{"id":1818,"date":"2023-12-15T11:43:01","date_gmt":"2023-12-15T10:43:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/?p=1818"},"modified":"2023-12-20T16:16:59","modified_gmt":"2023-12-20T15:16:59","slug":"gioirono-nel-vedere-la-stella-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/gioirono-nel-vedere-la-stella-2\/","title":{"rendered":"&#8220;Gioirono nel vedere la Stella&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: -20px 0px 30px 0px\">Per vedere le stelle dobbiamo aspettare il buio della notte. Tutti sanno che durante il giorno \u00e8 impossibile vedere le stelle\u2026 eppure esse ci sono comunque ma il sole, con la sua luce accecante, non ci permette di vederle. L\u2019Evangelista Matteo ci ricorda che alcuni magi da oriente si sono recati in Giudea perch\u00e9 hanno visto spuntare una stella. Quindi, nel buio della notte, hanno deciso di mettersi in viaggio. Arrivati dove era posto Ges\u00f9 Bambino provarono una gioia grandissima al vedere la stella. Arrivarono dunque dove dimorava la Sacra Famiglia quando era buio.<br \/>\nAnche in mezzo a noi \u00e8 scesa la notte.<br \/>\nLo vediamo nelle guerre che stanno mietendo tante vittime anche tra le persone pi\u00f9 indifese, non solo in Terra Santa e in Ucraina: stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi, come ci ricorda spesso Papa Francesco.<br \/>\nSempre Francesco, nel suo Magistero, ci continua a ricordare che stiamo vivendo un cambiamento d\u2019epoca, non un\u2019epoca di cambiamento. Un tempo dove si riscontra, sia a livello mondiale che locale, un incremento dell\u2019ingiustizia e della povert\u00e0 in tutte le sue forme.<br \/>\nSoltanto nel buio della notte i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti che arrivano dalla rotta balcanica gioiscono nell\u2019incontrare tante stelle che brillano: sono i volontari che a Gorizia e a Gradisca d\u2019Isonzo si mettono a disposizione per accoglierli, offrendo loro un posto dove dormire e qualcosa da mangiare.<br \/>\nNel buio della notte della solitudine, della povert\u00e0 e della disoccupazione tante famiglie incontrano il volto accogliente dei volontari che si impegnano nella rete dei Centri di Ascolto della Caritas presenti tra le comunit\u00e0 della nostra Arcidiocesi. Sono anche loro stelle che brillano e infondono speranza, grazie al loro servizio silenzioso e quotidiano, a quanti bussano alla loro porta.<br \/>\nAltre donne e altri uomini hanno deciso di illuminare la speranza offrendo ai pi\u00f9 poveri la possibilit\u00e0 di potersi alimentare dignitosamente nelle mense per i poveri e negli Empori della Solidariet\u00e0, altri nel buio della casa circondariali o delle case di cura, ci sono poi uomini e donne che vogliono essere guida ai tanti bambini e ragazzi che fanno difficolt\u00e0 a studiare, impegnandosi nei diversi dopo scuola presenti nella nostra Diocesi. Questi sono solo alcuni esempi dove tante persone che hanno scelto, nel silenzio, di mettersi a servizio di altre sorelle e di altri fratelli: hanno deciso di diventare per loro astri che brillano nella loro notte.<br \/>\nQuali sono i desideri che hanno spinto i Magi a mettersi in viaggio? A questi sapienti d\u2019oriente con un cuore colmo di desideri \u00e8 spuntata una stella che li ha messi in cammino. Il termine desiderio significa letteralmente &#8220;avvertire la mancanza di stelle&#8221;.<br \/>\nQuali sono i desideri e le speranze di tanti giovani che dai Paesi della vicina Asia si mettono in cammino per arrivare da noi?<br \/>\nQuali sono i sogni, le sofferenze e i progetti di numerose famiglie che bussano ai Centri di Ascolto della Caritas, agli Empori della Solidariet\u00e0 o ad altri luoghi di ascolto e accoglienza?