Martedì 29 settembre 2026, l’arcivescovo Giampaolo ha presieduto la celebrazione eucaristica nel Duomo di Cervignano in occasione della festa del patrono San Michele Arcangelo.
Michele è un angelo combattente, incarna la lotta contro il male e il maligno. Si erge davanti a noi a ricordarci che la vita cristiana non è solo un incontro che cambia la vita, non è solo evangelo, buona notizia, ma è anche lotta, e combattimento.
Ha lottato Gesù quando nel deserto dovette resistere alle famose tentazioni; ha lottato quando liberava le persone possedute e scacciava il demonio.
Hanno lottato i martiri, coloro che “hanno disprezzato la vita fino a morire” scrive l’Apocalisse; hanno scelto di essere fedeli fino in fondo senza rinnegare la loro fede.
Stanno lottando oggi tanti cristiani sparsi nel mondo nei paesi dove non c’è libertà religiosa.
Anche la nostra vita cristiana è una lotta o meglio dovrebbe esserlo. Il maligno divide e seduce, afferma l’Apocalisse. La sua presenza e forza la sperimentiamo tutti: siamo attratti dal male, cadiamo nella tentazione, viviamo male alcune relazioni… potremmo aggiungere tutti questi comportamenti di cui chiediamo perdono quando ci accostiamo alla Confessione.
E usciti dal confessionale ricomincia anche la lotta, per essere discepoli di quel Gesù che ci presenta un progetto di vita entusiasmante ma anche impegnativo e radicale.
Anche Natanaele a suo modo è un lottatore. Il fico è nella cultura ebraica simboleggiava l’albero della ricerca. Natanaele era uno che si interrogava su tante cose e il vangelo lo colloca sotto l’albero della ricerca.
Cercatore di Dio, inquieto, pieno di domande, insoddisfatto delle tante risposte ricevute. Ad Andrea che gli parlava di Gesù aveva risposto con fermezza: «Cosa può venire di buono da Nazareth». E Gesù con la sua affermazione mostra di conoscere Natanaele, di sapere della sua lotta interiore per capire Dio, la vita, il senso delle cose.
Natanaele si scopre nudo di fronte a quell’uomo venuto da Nazareth, si sente conosciuto e amato per quello che era. E di colpo lui che cercava idee buone, ragionamenti solidi, scopre che la via giusta era una persona, intuisce che solo Gesù poteva placare la sua ricerca e mettere un po’ di pace alla sua lotta.
Il nome Michele significa chi è come Dio? E sembra dirci che nessuno di noi deve pretendere di essere come Dio, ma deve accettare la propria condizione di creatura fragile, debole, e quindi deve mettere in conto anche la lotta.
Mi chiedo e chiedo a voi: «Essere cristiano oggi cosa significa per me?» «Quali sono le mie lotte e le mie battaglia?». Provo a elencarne alcune che sento mie e credo possiate anche voi sentirle vere.
Per me prete e oggi Vescovo ci sono tanti combattimenti: il primo è quello per non essere così preso dalle mille cose da fare da mettere in secondo piano il tempo per Dio. È la lotta contro il tempo, le urgenze, le scadenze. Il tempo per Dio, il tempo per la preghiera a volte ha i tratti di un piccolo combattimento perché ogni giorno sia salvaguardato un tempo per il Signore.
C’è poi il combattimento per la comunione nella Chiesa. Cucire le divisioni tra i preti, tra i preti e la gente, tra le persone dentro le comunità cristiane. Quanto faticose sono le relazioni, quanta lotta per la comunione contro il Divisore, quello contro cui Michele ha lottato strenuamente.
C’è poi il combattimento per l’annuncio del Vangelo. «Guai a me se non annuncio il vangelo» afferma Paolo. Ma quanto è difficile oggi parlare di Dio in una società che sembra non aver più bisogno di Dio.
«In quel tempo sorgerà Michele, il gran Principe che vigila sui figli del suo popolo». Così scrive il profeta Daniele nella prima lettura e oggi sento di voler invocare per me e per voi che sorga ancora per vigilare su di noi, per aiutarci nel nostro quotidiano combattimento.
«In quel tempo – continua Daniele – sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro» E ancora: «I saggi risplenderanno come lo splendore nel firmamento, coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre».
Parole che ci regalano fiducia e speranza, ci dicono che non dobbiamo aver paura della lotta e se cadiamo possiamo sempre ripartire.
Chiedo al Signore che ci protegga dal Maligno, dalle tante tentazioni che abitano coloro che hanno scelto di seguire il Signore.
«Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio» dice il testo dell’Apocalisse (Ap 12,7-12). La vittoria di Gesù si è già realizzata nella sua Pasqua, a noi di lottare con Lui e per Lui sapendo di non essere soli.
+ vescovo Giampaolo
