Un appuntamento nuovo e diverso, informale, pensato per trovarsi e stare insieme, conoscersi e soprattutto “guardarsi negli occhi”. Questa la prima “Cena dei Volontari” promossa dalla Caritas diocesana di Gorizia e ospitata dalla parrocchia di San Michele Arcangelo a Cervignano nella “Sala Cocolin”. Oltre 120 le persone che hanno preso parte al ritrovo, volontarie presso i Centri di Ascolto parrocchiali e diocesano, presso i cinque Empori della Solidarietà attivi sul territorio dell’Arcidiocesi e presso l’Emporio dell’Infanzia; ancora volontarie presso la Casa circondariale di Gorizia, presso la Mensa decanale e presso il Dormitorio di Monfalcone, affiancate dai volontari che, nel corso dell’inverno, preparano un pasto caldo per i migranti ospiti in Casa San Francesco e presso il Pastor Angelicus. Un grande esercito silenzioso, fatto da persone accomunate dal desiderio di rendere la società in cui vivono un posto più bello, facile e accogliente anche per chi è più in difficoltà. Nel segno del volontariato anche la preparazione delle pietanze servite nel corso della cena, preparate dall’efficiente Gruppo volontari della parrocchia di San Michele Arcangelo. La serata ha visto inoltre la presenza di un ospite davvero speciale: l’arcivescovo monsignor Giampaolo Dianin, al suo primo incontro ufficiale con una così folta rappresentanza di volontari Caritas. La cena, che si è aperta con un buffet di antipasti servito “in piedi” – pensato come momento informale e divertente anche per invogliare e spronare i presenti a “girare” tra loro, a conoscersi e a presentarsi – è stata allietata nel suo corso anche da un momento di saluto da parte del direttore di Caritas diocesana, monsignor Paolo Zuttion, il quale ha sottolineato come l’appuntamento desiderasse essere “non solo una cena ma anche la possibilità di dialogare e confrontarsi, condividere gioie, ma anche fatiche” e da don Sinuhe Marotta, parroco di Cervignano, che ha ringraziato i volontari, in particolar modo tutti quelli impegnati nella preparazione della cena, per la loro disponibilità. A prendere la parola quindi anche l’arcivescovo Giampaolo il quale ha sottolineato come sia importante non separare la Caritas dal vissuto delle parrocchie, mantenendo sempre i contatti con i volontari, una risorsa preziosa che emerge soprattutto nei momenti di “emergenza” e ha rilevato poi come “la stagione del volontariato non è finita. Arrivare a Gorizia e comprendere di tutta questa ‘macchina’ che segue i poveri, i migranti, i senza fissa dimora… ho trovato una realtà importante”.
Nel corso della serata, ad inframezzare le portate, anche la proiezione di un piccolo video realizzato con alcuni pensieri giunti, nelle scorse settimane, proprio dai volontari Caritas: a loro era stato chiesto di raccontare una “perla” e un “desiderio” del loro servizio. Tra le “perle”, solo per citarne alcune, è stata sottolineata la “grande sinergia”, oppure ancora come “nonostante le differenze di età e di vedute riusciamo con costanza a collaborare per portare avanti il nostro servizio” e “siamo trama e ordito degli abiti che doniamo… senza l’intreccio delle nostre vite, non possiamo donare nulla. Intrecciando i nostri fili con quelli degli altri, diventiamo una coperta per chi ha freddo”. Non sono mancati i “desideri”: tra i tanti che “la voglia di aiutare gli altri diventi contagiosa” e “che chi ha più bisogno si avvicini senza vergogna”. Dopo aver letto i numerosi pensieri riportati dai tanti volontari, monsignor Dianin ha sottolineato come i pensieri raccolti “descrivano l’identità di un volontario e una grande sinergia. Sento emergere anche un desiderio di formazione: Caritas è anche questo, sostenere le persone affinché tutti sentano fede, celebrazione e vita”. Ha espresso anche un pensiero: “può succedere, un domani, che non ci sia più “bisogno” della Caritas, perché ci sarà tutta una parrocchia dietro a partecipare, una nuova realtà dove ognuno è responsabile dei propri poveri”.
A fargli eco, in conclusione di serata, nuovamente mons. Zuttion il quale ha sottolineato come “la peste del terzo millennio è la solitudine; come Caritas abbiamo il compito di costruire relazioni di conoscenza e una funzione pedagogica, per aiutare le persone a conoscere le proprie possibilità e come operatori a tenersi informati e crescere insieme”.
Parole queste riportate, nel corso della cena, anche dagli stessi volontari. Alcuni di loro hanno infatti commentato come “essere qui stasera è innanzitutto fare comunità, avere un incontro finalmente diretto tra di noi che apparteniamo a realtà diocesane diverse. E poi c’è lo scoprire che abbiamo tanto futuro: in modi diversi siamo qui per realizzare un futuro diverso dal presente, avvelenato da tanti aspetti e dove c’è tanta dimenticanza della persona”. Ancora hanno rilevato come “pur occupandoci di realtà diverse all’interno di Caritas, abbiamo tutti un denominatore comune: l’amore verso il prossimo che si manifesta, appunto in modi diversi, all’interno del servizio che offriamo e delle nostre personalità”.
“Abbiamo desiderato realizzare questa cena – hanno spiegato i referenti di Caritas diocesana – per ritrovarci insieme all’inizio dell’Anno pastorale e per far incontrare il nuovo arcivescovo e i volontari, ma anche per soddisfare quella richiesta, giunta da più parti, di potersi conoscere meglio tra volontari di diversi gruppi e realtà parrocchiali, per condividere il proprio operato, confrontarsi e crescere insieme, “guardarsi in faccia” in un modo che fosse semplice e informale. A tutto questo si aggiungono ora anche gli spunti lasciati da monsignor Dianin, da portare “a casa” e tra le realtà cui ognuno appartiene e su cui, come Caritas, cercheremo di lavorare insieme durante l’anno”.








