{"id":1954,"date":"2024-04-12T10:28:54","date_gmt":"2024-04-12T08:28:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/?p=1954"},"modified":"2024-04-12T10:28:54","modified_gmt":"2024-04-12T08:28:54","slug":"le-caritas-italiane-guardano-alleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/le-caritas-italiane-guardano-alleuropa\/","title":{"rendered":"Le Caritas italiane guardano all\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>La giornata internazionale del quarantaquattresimo Convegno Nazionale Caritas Italiana, ospitato in una Grado che, Isola del Sole, solamente nella tarda mattinata del 9 aprile ha visto un tenue sole affacciarsi sulle coste adriatiche, ha parlato di Europa. Un\u2019Europa sviscerata in varie sfaccettature e sfumature a partire da monsignor Michael Landau, presidente di Caritas Europa.<\/p>\n<p>Dal 2014 almeno 20mila persone sono morte nel Mar Mediterraneo e i numeri aumentano giorno dopo giorno, mentre nel mondo 108 milioni di persone sono costrette a lasciare le loro case a causa di guerre, persecuzioni, violenze, violazioni dei diritti umani. \u00abLa questione sta prendendo sempre meno spazio sui media a livello europeo, ma questo non pu\u00f2 essere accettato e deve finire. L\u2019Europa deve forse parlare di nuovo di una missione congiunta europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMentre tanti non hanno pi\u00f9 nulla, intere generazioni devono vivere e crescere nelle condizioni pi\u00f9 complicate, la comunit\u00e0 internazionale non ha ancora trovato il modo di riconoscere e attuare in modo completo e indispensabile la protezione dei rifugiati e non combatte le cause alla radice con la necessaria determinazione\u00bb, ha detto il presidente di Caritas Europa, ricordando anche \u00abla drammatica situazione in Terra Santa, che sta coinvolgendo l\u2019intera regione e il mondo intero; la guerra di lunga durata in Ucraina; la situazione in Sudan, in Haiti\u00bb, \u00able decine di altre guerre e crisi in corso sempre pi\u00f9 spesso quasi dimenticate, la crisi climatica che produrr\u00e0 milioni di profughi ambientali\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019inadeguatezza del sistema politico a rispondere a queste sfide \u00e8 diventata particolarmente drammatica. In fin dei conti, deve essere possibile fare entrambe le cose, proteggere le persone e proteggere i confini. Inoltre, non possiamo ridurre la questione migratoria al Mar Mediterraneo, ovviamente. I confini europei sono lunghi e diversi\u00bb<\/p>\n<p>Parlando ai 600 delegati da 218 Caritas diocesane monsignor Landau \u2013 che rappresenta una rete di 49 organizzazioni in 46 Paesi europei che interloquiscono con i responsabili politici nazionali ed europei in difesa dei poveri e vulnerabili \u2013 ha descritto una situazione mondiale attraversata da intensi cambiamenti: \u00abLa guerra dietro l\u2019angolo, le conseguenze della pandemia, la crisi del costo della vita, la crisi climatica, i cambiamenti demografici, la rapida digitalizzazione e l\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale nella nostra societ\u00e0, il cambiamento del contesto geopolitico\u2026 Tutto questo prima di importanti elezioni in Europa e forse ancor pi\u00f9 negli Stati Uniti. Una situazione non facile\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure \u00absono convinto che non dobbiamo rassegnarci alle difficolt\u00e0 che ancora esistono. E come parte della Chiesa, in particolare, abbiamo il mandato di contribuire a costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, in cui tutti abbiano opportunit\u00e0 eque, laddove possibile\u00bb. \u00abRadicati nella Dottrina Sociale della Chiesa, crediamo che le persone e l\u2019ambiente, non il profitto, debbano essere al centro di tutte le politiche, lottando per un mondo in cui nessuno sia escluso e in cui tutti possano prosperare e partecipare in modo significativo alla societ\u00e0\u00bb, cos\u00ec Landau.