<br \/>\nQuali desideri sono nascosti nel cuore dei ragazzi che fanno difficolt\u00e0 a scuola, degli uomini e donne in carcere o ricoverati in qualche struttura?<br \/>\nQuali sono per\u00f2 anche i desideri che albergano nel cuore dei diversi volontari che hanno deciso di &#8220;sporcarsi le mani&#8221; e di essere stelle che brillano per altri fratelli e altre sorelle?<br \/>\nSicuramente il desiderio di felicit\u00e0 che alberga in ogni uomo e in ogni donna.<br \/>\nLoro hanno capito che, per essere veramente felici, bisogna mettersi a servizio degli altri.<br \/>\nQuesto \u00e8 proprio l\u2019annuncio di Ges\u00f9 che ci ha detto &#8220;c\u2019\u00e8 pi\u00f9 gioia nel dare che nel ricevere&#8221; (At 20,35) e &#8220;Vi do un comandamento nuovo: come io ho amato voi, cos\u00ec amatevi anche voi gli uni gli altri&#8221; (Gv 13,34)<br \/>\nVi auguro un buon tempo di Avvento da riempire con tutti i desideri di bene che albergano nel vostro cuore, ma anche di propositi e di impegni nel donarsi e &#8220;sporcarsi le mani&#8221;, per diventare stelle che brillano imitando Ges\u00f9, quella Stella che \u00e8 spuntata e ha messo in viaggio i magi, uomini sapienti e assetati di felicit\u00e0.<br \/>\n<em>Adalberto Chimera, vicedirettore Caritas diocesana di Gorizia<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h4><strong>I domenica di Avvento: Attendere<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>&#8220;L\u2019attesa nell\u2019essere attesi&#8221;<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019Avvento \u00e8 il tempo dell\u2019attesa. L\u2019attesa \u00e8 fondamentale. \u00c8 un\u2019esperienza dalla grande valenza educativa, soprattutto per noi che viviamo in tempi frenetici e concitati, dove l\u2019impazienza, l\u2019irruenza, l\u2019impulsivit\u00e0, la fretta spesso limitano e a volte cancellano il senso profondo dell\u2019attesa.<br \/>\nLa vita di ciascuno di noi \u00e8 intrecciata di attesa e di attese.<br \/>\nNella nostra vita, caratterizzata da una triste esasperazione, si presentano incessanti attese di piccole e medie dimensioni che ci logorano, irritano e infuriano: ad esempio le code, ormai onnipresenti, diventano particolarmente frustranti nelle situazioni automobilistiche, negli aeroporti e negli uffici pubblici. Sono l\u2019opposto della grande attesa, quella che porta alla realizzazione di sogni e progetti, quella che d\u00e0 compimento ad una storia. La grande attesa paziente e sana si ritira da ogni tumulto. Lo evita con timore, considerandolo un ospite inquietante, un nemico subdolo, un veleno pervasivo che sottrae vigore e vitalit\u00e0.<br \/>\nIl termine attendere deriva dal latino ad-tendere, che significa \u201cvolgersi a\u201d. Si tratta di una parola composta dalla particella ad \u201cverso\u201d e tendere \u201ctendere\u201d. L\u2019etimologia latina ci suggerisce che il suo significato \u00e8 quello di rivolgere l\u2019attenzione verso qualcosa, e quindi di dedicarsi a qualcosa. L\u2019atteggiamento del soggetto \u00e8 tutt\u2019altro che passivo; non \u00e8 stare fermi e immobili, ma \u00e8 volgersi verso qualcosa o qualcuno, dedicando a essa\/o attenzione e concentrazione, consapevoli che ogni grande impresa non si realizza all\u2019improvviso o per magia.<br \/>\nAllora, riscopriamo l\u2019attesa del tempo di Avvento. Questo esprime un forte potenziale di speranza, perch\u00e9 \u00e8 il tempo che fa tendere verso, che mira, si distende, ci proietta verso il futuro.<br \/>\nPer i cristiani \u00e8 l\u2019attesa del ritorno del Signore alla fine dei tempi, nel ricordo della prima venuta nell\u2019Incarnazione e nella preparazione ad accoglierlo nuovamente qui e oggi.