{"id":2144,"date":"2024-11-14T13:19:16","date_gmt":"2024-11-14T12:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/?p=2144"},"modified":"2024-11-14T15:16:50","modified_gmt":"2024-11-14T14:16:50","slug":"lassistenzialismo-nemico-della-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/lassistenzialismo-nemico-della-democrazia\/","title":{"rendered":"L\u2019Assistenzialismo nemico della democrazia"},"content":{"rendered":"<p>Per affrontare il tema povert\u00e0 e interrogarci sulle misure di contrasto pi\u00f9 adeguate, \u00e8 utile soffermarci sul significato che diamo alle parole povert\u00e0, poveri e assistenza.<br \/>\nQuando si pensi alla povert\u00e0, immediatamente si evoca la condizione di chi non accede ad alcuni livelli di consumo e non gode di condizioni di vita che vengono ritenute &#8220;adeguate&#8221; e prevalenti nella societ\u00e0 di riferimento (povert\u00e0 relativa), oppure si pensa al mancato raggiungimento di soglie di reddito e di accesso ai beni che garantiscano condizioni di vita sufficientemente salutari e dignitose (povert\u00e0 assoluta). Se questi significati ci aiutano a riconoscere &#8220;condizioni&#8221; di povert\u00e0, assai diverso \u00e8 invece etichettare tout court come povere le &#8220;persone&#8221; che versano in tali condizioni. L\u2019esperienza di povert\u00e0 ha il potere pervasivo di compromettere diverse dimensioni esistenziali, portando a subire e spesso interiorizzare il giudizio di &#8220;inadeguatezza&#8221; della propria condizione come connotato della propria sessa persona, a compenetrare i tratti di vita meno dignitosi con la stessa perdita della propria dignit\u00e0. Lo stigma di povero, direbbe Goffman, in tal modo marchia interamente la percezione di s\u00e9.<br \/>\nEcco, allora, che gli interventi di assistenza e di contrasto alla povert\u00e0 devono dedicare particolare attenzione a modalit\u00e0 d\u2019aiuto che non &#8220;impoveriscano&#8221; l\u2019identit\u00e0 di chi \u00e8 aiutato. Se povert\u00e0 significa carenza, i &#8220;poveri&#8221; sono dunque per noi dei &#8220;carenti&#8221;, degli &#8220;inadeguati&#8221;, degli &#8220;insufficienti&#8221; a s\u00e9 e agli altri? Questa prima riflessione ci mette in guardia da interventi assistenziali che, motivati dall\u2019impegno di integrare deficit (materiali, economici, lavorativi ecc.), sanciscono con il gesto d\u2019aiuto la minorit\u00e0 di chi lo riceve. Sarebbe, questo, un modo d\u2019aiutare che la filosofa Elena Pulcini chiamava &#8220;dono avvelenato&#8221;, perch\u00e9 veicola, assieme all\u2019elargizione, il messaggio di superiorit\u00e0 di chi dona e la soggezione passivizzante di chi riceve, portando con s\u00e9 un sentimento di umiliazione, spesso accompagnata da vergogna o risentimento pi\u00f9 che da sentimenti di gratitudine.<br \/>\nChi, pur di ottenere i benefici materiali dell\u2019assistenza, paga il &#8220;prezzo identitario&#8221; di sentirsi qualificato come povero assistito, in molte occasioni sperimenta il suggello sociale della propria impossibilt\u00e0\/incapacit\u00e0 di essere all\u2019altezza (sopra la soglia) di chi, invece, vive una condizione rappresentata come normale, adeguata, dignitosa. Cos\u00ec, la marginalit\u00e0 diventa perdita di riconoscimento delle proprie capacit\u00e0 e delle potenzialit\u00e0 di contribuire al benessere proprio e altrui. Questo tipo di assistito diviene &#8220;consumatore&#8221; dell\u2019aiuto, ma non gli sono riconosciuti il valore e il diritto\/dovere di partecipare alla realizzazione del bene comune. Inteso in tal senso, il termine &#8220;assistenzialismo&#8221; comprende relazioni d\u2019aiuto tra coloro che (persone e\/o istituzioni) assumono il compito di definire le condizioni di assistibilt\u00e0, le modalit\u00e0 e i contenuti dell\u2019aiuto, e coloro a cui non resta che adeguarvisi, recitando al meglio (per ottenerne il massimo beneficio per s\u00e9) il copione di &#8220;assistiti&#8221;.<br \/>\nSia ben inteso, non si intende sminuire il valore materiale dell\u2019aiuto e la necessit\u00e0 reale di soccorsi economici e di risorse a chi si trovi in difficolt\u00e0.<br \/>\nChi versa nel disagio soffre realmente ed \u00e8 dovere di tutti concorrere ad alleviarne le sofferenze. Piuttosto, ci\u00f2 che si vuole sottolineare \u00e8 che il primo gesto reale d\u2019aiuto non \u00e8 la definizione unilaterale del bisogno da soccorrere, n\u00e9 l\u2019erogazione di un beneficio, quanto piuttosto il riconoscimento della persona nella sua impegnativa battaglia di contrasto alla sua stessa condizione di povert\u00e0, il riconoscimento della sua dignit\u00e0 e del suo valore, per quanto le apparenze ne appannino l\u2019evidenza.