<\/p>\n<p>Nella tavola rotonda che ne \u00e8 seguita, moderata dalla vicedirettrice Silvia Sinibaldi, sono intervenuti mons. Alojzij Cvikl, presidente di Caritas Slovenia, Stella Foskolou, presidente di Caritas Hellas, Natalia Perio, segretaria generale di Caritas Spagna ed Ettore Fusaro dell\u2019Ufficio Europa di Caritas Italiana.<\/p>\n<p>Una situazione, quella in Slovenia, dove la forbice sociale \u00e8 in apertura. Lo conferma lo stesso Cvikl secondo cui \u00abc\u2019\u00e8 sempre pi\u00f9 povert\u00e0 e la classe media sta scomparendo. I salari sono bassi, cos\u00ec come le pensioni, e gli anziani non sono in grado di arrivare a fine mese\u00bb. Cvikl conferma la necessit\u00e0 di \u00abfar vivere una vita degna alle persone. E dalla povert\u00e0 conseguono anche problemi morali con le famiglie nelle quali i genitori disoccupati vanno in crisi nel portare avanti una famiglia. I giovani sono un tema ancor pi\u00f9 delicato, con tanti che emigrano verso altri Paesi europei\u00bb. L\u2019esempio del presule arriva dalla sua diocesi di Maribor nella quale \u00abin tanti vanno a lavorare nella vicina Austria ma spesso i nonni non sono in grado di gestire i bambini\u00bb.<\/p>\n<p>Le soluzioni di Caritas Slovenia sono varie: \u00abPer alcuni forniamo alcune giornate nelle quali possono lavorare per noi mentre chi viene aiutato ci ricambia con ore di servizio alla comunit\u00e0. Chiaramente \u00e8 un modo per avvicinare le persone al mondo del lavoro ma cerchiamo anche di creare delle reti organizzando incontri e un pranzo annuale, a Maribor, per chi viene aiutato. Cos\u00ec raduniamo oltre trecento persone attorno a un tavolo. La rete \u00e8 fondamentale\u00bb.<\/p>\n<p>Per Cvikl \u00e8 fondamentale la collaborazione tra realt\u00e0 statali. \u00abCon l\u2019Ungheria c\u2019\u00e8 un buon rapporto, con la Croazia anche tanto che il presidente di Caritas Croazia \u00e8 il mio vicino, il vescovo di Sisak, Vlado Ko\u0161i\u0107, con il quale c\u2019\u00e8 un ottima intesa. Con l\u2019Austria, invece, abbiamo firmato alcune convenzioni: loro hanno i progetti, noi il volontariato\u00bb. Sul tema del fronte italo-sloveno, invece, c\u2019\u00e8 da riprendere \u00abil progetto Alpe Adria tra Slovenia e le diocesi di Gorizia, Udine e Trieste\u00bb.<\/p>\n<p>Sui migranti, infine, la situazione \u00e8 di passaggio, soprattutto per la rotta Balcanica: \u00abCi siamo attivati \u2013 conclude Cvikl \u2013 per l\u2019arrivo dei profughi dall\u2019Ucraina e ora molti vivono e si sono adattati nelle nostre famiglie. Noi abbiamo fornito alcune stanze per l\u2019incontro e la preghiera ma anche servizi psicologici per i bambini affinch\u00e9 si possano adattare all\u2019ambiente e alla scuola\u00bb.<\/p>\n<p>Tra i relatori anche Stella Foskolou, presidente di Caritas Hellas. La Grecia, \u00ab\u00e8 un paese che sa cosa significa l\u2019arrivo nelle sue coste di persone che cercano di fuggire non solo dalla povert\u00e0 e dall\u2019oppressione, ma anche dalla guerra\u00bb, cos\u00ec Foskolou. \u00abLa crisi dei profughi dopo la guerra in Siria e la recente intensit\u00e0 dei flussi migratori sono direttamente collegate alla povert\u00e0 della periferia europea dei conflitti, della guerra e del cambiamento climatico. La guerra in Ucraina, la devastazione a Gaza e Palestina, la crisi nel Sudan, la crisi alimentare nei paesi africani, i conflitti e il crollo dei regimi precari post coloniali hanno costretto per una volta ancora, migliaia di persone allo spostamento e allo sradicamento. Nell\u2019era contemporanea sembra che l\u2019Europa chiuda gli occhi ai segni dei tempi e che creda di poter ignorare le migrazioni di massa che derivano dal bisogno dell\u2019altro di vivere in libert\u00e0, rispetto, dignit\u00e0 e sicurezza. Nei nostri Stati contemporanei e democratici, proclamiamo con fierezza i nostri valori in tutto il mondo, nella prassi, per\u00f2, sempre pi\u00f9 dimostriamo che questi valori e principi non sono validi per tutti. L\u2019ascesa dell\u2019estrema destra in Europa e la diffusa idea che l\u2019immigrazione sia una minaccia rende difficile la ricerca di comuni iniziative e distante la realizzazione di