<br \/>\nTuttavia, per vivere con un atteggiamento di attesa attivo \u00e8 necessario sapersi attesi; \u00e8 necessario aprirsi alla prospettiva e promessa di essere a nostra volta attesi e non semplicemente gettati nel mondo.<br \/>\nDino Buzzati in un suo racconto da titolo Uno ti aspetta, narra di un luogo misterioso, nel quale un signore potente ti attende da tanto tempo per \u201crenderti felice\u201d, donarti la libert\u00e0, svelarti la tua vera identit\u00e0.<br \/>\nSarebbe sufficiente decidere di andare verso di lui, varcare l\u2019ingresso della sua casa e sarebbe festa grande, perch\u00e9 lui \u00e8 l\u00ec che \u201cse ne sta quieto ad aspettarti\u201d. \u201cMa tu, uomo, non ti alzi nemmeno, non apri la porta, non accendi la luce, non guardi. Oppure, se vai, non lo vedi\u201d. Questo re ti attende; \u201c\u2026 per\u00f2 tu non lo vedi. Deluso, spengi, sbatti la porta, torni di l\u00e0, scuoti il capo infastidito da queste nostre assurde insinuazioni: fra poco avrai dimenticato tutto. E cos\u00ec sprechi la vita\u201d.<br \/>\nL\u2019attesa umana di \u201cqualcosa\u201d che sta oltre la porta \u00e8 corrisposta dall\u2019essere attesi da \u201cQualcuno\u201d che, appunto, abita al di l\u00e0 di quella porta.<br \/>\nTutta la riuscita della vita sta nel riconoscere il \u201csignore\u201d e amarlo; sta nel fare quel passo per abitare quella casa dove \u201cti attende colui che vorrebbe vederti felice\u201d. Intraprendere la strada opposta ti conduce a sprecare l\u2019esistenza.<br \/>\nDio per primo ci attende e noi necessitiamo di questa attesa. Il bambino che nasce ci attende e con lui, la pace, la giustizia e la gioia che porta con s\u00e9 ci attendono, ma per essere raggiunti hanno bisogno che la nostra attesa sia saggia, armoniosa, costruttiva, attenta.<br \/>\n<em>fra Luigi Berti\u00e9<\/em><br \/>\n<em>Direttore Ufficio catechistico diocesano<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h4><strong>II domenica di Avvento: Annunciare<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>\u201cAnnunciare\u201d \u2013 \u201cOznanjamo\u201d<\/strong><\/h4>\n<p>La societ\u00e0 in cui viviamo non \u00e8 pi\u00f9 cristiana. Ci\u00f2 non significa, per\u00f2, che non sia possibile essere cristiani in questa societ\u00e0 secolarizzata, consumistica, pagana e satanista e che in questa societ\u00e0 non ci siano comunit\u00e0 cristiane. Come cristiani, siamo chiamati a proclamare, proprio in queste circostanze, che circa 2000 anni fa come un bambino innocente, nacque il Sovrano dell\u2019Universo, il Re della Pace. Siamo noi testimoni di questa notizia, come lo furono i pastori ignoranti, oppure stiamo facendo anti-propaganda a Dio con la nostra predicazione e a causa della nostra predicazione le persone sono ancora pi\u00f9 lontane dalla comunit\u00e0 cristiana \u2013 dalla Chiesa? Lo facciamo automaticamente se non siamo cristiani noi stessi, se non c\u2019\u00e8 pace in noi, se siamo alteri e violenti; se escono da noi l\u2019odio, l\u2019amarezza e la depressione, se abbiamo il cuore duro e non c\u2019\u00e8 l\u2019amore di Dio in noi.<br \/>\nNon possiamo parlare di Dio nello stesso modo in cui possiamo parlare del tempo, di una visita ad un bar, di una partita di calcio, di animali domestici o di qualsiasi altra cosa. Ne erano consapevoli i Magi d\u2019Oriente, che intrapresero un viaggio lungo e pericoloso e osservarono il cielo stellato. Anche Erode ne era consapevole e voleva liberarsi del re appena nato. Ges\u00f9 Cristo \u00e8 nato come bambino umano, in una mangiatoia destinata a nutrire gli animali, a Betlemme (la casa del pane). Il Verbo (Logos) si \u00e8 fatto carne. Dio ha parlato attraverso il Figlio. Il Figlio testimonia del Padre. Il Verbo si \u00e8 umiliato non solo nascendo come bambino umano e morendo sulla croce, ma anche diventando nostro pane. Questi fatti parlano da soli.