{"id":2150,"date":"2024-11-14T13:30:52","date_gmt":"2024-11-14T12:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/?p=2150"},"modified":"2024-11-14T13:30:52","modified_gmt":"2024-11-14T12:30:52","slug":"gli-esseri-umani-amano-avere-ma-anche-e-molto-dare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/gli-esseri-umani-amano-avere-ma-anche-e-molto-dare\/","title":{"rendered":"&#8220;Gli esseri umani amano  \u2018avere\u2019, ma anche (e molto) \u2018dare\u2019&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Siamo abituati a considerare le disuguaglianze guardando innanzitutto alle dimensioni del portafoglio, alle disparit\u00e0 di reddito o di patrimonio, a scandalizzarci &#8211; giustamente! &#8211; per quell\u20191% di super-ricchi che hanno in tasca quanto il restante 99% della popolazione mondiale.<br \/>\nMa \u00e8 la punta dell\u2019iceberg. O, se vogliamo, solo la fine della storia. Perch\u00e9 la disuguaglianza nasce prima: molto prima.<br \/>\nNasce prima ancora di andare a scuola, e cresce nelle opportunit\u00e0 che sfuggono, come una margherita che perde uno dopo l\u2019altro i suoi petali. Si consolida poi nella difficolt\u00e0 a trovare un lavoro stabile, si agita dentro un ascensore sociale bloccato e diventa drammatica quando uccide la speranza di riuscire a costruire una famiglia, un progetto di vita. Si fa angosciante allorch\u00e9 impedisce di immaginare il futuro e alla fine rischia di trasformarsi in autentica &#8220;rabbia sociale&#8221;. Ritenere pertanto, come pensano alcuni, che il sistema economico abbia bisogno di disuguaglianze anche enormi e che non possa esistere sviluppo senza di esse \u00e8 una gigantesca sciocchezza. \u00c8 vero il contrario: le diseguaglianze crescenti alimentano scontento, populismi e minano alle basi le democrazie. Il premio Nobel 2024 per l\u2019Economia \u00e8 stato assegnato a Daron Acemoglu, Simon Johnson e James A. Robinson proprio per gli studi che lo confermano: &#8220;Ridurre le grandi differenze di reddito tra i Paesi &#8211; la motivazione del riconoscimento &#8211; \u00e8 una delle sfide pi\u00f9 grandi del nostro tempo. I vincitori hanno dimostrato l\u2019importanza delle istituzioni sociali per raggiungere questo obiettivo&#8221;.<br \/>\nDa qualche decennio, in ogni caso, abbiamo imparato che la povert\u00e0 \u00e8 una carenza di capitali che si manifesta in una carenza di flussi (reddito): si \u00e8 poveri perch\u00e9 non si hanno capitali educativi, sanitari, relazionali, comunitari, sociali. E si \u00e8 inoltre poveri &#8211; o ci si sente poveri &#8211; anche per una mancanza di riconoscimento. Come nota Carlo Invernizzi-Accetti (Vent\u2019anni di rabbia), nonostante livelli di benessere materiale e di libert\u00e0 individuale per molti versi senza precedenti, le societ\u00e0 odierne non riescono a offrire un senso adeguato di dignit\u00e0 a varie categorie di soggetti, uniti da un comune sentimento di umiliazione o declassamento.<br \/>\nNel saggio &#8220;Aporofobia. Il disprezzo per i poveri&#8221; la filosofa spagnola Adela Cortina definisce a-poros colui senza poros, cio\u00e8 senza scampo, senza via di uscita, colui che non possiede i mezzi per liberarsi da una situazione. Povero, cio\u00e8, \u00e8 chi si sente in trappola. Ecco perch\u00e9 la dimensione economica non basta a spiegare il senso di frustrazione che sperimentano oggi moltissime persone e che ci fa sentire tutti pi\u00f9 &#8220;poveri&#8221;.<br \/>\nA pesare, infatti, c\u2019\u00e8 anche la &#8220;mancanza di senso&#8221; che nasce dal vivere in un mondo dove ogni certezza viene minata dalle fondamenta: a causa dell\u2019ipertrofia finanziaria, certo, che continua ad alimentare le disparit\u00e0, per la crisi climatica e, ancora &#8211; e forse oggi soprattutto -, a causa delle guerre che, dopo ottant\u2019anni di pace, sono tornate a bussare alle porte d\u2019Europa. Per questo ci sentiamo tutti pi\u00f9 soli. E quindi pi\u00f9 infelici. Destino ineluttabile?<br \/>\nQui entra in gioco il paradigma dell\u2019Economia civile. Il reddito e una buona organizzazione sociale, dato di partenza, sono fattori determinanti per godere di una buona qualit\u00e0 della vita. Ma non bastano, da soli, a dare un senso di appagamento alla propria esistenza. Che cresce invece quanto pi\u00f9 la vita del singolo diventa ricca di relazioni, di partecipazione, di generativit\u00e0.