adeguate strategie. L\u2019assunzione di posti di leadership nell\u2019area politica da politici reattivi e antisistemici, i quali, in periodi di crisi economica e spirituale, coltivano odio e introversione, conducono ancora una volta nella storia l\u2019una persona contro l\u2019altra. Invece di parlare di diritti umani, del diritto di asilo, della protezione della vita, della dignit\u00e0, parliamo di pi\u00f9 e soprattutto di protezione da invasione, di immigrazione illegale e di violazione dei confini. Le accuse e le testimonianze per dei violenti respingimenti di persone ai confini, il naufragio tragico appello a sud del Peloponneso, dove pi\u00f9 di 600 persone persero la vita sotto gli occhi dell\u2019umanit\u00e0 dimostrano un\u2019Europa che chiude gli occhi alla giustizia e al trattato internazionale per la prestazione di protezione ai profughi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDelimitiamo i nostri confini, costruiamo muri, facciamo pattuglie, mandiamo indietro persone, parliamo di difesa dei confini nazionali nello stesso tempo nel quale per noi stessi pretendiamo liberi spostamenti e residenza, ignorando la disgrazia che esiste accanto a noi e per la quale abbiamo una comune responsabilit\u00e0. L\u2019Europa finanzia la costruzione di centri chiusi di detenzione invece di investire nella convivenza regolare e pacifica e nella costruzione di un sistema dignitoso e giusto di assegnazione di responsabilit\u00e0 e di contraccambio. La Grecia si allinea con le politiche europee dei confini chiusi. Sono state fatte delle denunce per avere respinto dei profughi immigrati al confine. Nel nord della Grecia, come pure dei tentativi di rimandare indietro dei galleggianti che venivano dalla Turchia. La Grecia per i richiedenti asilo continua ad essere nel Mediterraneo una delle vie di uscita pi\u00f9 basilari. Nel 2015 tutti noi abbiamo visto pi\u00f9 di 850mila profughi passare dalla Grecia per raggiungere il resto dei paesi europei. Nel 2016 i paesi europei, l\u2019uno dopo l\u2019altro chiudono i loro confini lasciando i paesi del Mediterraneo Italia, Grecia, Spagna, Malta e Cipro completamente soli ad affrontare una situazione tanto grave e particolarmente impegnativa\u00bb, ha ribadito la presidente di Caritas Hellas che ha notato, in questi primi mesi del 2024, \u00abun graduale aumento dall\u2019inizio dell\u2019anno fino alla fine di marzo sono arrivati 10mila profughi. La maggior parte provenienti dalla Siria, Afghanistan, Somalia ed Eritrea. Un numero considerevole arriva a Creta aprendo una nuova via, oltre a quelle gi\u00e0 esistenti della Turchia, dell\u2019Egitto e della Libia\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNon dimentichiamo che in tutto il mondo pi\u00f9 di 108 milioni di persone sono state sfollate dai loro focolai a causa della violenza, delle espulsioni, dei conflitti e delle trasgressioni dei diritti umani. Non pensiamo che l\u2019Europa sia in grado di accogliere subito i milioni di persone che rimangono intrappolati nella sua periferia. Di certo per\u00f2 occorre siano date delle soluzioni comuni per la loro accoglienza, con un sistema di concezione di asilo giusto ed equo per tutti, con l\u2019assunzione della responsabilit\u00e0 condivisa e della partizione del dovere della loro protezione. L\u2019Europa deve e pu\u00f2 investire nella pace, nello sviluppo e nella coesione sociale nei paesi della periferia che crollano economicamente e istituzionalmente\u00bb, ha concluso Foskolou.<\/p>\n<p>Natalia Perio, segretaria generale di Caritas Spagna, ha ribadito come \u00abin questo momento in Spagna abbiamo 100mila persone in situazione di irregolarit\u00e0. E questo porta alle persone a vivere situazioni di assenza di diritti e di paura e di assenza di futuro e ai nostri operatori. Vivere questo significa anche vivere un senso di frustrazione nel non poter aiutarle\u00bb, cos\u00ec Peiro che ha ribadito anche la \u00abbarriera visibile, che ha a che vedere con la difficolt\u00e0 che hanno tante persone ad accedere all\u2019abitazione e questo impedisce loro di pensare a un futuro, di costruire una famiglia e noi ci stiamo impegnando molto su questo ambito qui, non solo con risorse economiche, ma anche attraverso l\u2019assistenza e un approccio pedagogico. E che aiuti le persone a capire come accedere al meglio. C\u2019\u00e8 una difficolt\u00e0, ad esempio dal punto di vista dei costi della vita e quindi una situazione che impedisce l\u2019accesso al all\u2019abitazione e ad una abitazione in condizioni degne\u00bb, sono le parole della segretaria.