<br \/>\nMolto semplice, molto distinto. Si devono solo ascoltare.<br \/>\n\u00c8 necessario superare la paura. \u201cNon abbiate paura!\u201d. Possiamo parlare del Segreto con ogni persona. Guardare lo stesso cielo stellato ci dice che siamo solo un piccolo, minuscolo puntino nel grande cosmo. Non solo noi ma anche i nostri interlocutori. Se possiamo parlare di automobili, di salute, di bellezza, di emozioni, di funzionamento della mente umana, di problemi sociali, di Intelligenza Artificiale\u2026 perch\u00e9 non parlare anche di questioni spirituali e della nostra religione? In fin dei conti la bellezza \u00e8 fugace, la salute decade, gli imperi cadono, il nostro corpo presto morir\u00e0, il nostro sistema solare croller\u00e0\u2026 Ma il Dio che ha creato tutto \u00e8 eterno!<br \/>\nPossiamo parlare di fede se la conosciamo, se siamo ricercatori, se ascoltiamo la Parola e parliamo con il Verbo (Logos), se conosciamo e amiamo il Verbo. Se amiamo veramente il Verbo, amiamo anche coloro ai quali siamo inviati come missionari. Anche se ci sono antipatici, ci svergognano, ci disprezzano, ci perseguitano, forse addirittura ci uccidono e non vogliono nemmeno sentir parlare di Dio, almeno all\u2019esterno. Sono fatti a immagine di Dio, Dio li ama infinitamente; ma si aspetta che glielo diciamo.<br \/>\nUna persona pu\u00f2 uccidere Dio in s\u00e9 stessa ed escluderlo dalla vita pubblica, ma questo non significa che Dio non esista, che Dio non operi e non sia presente. Anche i pi\u00f9 grandi atei e peccatori sono ancora figli di Dio. Dio vuole conquistare i loro cuori. Se lo sapessimo, ci comporteremmo nei loro confronti in modo diverso rispetto a come ci comporteremmo se non lo sapessimo. Pensiamo che, se tutti fossero gi\u00e0 cristiani e santi, allora la predicazione non sarebbe affatto necessaria! Naturalmente, questo non significa che la nostra testimonianza convertir\u00e0 necessariamente gli altri. Ges\u00f9 non ha detto: \u201cCostringete la gente ad andare alla Santa Messa\u2026!\u201d Non dobbiamo preoccuparci troppo se le chiese sono vuote, se\u2026 Dovremmo preoccuparci di pi\u00f9 di che tipo di cristiani e predicatori siamo, che tipo di relazioni coltiviamo all\u2019interno delle nostre comunit\u00e0 cristiane\u2026<br \/>\nChiunque vede davanti a s\u00e9 un bambino addormentato cambia il suo comportamento.<br \/>\nChi, da un lato, \u00e8 consapevole dell\u2019arroganza e dell\u2019autosufficienza dei potenti di oggi e, dall\u2019altro, \u00e8 consapevole del segreto dell\u2019infinito potere del Re, chi viene escluso e ignorato, comincia a sperimentare la vita diversamente, vive diversamente e parla diversamente. Chi \u00e8 cosciente di s\u00e9 in rapporto a Dio \u00e8 cosciente di essere piccolo, di percepire ben poco.<br \/>\nE si meraviglia del fatto che Dio si \u00e8 incarnato, che Dio ci ama, che Dio d\u00e0 la sua vita per noi, che Ges\u00f9 si \u00e8 fatto Pane. L\u2019arrivo di Dio tra noi \u00e8 una Luce che illumina e riscalda. \u00c8 tutto molto semplice. \u00c8 cos\u00ec semplice che non ce ne accorgiamo nemmeno, non ce ne rendiamo conto, diamo tutto per scontato. Anche noi siamo invitati a diventare semplici; che ci facciamo il segno della croce pi\u00f9 volte al giorno e cos\u00ec ci abbandoniamo all\u2019amore della Santissima Trinit\u00e0, parliamo a Dio con cuore sincero di ci\u00f2 che stiamo vivendo, sorridiamo ai nostri cari, parliamo delle nostre ricerche e viaggi e osiamo dire la verit\u00e0 in pubblico, svolgiamo coscienziosamente i nostri doveri professionali e domestici, visitiamo gli ammalati, andiamo ai funerali e preghiamo per i morti, gioiamo nella vita\u2026 Saremo sinceri testimoni quando gli altri non si accorgeranno nemmeno che siamo cristiani e lo riterranno ovvio.