<br \/>\nLa conferma arriva anche dall\u2019ultimo Rapporto sul Ben-Vivere realizzato da Avvenire insieme a Next Nuova Economia: se nella classifica generale (in cui ci sono dentro i redditi, la ricchezza, i servizi, l\u2019offerta culturale, l\u2019istruzione, il tasso di criminalit\u00e0, indicatori non solo economici, quindi, ma anche sociali e ambientali) i primi dieci posti vanno comunque a territori del centro-nord, l\u2019approfondimento specifico sulla soddisfazione di vita dei cittadini mostra una graduatoria ben diversa. In questa classifica si tiene conto del livello di soddisfazione per unit\u00e0 di Pil, diciamo brutalmente. Ebbene: nella &#8220;top ten della felicit\u00e0&#8221; ci sono anche due provincie del Sud &#8220;povero&#8221;, dove cio\u00e8 ricchezza e reddito risultano decisamente pi\u00f9 bassi. Mentre non c\u2019\u00e8 nessuna grande citt\u00e0.<br \/>\nNon solo: in diversi casi, alcune delle province al vertice nazionale del Ben-vivere si trovano agli ultimi posti quanto a gratificazione della vita.<br \/>\nLa ricerca d\u00e0 quindi un nuovo riscontro a un paradosso gi\u00e0 conosciuto nella letteratura economica e sociale: quella dello scarto, apparentemente poco comprensibile, tra qualit\u00e0 e soddisfazione di vita; in ultima analisi, tra il benessere materiale testimoniato da indicatori oggettivi e l\u2019appagamento personale dichiarato dalle persone. Il paradosso di Easterlin \u00e8 vivo e vegeto, cio\u00e8, considerando lo studioso americano che fu uno dei primi a mettere in evidenza tale &#8220;scarto&#8221;, facendo osservare che la crescita del Pil pro capite negli Stati Uniti nel Secondo dopoguerra era accompagnata, dopo la fine degli anni \u201950, non da un aumento, ma da un declino della quota degli americani che si dichiarava molto felice.<br \/>\nMa quali possono essere i motivi di questo paradosso? Si tratta solo di una questione di percezione della realt\u00e0 o ci sono fattori pi\u00f9 concreti? L\u2019ipotesi di ricerca \u00e8 che nella soddisfazione di vita abbiano un peso importante anche le relazioni interpersonali e la generativit\u00e0. E cio\u00e8 il ruolo che giocano le comunit\u00e0 le reti solidaristiche e il dono. I ricercatori hanno messo a confronto diverse variabili della vita di relazione (ad esempio, l\u2019incontro con amici una volta ogni tanto, oppure tutti i giorni) e di reddito. E le indagini, condotte sulla base di due diversi database econometrici, hanno evidenziato come il passaggio tra il livello pi\u00f9 basso e quello pi\u00f9 alto di qualit\u00e0 della vita di relazioni abbia un impatto tre volte maggiore sulla soddisfazione di vita rispetto al passaggio dal pi\u00f9 basso al pi\u00f9 alto livello di reddito. Dagli studi sulla felicit\u00e0 emerge insomma e in modo sempre pi\u00f9 chiaro ed evidente che gli esseri umani amano s\u00ec &#8220;avere&#8221; (hanno bisogno di risorse che garantiscono stabilit\u00e0), ma anche (e molto) &#8220;dare&#8221;. Ebbene: la componente principale della felicit\u00e0 si chiama generativit\u00e0, intesa come impatto positivo della nostra vita e delle nostre azioni sui nostri simili e sulla sostenibilit\u00e0 ambientale, e dunque sulla sostenibilit\u00e0 del nostro benessere, di quello dei nostri figli e di chi verr\u00e0 dopo di noi.<br \/>\nI territori rinascono e fioriscono quando i loro abitanti non si chiedono solo quante risorse possono ottenere dalle amministrazioni, ma si domandano che cosa possono fare individualmente e in forma organizzata per contribuire al benessere del proprio Paese.<br \/>\nParliamo di qualcosa che gi\u00e0 esiste. Buone pratiche e comunit\u00e0 d\u2019innovazione sociale hanno fatto crescere la cooperazione di ogni genere e tipo: il mondo della finanza etica e del commercio solidale, i processi di amministrazione condivisa e di co-progettazione, le comunit\u00e0 educanti e le esperienze di giustizia riparativa, solo per fare alcuni esempi.<br \/>\n&#8220;La felicit\u00e0 non si acquista calpestando il diritto e la dignit\u00e0 degli altri&#8221;, ha scritto Francesco nel suo Messaggio per questa VIII Giornata mondiale dei Poveri: la felicit\u00e0 si conquista generando inclusione.<\/p>\n<p><em>Marco Girardo, direttore Avvenire<\/em><\/p>\n<p>(Foto Siciliani-Gennari\/SIR)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo abituati a considerare le disuguaglianze guardando innanzitutto alle dimensioni del portafoglio, alle disparit\u00e0 di reddito o di patrimonio, a scandalizzarci &#8211; giustamente! &#8211; per quell\u20191% di super-ricchi che hanno in tasca quanto il restante 99% della popolazione mondiale. 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