Con l’8xmille contro i “falsi miti”

Il progetto “Oltre il Pre - Giudizio” sfida la disinformazione sulla situazione nelle carceri

Una società senza pregiudizi di fondo sarebbe bellissima, forse quasi utopistica perché i pregiudizi ci sono, tanti, e si annidano in ogni aspetto del nostro quotidiano.
Con un po’ di buon senso però noi tutti, nel nostro piccolo, possiamo giocare la nostra parte per combatterli. Come? Informandosi e documentandosi, per riportare informazioni coerenti e veritiere.
Anche attorno alla Chiesa cattolica sono molti i “falsi miti” che, nel tempo, si sono radicati, colpendo molto spesso proprio quei settori più fragili e delicati che vengono sostenuti dall’8xmille.
Sfatarli è importante, perché solo così è possibile comprendere l’opera della Chiesa senza essere influenzati dalle falsità in circolo.
Uno dei “falsi miti” più ricorrente riguarda i sacerdoti che, secondo un rilevante numero di persone, “guadagnano molto”. In realtà il compenso mensile dei sacerdoti è modesto e le offerte raccolte durante la messa vi contribuiscono solo in minima parte, perché sono principalmente destinate ad attività parrocchiali e sociali. Solo una piccola parte del compenso dei sacerdoti deriva infatti dalle offerte dei fedeli durante la messa: ogni parroco può trattenere circa 7 centesimi al mese per ogni abitante della propria parrocchia.
In Italia ci sono circa 31mila sacerdoti che guadagnano mensilmente meno di 1000 euro netti per 12 mensilità. Per mettere questo in prospettiva, secondo i dati forniti dall’ISTAT, nel 2023 il reddito medio annuo delle famiglie italiane è stato di circa 3.125 euro al mese.
I sacerdoti si affidano alla generosità dei fedeli per il sostegno economico, che si concretizza attraverso le offerte deducibili destinate all’Istituto Centrale per il Sostegno dei Chierici (ICSC) ma su circa 8 milioni di fedeli in Italia, solo 70mila contribuiscono annualmente a questa causa.
Un modo ulteriore per sostenere i sacerdoti è proprio tramite la firma dell’8xmille.
Ogni contribuente può scegliere di destinare questa quota alle necessità della Chiesa, contribuendo così al sostegno dell’attività pastorale e sociale dei sacerdoti. Senza l’importante contributo dei fedeli, le migliaia di sacerdoti in Italia e nel mondo non riuscirebbero a compiere la propria missione.
A volte si sente anche dire che “I soldi dell’8xmille non vanno a finire alla carità”. Gli interventi caritativi sono una delle tre finalità previste dalla legge per la suddivisione dei fondi dell’8xmille e ogni anno la Chiesa cattolica destina milioni di euro a questi interventi.
Qualche esempio: nel 2024 la Chiesa ha reso disponibili quasi 300 milioni di euro per la carità, grazie alle risorse ricevute dallo Stato attraverso l’8xmille. In particolare, sono stati distribuiti oltre 100 milioni per garantire assistenza ogni giorno a famiglie, anziani e persone fragili che faticano ad arrivare a fine mese, pacchi alimentari, farmaci e aiuti concreti.
Grazie poi a oltre 40 milioni di euro dell’8xmille, una delle necessità più urgenti trova risposta concreta: quella della casa.
Gli interventi caritativi realizzati nelle Diocesi danno risposte immediate e concrete alle tante domande di aiuto che provengono dalle numerose situazioni di povertà materiali e spirituali.
Anche nella nostra Arcidiocesi e grazie al sostegno dei fondi 8xmille è stato recentemente possibile cercare di abbattere altri “falsi miti”: quelli legati al carcere.
La Caritas diocesana e la Cappellania della Casa circondariale di Gorizia hanno diffuso negli scorsi mesi l’opuscolo “I falsi miti del carcere…” dove, in maniera semplice e grazie anche ad efficaci illustrazioni, si cerca di abbattere luoghi comuni quali “Il carcere è un hotel a 5 stelle” (falso: sovraffollamento, situazioni malsane degli istituti di pena, mancanza di speranza nel futuro rendono la vita all’interno difficile per rei e per agenti penitenziari), “I carcerati vivono a sbafo” (quando invece il detenuto deve versare all’Erario una quota giornaliera per le spese di mantenimento), oppure ancora “Chi è in carcere è privilegiato perché studia, si laurea, e appena esce trova subito lavoro” (nel 2024 solo il 31% dei detenuti risultava iscritto a un corso scolastico e soltanto il 10% ha partecipato a corsi di formazione professionale).
L’opuscolo è stato distribuito durante gli eventi formativi della Caritas diocesana e si sta diffondendo nelle parrocchie e nei luoghi di incontro: una piccola goccia nel mare, che desidera però rimettere al centro la dignità della persona.
Il pieghevole fa infatti parte di un progetto più ampio, finanziato dai Fondi 8xmille della Chiesa Cattolica a disposizione di Caritas Italiana, chiamato “Oltre il Pre-Giudizio” cui la finalità è ridurre il pregiudizio verso le persone detenute, in misure alternative alla carcerazione o che hanno scontato la pena.
La progettualità è stata realizzata appunto grazie a un’intensa collaborazione tra la Caritas diocesana di Gorizia, la Cappellania della Casa circondariale di Gorizia e un gruppo di volontariato che svolge servizio in favore delle persone ristrette.
Nel 2025 “Oltre il Pre-Giudizio” ha sostenuto con piccoli sussidi economici e generi di prima necessità (quali ad esempio vestiario e beni per l’igiene personale) 64 persone detenute, oppure in regime alternativo alla carcerazione.
Nello stesso anno sono stati attivati tramite le doti lavoro 6 progetti di inserimento lavorativo a favore di tre detenuti nella Casa circondariale del capoluogo isontino, di una persona beneficiaria di misure alternative alla carcerazione e infine di una persona che ha appena scontato la pena. Questi progetti di inserimento lavorativo hanno coinvolto due cooperative sociali e due imprese profit che in questo modo hanno aiutato nel superare le paure nei confronti delle persone detenute.
Per concludere, nel corso dell’annualità 2025 il progetto ha realizzato un percorso di sensibilizzazione sui temi della giustizia dal titolo “Dialoghi sulla giustizia” in cui si è riflettuto su diversi approcci della stessa: il criterio penale detentivo, che prevede la restrizione della libertà della persona che ha commesso reato; l’approccio comunitario che prevede che la pena possa essere scontata con un impegno a favore del bene comune tramite ad esempio i lavori di pubblica utilità; infine la giustizia riparativa che consiste nel suggellare un accordo tra chi ha commesso un crimine e le persone danneggiate dal reato, con il che reo si impegna a riparare il danno causato.
Questo terzo approccio ha come finalità la presa di coscienza della persona che ha commesso l’illecito, del male che ha arrecato, giungendo alla riconciliazione tra il colpevole e le persone offese.

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