<br \/>\n<em>don Bogdan Vidmar, delegato episcopale per la diocesi di Koper\/Capodistria per Go!2025<\/em><\/p>\n<p>Dru\u017eba v kateri \u017eivimo ni ve\u010d kr\u0161\u010danska. To pa ne pomeni, da v tej sekularizirani, potro\u0161ni\u0161ki, poganski in satanisti\u010dni dru\u017ebi ni mogo\u010de biti kristjan in da v tej dru\u017ebi ni kr\u0161\u010danskih skupnosti. Kristjani smo poklicani, da prav v teh okoli\u0161\u010dinah oznanjamo, da se je pred okoli 2000 leti, kot nebogljen dojen\u010dek, rodil Vladar vesoljstva, Kralj miru.<br \/>\nSmo pri\u010devalci te novice, kot so bili neuki pastirji, ali pa s svojim oznanjevanjem delamo anti-propagando za Boga in se ljudje, zaradi na\u0161ega oznanjevanja, \u0161e bolj oddaljujejo od kr\u0161\u010danske skupnosti \u2013 Cerkve? To po\u010dnemo avtomatsko, \u010de sami nismo kristjani, \u010de v nas ni miru, \u010de smo vzvi\u0161eni in nasilni; \u010de iz nas bruha sovra\u0161tvo, zagrenjenost in depresija, \u010de smo trdosr\u010dni in v nas ni Bo\u017eje ljubezni.<br \/>\nO Bogu ne moremo govoriti na tak na\u00a4in, kot o vremenu, o obisku v kavarni, nogometni tekmi, hi\u0161nih ljubljen\u010dkih ali \u010dem podobnem.<br \/>\nTega so se zavedal Modri z Vzhoda, ki so se podali na dolgo in nevarno pot in opazovali zvezdnato nebo.<br \/>\nTega se je zavedal tudi Herod, ki se je hotel novorojenega Kralja znebiti. Jezus Kristus se je rodil kot \u010dlove\u0161ki otrok, v jaslih, ki so namenjene za prehranjevanje \u017eivali, v Betlehemu (hi\u0161i kruha). Beseda (Logos) je meso postala. Bog je spregovoril po Sinu.<br \/>\nSin pri\u010duje o O\u010detu.<br \/>\nBeseda se je poni\u017eala ne le tako, da se je rodila kot \u010dlove\u0161ki otrok in umrla na kri\u017eu, marve\u010d tudi tako, da je na\u0161 kruh. Ta dejstva govorijo sama po sebi.<br \/>\nZelo preprosto, zelo razlo\u010dno. Le sli\u0161ati jih je treba.<br \/>\nPotrebno je premagati strah. \u201cNe boj se!\u201d O Skrivnosti lahko govorimo z vsakim \u010dlovekom. Pogled v zvezdnato nebo nam sam po sebi sporo\u010da, da smo v velikem kozmosu le majhna, majhna pikica.<br \/>\nNe le mi, tudi na\u0161i sogovorniki.<br \/>\n\u010ce se lahko pogovarjamo o avtomobilih, o zdravju, o lepoti \u017eensk, o \u010dustvih, o delovanju \u010dlove\u0161kega razuma, o dru\u017ebenih problemih, o umetni inteligenci\u2026 zakaj ne bi spregovorili tudi o duhovnih vpra\u0161anjih in o svoji veri?<br \/>\nNa koncu koncev: lepota je minljiva, zdravje se skrha, imperiji propadejo, na\u0161e telo bo kmalu mrtvo, na\u0161 son\u00a4ni sistem bo propadel\u2026 Bog, ki je vse to ustvaril, pa je ve\u010den!<br \/>\nO veri lahko govorimo, \u010de jo poznamo, \u010de smo iskalci, \u010de poslu\u0161ano Besedo in z Besedo govorimo, \u010de Besedo poznamo in ljubimo.<br \/>\n\u010ce resni\u010dno ljubimo Besedo, ljubimo tudi tiste h katerim smo poslani kot misijonarji.<br \/>\n\u010detudi so nam antipati\u00a4ni, nas sramotijo, zani\u00a4ujejo, preganjajo, morda celo morijo in o Bogu, vsaj na zunaj, no\u010dejo niti sli\u0161ati.<br \/>\nUstvarjeni so po Bo\u017eji podobi, Bog jih neskon\u010dno ljubi; od nas pa pri\u00a4akuje, da jim to povemo.<br \/>\nvlovek lahko Boga ubije v sebi ter ga izlovvi iz javnega \u017eivljenja, a to ne pomeni, da Boga ni, da Bog ne deluje in ni prisoten.