“A scuola di solidarietà”

Anche quest’anno il Polo Liceale di Gorizia ha promosso il percorso “eduCARE: Giornate di Educazione Civica 2026”, giunto alla quarta edizione, e ancora una volta ha desiderato invitare la Caritas diocesana di Gorizia a prenderne parte.
Coordinate dal professor Marco Luciano, che si occupa della sfera legata al volontariato, al campo sociale e al benessere negli istituti del Polo, con il supporto della dirigente scolastica, professoressa Giovanna Pettiti, le quattro giornate hanno previsto, in alternativa alle lezioni curricolari, un ampio ventaglio di attività culturali e laboratoriali – conferenze, dibattiti, analisi tematiche, uscite didattiche… – destinate all’approfondimento della conoscenza e comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della nostra società.
“Quattro giornate. Decine di relatori. Centinaia di studenti. Un’unica parola: comunità”. Questo un po’ lo “slogan” di “eduCare 2026”, all’interno del quale si è dialogato con i ragazzi su temi legati alla legalità, alla salute, passando per la responsabilità, la cittadinanza attiva e la solidarietà.
Non si è mancati poi di parlare di Europa e di futuro. In tutto questo i ragazzi hanno potuto ascoltare testimonianze forti, esperienze concrete e storie vere, partecipando attivamente ad ogni fase del percorso, riflettendo e ponendo domande.
Tanti i relatori che si sono prestati in quest’annualità, sia appartenenti al Terzo Settore, che rappresentanti delle autorità civili e militari.
Per la Caritas diocesana, a incontrare i ragazzi – 9 classi tra II e IV dei Licei Scientifico, Classico, Scienze umane, Linguistico ed Economico sociale, per un totale di circa un centinaio di studenti – c’erano il direttore, monsignor Paolo Zuttion, e la referente della Promozione, Valentina Busatta.
“Il tema a noi affidato era “A scuola di solidarietà” – ha spiegato la referente -. Ogni incontro era strutturato in forma di dialogo con gli studenti: non una lezione quindi ma un approfondimento su cosa pensano e sanno su questo argomento.
Attraverso brevi video che abbiamo loro proposto, si è riflettuto insieme su come la solidarietà, l’attenzione all’altro, sia alla base della società e come questo sia confermato tanto dalla scienza, nel ramo dell’antropologia, quanto dalla nostra Costituzione all’articolo 2, fino ad arrivare alla fede e appunto a Caritas, che l’ha resa una missione, uno dei suoi obiettivi principali”.
Nello specifico, il primo video scelto dagli operatori Caritas per introdurre gli studenti al tema “solidarietà” mostrava ai ragazzi la scena di una classe elementare all’ora di ricreazione: un bambino non ha la merenda e, per non farsi notare, esce a bere un po’ d’acqua. Al suo ritorno, con gran sorpresa, si accorge che il suo porta merenda è pieno: i compagni di classe, in sua assenza, lo hanno riempito donando una parte della propria merenda.
Un messaggio semplice che gli studenti, senza difficoltà, hanno tradotto appunto in “solidarietà”. “Quello che però chiedevamo loro era di guardare più in profondità, andare oltre la superficie e descrivere che cosa portava a quel gesto e cosa lo rendeva speciale – ha illustrato Busatta -. Non tutte le classi sono riuscite subito ad individuare gli elementi: i bambini del video, prima di tutto, si erano accorti che qualcosa non andava ma soprattutto avevano aspettato che il compagno uscisse dalla classe per non farlo sentire in imbarazzo. Questo era il messaggio essenziale, ossia “come” si ha cura dell’altro. Nel corso delle mattinate abbiamo anche potuto ascoltare la testimonianza di un professore che, da ragazzo, ha vissuto la stessa difficoltà del bambino del video; un’esperienza che ha fatto ancor più comprendere agli studenti come un momento complicato possa capitare davvero a chiunque”.
Con le classi degli indirizzi più tecnici il tema è stato approfondito chiamando in causa le scienze, in particolare l’antropologia e il diritto: la solidarietà è la base del vivere civile, ciò che ci rende diversi dal mondo animale non è soltanto l’uso dell’intelligenza ma anche l’aver cura dell’altro.
“Come accennavamo, la solidarietà è inserita anche nella nostra Costituzione, come ricordava bene Benigni nelle sue “Lezioni”, di cui abbiamo fatto vedere un estratto con il secondo video – ha aggiunto la referente per la Promozione -.
Di solidarietà si parla già nel secondo articolo e, con nostra felice sorpresa, qualche studente se lo ricordava bene”. “I padri costituenti hanno pensato, dice Benigni, di mettere l’Amore come legge, un obbligo morale perché possiamo condividere e diffondere un pezzo di felicità con più persone possibile; ma hanno fatto di più, hanno legato la solidarietà con la spontaneità perché questi due elementi insieme ci distinguono come essere umani”.
“Abbiamo poi “messo un po’ alla prova” gli alunni che studiano latino – ha raccontato Busatta – ai quali abbiamo chiesto la traduzione proprio di “Caritas”.
Non è stato semplice, anche perché la sua parola “gemella” italiana, carità, è un po’ fuorviante. Il significato di Caritas è Amore e abbiamo osservato come i ragazzi avessero quasi timore a pronunciarlo per paura di sbagliare, dal momento che è complicato pensare che un simile termine – che si pensa essere più sentimentale – possa essere legato anche ad un’istituzione”.
Attraverso i video, la condivisione dei loro pensieri e i ragionamenti insieme è stato poi più facile arrivare al punto: l’amore, nel senso più ampio, è quell’attenzione all’altro che si traduce in solidarietà. “Il principale obiettivo di Caritas è proprio promuovere questo amore, questa attenzione particolare per chi è in difficoltà, e agire concretamente con l’aiuto della stessa comunità” ha sottolineato la referente.
“È stato interessante osservare le reazioni degli studenti – ha concluso Busatta – alle volte di stupore, di curiosità, alle volte anche di disorientamento, perché in effetti ciò di cui si stava parlando lo vivono già, magri in piccola parte, quotidianamente: accorgersi dell’altro, un amico, un compagno di classe, che è in “difficoltà” e fare qualcosa senza metterlo a disagio, questa è solidarietà, questa è Caritas”.
L’augurio fatto ai giovani è stato quindi quello di coltivare sempre questa attenzione, questo amore concreto verso l’altro, allargando i propri confini, non limitandosi solo a chi è vicino a sé. Infatti, come sottolineato dal direttore di Caritas diocesana, monsignor Paolo, congedando le classi partecipanti, “la civiltà nasce dalla cura dell’altro mentre l’inciviltà ha origine nella non attenzione. I mali del mondo hanno iniziato ad entrare nella società quando Caino, alla domanda di Dio “Dov’è Abele, tuo fratello?”, rispose “Sono forse io il custode di mio fratello?”.
È quindi l’attenzione all’altro a combattere questo, a generare, appunto, civiltà”.

condividi su