<br \/>\nIl benessere delle persone, argomentava il filosofo Honneth, si radica in primo luogo nel riconoscimento ricevuto nelle sfere affettiva, sociale e giuridica: affettiva, se c\u2019\u00e8 qualcuno che possa dire &#8220;mi occupo di te intessendo un legame di reciprocit\u00e0 e protezione reciproca&#8221;; sociale, se qualcuno giunga a dire &#8220;mi accorgo delle potenzialit\u00e0 che hai di contribuire alla nostra comune vita sociale, e le valorizzo implicandoti&#8221;; giuridica, se c\u2019\u00e8 chi possa affermare: &#8220;sei titolare di diritti e di rispetto della tua dignit\u00e0 comunque, come tutti, in quanto persona e non per le tue caratteristiche soggettive o per i tuoi (apparenti) meriti&#8221;.<br \/>\nRiprendiamo allora il termine assistenza, per depurarlo dall\u2019 &#8220;ismo&#8221; (assistenzialismo) che porta alla deriva passivizzante e deresponsabilizzante, per valorizzarne invece il significato etimologico di assistenza come &#8220;sedere accanto&#8221; (ad sistere). Assistenza cos\u00ec intesa, evoca la prospettiva della comunanza di posizione di fronte alla realt\u00e0. Significa condividere, stare assieme in un luogo e in uno spazio fisico, relazionale, sociale. Significa accostarsi per cogliere la prospettiva dell\u2019altro, diversa e ulteriore dalla prospettiva di chi si candida ad assistere.<br \/>\nQuando si presuma di assistere qualcuno rimanendo fermi nel proprio punto di vista, senza cogliere le attese e le fatiche gi\u00e0 presenti in chi si voglia aiutare, si getta la premessa dell\u2019inefficacia di quell\u2019aiuto. Va per\u00f2 aggiunta una terza sottolineatura: la relazione di assistenza\/aiuto, non si esaurisce in un rapporto &#8220;a due&#8221;.<br \/>\nOgni persona, per sviluppare attese di realizzazione di s\u00e9 ha bisogno di tessere ampi intrecci relazionali ed esprimersi su molte dimensioni dell\u2019esistenza: affettiva, sociale, economica, culturale, giuridica, religiosa \u2026 via via quante sono le tensioni esistenziali che ci orientano. La povert\u00e0, intesa come ostacolo da superare per la realizzazione di s\u00e9, va contrastata su altrettanti terreni. Comprimere e semplificare l\u2019idea di povert\u00e0 ai soli piani economico e\/o occupazionale, fuori da un contesto molteplice di relazioni, aspirazioni e significati scambievolmente costruiti in un &#8220;mondo&#8221; di emozioni, di legami, di paure e di speranze, equivale, pi\u00f9 o meno inconsapevolmente, a deumanizzare la povert\u00e0 e chi si trova ad incarnarla.<br \/>\nPolitiche sociali semplificate e semplicistiche che riducessero l\u2019intervento assistenziale a sole prestazioni impersonali standardizzate, condizionate al possesso di requisiti formali su parametri quantitativi (soglie isee, certificazioni di invalidit\u00e0, numero ed et\u00e0 dei componenti del nucleo di conviventi ecc.) lasciando i recettori dei benefici assistenziali nella condizione di fruitori passivi e soli, nei fatti deprimerebbe invece che potenziare il benessere delle persone. La loro pienezza di umanit\u00e0 chiede di dispiegarsi su tante dimensioni al contempo, e con molti interlocutori capaci di porsi loro accanto, di riconoscere, di valorizzare, di implicare, di restituire responsabilit\u00e0 assieme alla dignit\u00e0.<br \/>\nLe politiche sociali di contrasto alla povert\u00e0, per sortire esiti di &#8220;promozione&#8221; e riduzione del disagio, non possono fermarsi all\u2019erogazione di benefici economici, pi\u00f9 o meno sufficienti e pi\u00f9 o meno continuativi, ma devono provocare intrecci di relazioni di scambievole riconoscimento che implichino per quanto possibile ciascuno, anche chi sperimenta deprivazione, nel sentirsi titolare di diritto quanto capace di esercitare il dovere di concorrere al bene altrui. Aiutare le persone assistite a prendersi cura di s\u00e9 prendendosi cura anche di altri e della comunit\u00e0 circostante, rigenera benessere (welfare generativo) e sostanzia la partecipazione, pur nelle forme e nei limiti di cui ciascuno \u00e8 capace.<\/p>\n<p><em>prof. Luigi Gui, professore associato di Sociologia generale, Universit\u00e0 di Trieste<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>(Foto Siciliani-Gennari\/SIR)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per affrontare il tema povert\u00e0 e interrogarci sulle misure di contrasto pi\u00f9 adeguate, \u00e8 utile soffermarci sul significato che diamo alle parole povert\u00e0, poveri e assistenza. 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