<br \/>\nTudi najve\u010dji ateisti in gre\u0161niki so \u0161e vedno Bo\u017eji otroci.<br \/>\nBog \u017eeli osvojiti njihova srca.<br \/>\n\u010ce to vemo, se bomo do njih obna\u0161ali druga\u010de, kot bi se, \u010de tega ne bi vedeli. Pomislimo, \u010de bi vsi \u017ee bili kristjani in svetniki, potem oznanjevanje sploh ne bi bilo ve\u010d potrebno! Seveda to ne pomeni, da se bodo ob na\u0161em pri\u010devanju drugi nujno spreobrnili. Jezus ni rekel: \u201cPrisilite ljudi, da bodo hodili k sveti ma\u0161i\u2026!\u201d Ne sme nas preve\u00a4 vznemirjati, \u010de so cerkve prazne, \u010de\u2026 Bolj bi nas moralo skrbeti, kak\u0161ni kristjani in oznanjevalci smo, kak\u0161ne odnose gojimo znotraj na\u0161ih kr\u0161\u010danskih ob\u010destev\u2026<br \/>\nKdor vidi pred seboj spe\u010dega dojen\u010dka, spremeni svoje obna\u0161anje.<br \/>\nKdor se po eni strani zaveda arogantnosti in samozadostnosti dana\u0161njih mogo\u010dne\u017eev in se po drugi strani zaveda skrivnost neskon\u010dne mo\u010di Kralja, ki je izlo\u010den in ignoriran, za\u010dne \u017eivljenje do\u017eivljati druga\u010de, \u017eivi druga\u00a4e in druga\u010de tudi govori. Kdor se zaveda samega sebe v odnosu do Boga, se zaveda, da je majhen, da dojema zelo malo.<br \/>\nIn se \u010dudi temu, da se je Bog u\u010dlove\u010dil, da nas Bog ljubi, da Bog daje za nas svoje \u017eivljenje, da je Jezus postal Kruh. Bo\u017eji prihod med nas je Lu\u010d, ki razsvetljuje in greje.<br \/>\nZelo preprosto je vse to. Tako preprosto, da tega niti ne opazimo, se tega ne zavedamo, da se nam vse to zdi samoumevno.<br \/>\nPovabljeni smo, da tudi mi postanemo preprosti; da se ve\u010dkrat na dan pokri\u017eamo in s tem izro\u010dimo v ljubezen Svete Trojice, da se z iskrenim srcem pogovarjamo z Bogom o tem, kar do\u017eivljamo, da se nasmehnemo bli\u017enjim, da se pogovarjamo o na\u0161ih iskanjih in poteh in si upamo v javnosti povedati resnico, da vestno opravljamo svoje poklicne in stanovske dol\u017enosti, da obi\u0161\u010demo bolnika, da gremo na pogreb in molimo za rajne, da se veselimo \u017eivljenja\u2026 Resni\u010dni pri\u00a4evalci bomo, ko drugi ne bodo niti opazili, da smo kristjani in se jim bo to zdelo samoumevno<br \/>\n<em>don Bogdan Vidmar<br \/>\n<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h4><strong>III domenica di Avvento: Testimoniare<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Volontari: non chiamateci supereroi!<\/strong><\/h4>\n<p>In questa terza domenica d\u2019Avvento, la parola che ci guida \u00e8 \u201cTestimoniare\u201d.<br \/>\nAnche nelle nostre comunit\u00e0, parrocchie, gruppi, sono tante le persone che, spesso in maniera silenziosa, con gesti concreti ed esempi importanti di solidariet\u00e0, lasciano una profonda impronta con la loro testimonianza.<br \/>\nA volte, prima di intraprendere un cammino in un servizio di volontariato, sono tante le domande che le persone interessate si fanno:\u2008\u201cSar\u00f2 in grado di svolgere quello che mi verr\u00e0 chiesto?\u201d, \u201cNon ho compiuto studi specifici, sar\u00e0 un problema?\u201d, \u201cDovr\u00f2 dire o dimostrare qualcosa di particolare?\u201d.<br \/>\nDomande che sono certamente lecite, ma tutti i dubbi possono essere dipanati con una semplice risposta: basta avere amore da donare.<br \/>\nTutti noi possiamo essere in grado di \u201cprenderci cura\u201d e \u201cavere a cuore\u201d\u2008chi ci sta vicino, in mille modi: possiamo andare a trovare un anziano, riempire gli scaffali di un Emporio della Solidariet\u00e0, smistare vestitini per bambini all\u2019Emporio dell\u2019Infanzia, aiutare i ragazzi nello studio pomeridiano al doposcuola\u2026 e chi pi\u00f9 n\u00e9 ha pi\u00f9 ne metta!