<\/p>\n<p>La terza frontiera \u00abha a che vedere con l\u2019occupazione precaria. Un tipo di occupazione che impedisce l\u2019integrazione sociale ed economica. In questo momento in Spagna la met\u00e0 delle persone che aiutiamo sono persone occupate, quindi lavoratori che vivono in situazioni di precariet\u00e0 lavorativa\u00bb. La frontiera pi\u00f9 grande, secondo Peiro, per\u00f2, \u00e8 quella \u00abdell\u2019individualit\u00e0. \u00c8 come riuscire a fare un passaggio dalla cultura dello scarto a un altro tipo di cultura centrata su sulle persone e come lavorare nelle nostre comunit\u00e0, per cercare di avere un cuore che ci aiuti anche a capire questo tipo di problematiche?\u00bb.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le elezioni europee \u00abci sono alcuni aspetti che sono importanti, ad esempio garantire un degli ingressi un minimo che sia indispensabile per la vita dignitosa, lavorare anche sul tema della povert\u00e0 infantile. Un altro elemento ha a che vedere con l\u2019aumento della cooperazione allo sviluppo, alla cooperazione internazionale, ma anche a costruire strade e modalit\u00e0 sicure per permettere alle persone di migrare in condizioni sicure\u00bb, conclude Peiro.<\/p>\n<p>Sul tema della Rotta Balcanica si \u00e8 soffermato Fusaro, che segue l\u2019Ufficio Europa di Caritas Italiana, che rileva anche le 47 Caritas nazionali e promuove e partecipa a programmi, iniziative trasversali, dalle migrazioni all\u2019inclusione lavorativa raggiungendo la rete di Caritas italiane nelle diocesi. Fusaro, nel raccontare il lavoro sui confini, ha ribadito come \u00aboltre alla rotta balcanica, che vede la collaborazione con le altre Caritas nazionali di tutta la rotta, c\u2019\u00e8 il tema dell\u2019economia sociale, il tema della salute mentale e della disabilit\u00e0, e della destituzionalizzazione, coordinando con le Caritas diocesane che hanno fatto, in questa regione, un gran lavoro con i Balcani ma anche in tutta l\u2019Est Europa che ci vede impegnati con l\u2019emergenza in Ucraina, quindi porre un\u2019attenzione sull\u2019area ma anche in Moldavia, nel Caucaso e nella Romania che vivono un\u2019enorme emergenza in Europa. Una situazione che non va risolvendosi\u00bb, cos\u00ec Fusaro.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 difficile vedere nel breve periodo un risultato ma posso dire che, per quanto riguarda le Caritas Nazionali dei Balcani, ora possiamo parlare di progettazione alla pari sapendo leggere la societ\u00e0 civile in maniera importante. Ora queste organizzazioni posso essere player sociali nel loro territorio pur essendo Chiese di minoranza come in Serbia o in Kosovo dove, comunque, la presenza \u00e8 apprezzata. Ci\u00f2 \u2013 cos\u00ec ancora Fusaro \u2013 in un percorso che ha richiesto del tempo ma che d\u00e0 un contributo importante perch\u00e9 a loro volta le Caritas riescono a contribuire alle dinamiche e ai processi di Caritas Europa. Da un bisogno prettamente materiale ora c\u2019\u00e8 una strutturazione diversa\u00bb, ha concluso Fusaro.<\/p>\n<p><em>di Ivan Bianchi, articolo pubblicato su Voce Isontina<\/em><\/p>\n<p>Foto: Caritas Italiana<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La giornata internazionale del quarantaquattresimo Convegno Nazionale Caritas Italiana, ospitato in una Grado che, Isola del Sole, solamente nella tarda mattinata del 9 aprile ha visto un tenue sole affacciarsi sulle coste adriatiche, ha parlato di Europa. 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