che non ha mai fatto catechismo, ma mons. Sebastiano Tognon non solo gli dava per l’onomastico un pezzo di carne, ma grazie alla fede e alla frequenza delle nonne ha potuto fare lo stesso la prima comunione e la cresima.

Mi ha colpito e commosso questa cosa: a volte la nostra fede o la nostra vita cristiana è fragile, ma qualcuno con la sua preghiera e la sua intercessione ci apre tante porte. Tante volte abbiamo persone care che ci sostengono con la loro preghiera e con la loro fede.

All’inizio e alla fine della prima lettura, il giusto Giobbe si mostra capace di prendere le distanze dalle sue ragioni, dai suoi dubbi e anche dalle sue mille domande sulla vita, sul dolore e sulla morte.

Ai suoi amici che sono un portento di ragionevolezza, Giobbe così risponde: «Se avessi anche ragione di fronte a Dio, non risponderei, al mio giudice dovrei domandare pietà».

E la nostra celebrazione è anche una preghiera di suffragio perché Dio perdoni, sia misericordioso anche verso Sebastiano come ogni giorno lo è verso tutti noi. «Al mio giudice dovrei domandare pietà» e noi crediamo nella misericordia infinita e immeritata di Dio.  

A don Giorgio e ai suoi fratelli vorrei consegnare le parole del vangelo di questo giorno che sembrano pensate apposta per questa circostanza: «A un altro Gesù disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre”. Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio»”.

Ovviamente Gesù non vuole relativizzare la responsabilità che si ha nei confronti dei propri genitori, sarebbe come invitare le persone a infrangere uno dei comandamenti, ma sembra dirci: «Non preoccupatevi del papà, lui vuole solo che voi seguiate la vostra strada, che siate responsabili di annunciare il vangelo e servire il regno».

Queste parole di Gesù ci liberano da quei pensieri che ci abitano sempre quando ci lascia una persona cara: «Avrei potuto fare di più, stare di più con lui».

Crediamo che la vera gioia di un padre e di una madre sia vedere che i figli vivono la loro vita e oggi pensando che Sebastiano goda della visione di Dio siamo certi che sarà felice di aver avuto un figlio prete e che dal cielo continuerà a prendersi cura dei suoi figli e di tutti quelli che l’hanno amato.
+ vescovo Giampaolo