<br \/>\nIn fondo, \u00e8 il nostro essere cristiani e il vivere la nostra fede che ci guida e ci guider\u00e0 nel nostro servizio verso \u201cl\u2019altro\u201d, nel \u201cprenderci cura\u201d di lui. E semplicemente grazie a questo, anche noi potremo essere a nostra volta \u201ctestimoni\u201d di qualcosa di bellissimo e speciale.<br \/>\nCos\u00ec come Giuseppe, un giovane che gi\u00e0 da diversi anni si occupa di volontariato nel settore socio-sanitario e che ha condiviso con noi la sua esperienza.<\/p>\n<p><strong>Da quanto tempo ti occupi di volontariato e da dove nasce l\u2019ispirazione che ti ha portato a scegliere proprio l\u2019assistenza come ramo volontaristico e non qualcos\u2019altro?<\/strong><\/p>\n<p>La mia prima esperienza di volontariato risale a quando ero adolescente e frequentavo il centro salesiano \u201cSan Luigi\u201d di Gorizia. A quell\u2019epoca, infatti, ho avuto la possibilit\u00e0 di conoscere alcuni salesiani, che ricordo con affetto, e che mi hanno convinto ad intraprendere il percorso di animatore per sostenere i vari progetti riguardanti i ragazzi delle scuole elementari e medie, come ad esempio, quello inerente alla realizzazione del centro estivo \u201cEstate Insieme\u201d.<br \/>\nGrazie a quell\u2019esperienza ho potuto apprezzare alcuni aspetti del volontariato, come quello del donarsi al prossimo, del lavorare insieme ad un progetto comune, e del poter coltivare importanti amicizie.<br \/>\nNel 2010 sono diventato infermiere e da quel momento ho sempre pensato di fare qualcosa che mi permettesse di unire la mia passione lavorativa alla voglia di prestare aiuto e sentirsi utile.<br \/>\nIn particolare mi incuriosivano le attivit\u00e0 di volontariato rivolte ai paesi del \u201cterzo mondo\u201d, che storicamente soffrono di gravi carenze a livello sanitario.<br \/>\nSe da un lato queste esperienze mi affascinavano, dall\u2019altro suscitavano in me la paura del mettersi in gioco con persone sconosciute in contesti lontani da casa.<br \/>\nNel 2018, a seguito di lunghe riflessioni, ho deciso di partire per il Madagascar come volontario infermiere, presso un ospedale gestito da un\u2019associazione italiana nei pressi di Tulear.<br \/>\nL\u2019esperienza di volontariato in Madagascar \u00e8 stata una delle pi\u00f9 importanti e significative della mia vita. Una volta ritornato a casa mi ero ripromesso di dedicarmi di tanto in tanto ad esperienze simili, compatibilmente con i miei impegni lavorativi.<br \/>\nA fine ottobre, grazie ad un\u2019amica e collega, ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 di poter svolgere un paio di settimane di volontariato come infermiere presso l\u2019hotspot di Lampedusa, gestito dalla Croce Rossa Italiana, alla quale sono molto grato. Anche in questo caso ho trovato l\u2019esperienza davvero bella e arricchente.<\/p>\n<p><strong>Fare volontariato \u00e8 un po\u2019 donare una parte di s\u00e9 stessi agli altri. Come ti senti nei momenti in cui stai prestando te stesso all\u2019altro?<\/strong><\/p>\n<p>Nel momento in cui faccio del volontariato sono mosso dall\u2019idea di rendere migliore la vita di qualcun altro e questo pensiero mi fa stare bene.<br \/>\nNon voglio apparire come un supereroe. Non c\u2019\u00e8 nulla di eroico nel fornire una coperta a chi ha freddo, fornire un pasto caldo a chi \u00e8 affamato oppure somministrare un analgesico a chi lamenta del dolore. Sono azioni che possono essere compiute da tutti, non servono grandi capacit\u00e0.<br \/>\nLa bellezza del volontariato non sta nel compiere delle gesta eroiche ma nel donare il lato migliore di s\u00e9 stessi al prossimo. Essere volontari significa non solo donare ma anche ricevere. Capita spesso infatti, durante l\u2019attivit\u00e0 di volontariato, di ricevere dei ringraziamenti sentiti, delle strette di mano, dei sorrisi, degli abbracci.<br \/>\nQuesti gesti sono per me impagabili perch\u00e9 generano un senso di gioia immediato.<\/p>\n<p><strong>Quello che compi come volontario \u00e8 anche una grande testimonianza: di cura di dedizione, di attenzione al prossimo. Testimoniare \u00e8 proprio una delle parole che guida l\u2019Avvento 2023 che promuoviamo come Caritas diocesana insieme all\u2019Ufficio catechistico. Cosa significa per te questa parola? Hai mai pensato che appunto, sei testimone di qualcosa di prezioso che potresti essere da stimolo ed esempio per altri?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che testimoniare abbia a che fare col rendere visibile una realt\u00e0, quella del volontariato, che spesso opera \u201clontano dai riflettori\u201d e agisce con lo scopo di rendere pi\u00f9 bello questo mondo. Una realt\u00e0 fatta di persone comuni che dedicano parte del loro tempo e delle loro capacit\u00e0 per aiutare il prossimo.<br \/>\nPenso che sia bello sapere che anche al giorno d\u2019oggi si possa contare sull\u2019aiuto di alcune persone disponibili a tenderti la mano nel momento del bisogno, senza volere nulla in cambio.<br \/>\nPer me, testimoniare significa raccontare le mie esperienze di volontariato sperando che questo mondo cos\u00ec bello e affascinante possa essere condiviso e vissuto anche da qualcun altro.<\/p>\n<p><strong>Se ti chiedessimo di descrivere il volontariato in tre parole, quali sceglieresti?<\/strong><\/p>\n<p>Il volontariato per me pu\u00f2 essere descritto con le parole: dono, collaborazione e opportunit\u00e0.<br \/>\nIl dono \u00e8 sicuramente l\u2019essenza del volontariato.<br \/>\nOgni volontario, infatti, offre il proprio tempo, le proprie capacit\u00e0, il proprio impegno a chi si trova in una situazione di difficolt\u00e0 senza pretendere nulla in cambio.<br \/>\nIl volontariato si basa sulla collaborazione reciproca.<br \/>\nLo spirito di chi si mette al servizio del prossimo \u00e8 quello del \u201ccostruire insieme\u201d, mettendo da parte le divergenze, i pregiudizi e la competizione.<br \/>\nQualsiasi attivit\u00e0 di volontariato si basa su questo principio.<br \/>\nInfine, penso che il volontariato sia un\u2019opportunit\u00e0 per scoprire nuove amicizie, conoscere importanti storie di vita, cimentarsi in nuovi progetti, attivit\u00e0 e passioni.<br \/>\nTutte queste opportunit\u00e0 portano a sentirsi meglio con s\u00e9 stessi e ad apprezzare di pi\u00f9 il dono della vita.<\/p>\n<hr \/>\n<h4><strong>IV domenica di Avvento: Gioire<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>La gioia \u00e8 ancora pi\u00f9 bella se condivisa<\/strong><\/h4>\n<p>Si conclude il tempo di Avvento. L\u2019ultima parola che ci guida in questa IV domenica \u00e8 &#8220;Gioia&#8221;. Cosa ci d\u00e0 gioia oggi? Certo, i tempi burrascosi e bellicosi appannano questa felicit\u00e0, ma forse \u00e8 proprio dalle piccole cose belle che accadono ogni giorno che possiamo trovare la forza per essere testimoni, vivi e attivi, di quanto bene sia ancora possibile realizzare, di quante differenze si possano superare e di quante mani si possono stringere.<br \/>\nGioia \u00e8, nel Natale, la nascita di Ges\u00f9, ma gioia pu\u00f2 essere anche l\u2019essere partecipi e il condividere la felicit\u00e0, la &#8220;rinascita&#8221; di qualcuno che ha attraversato la difficolt\u00e0. Agnese De Santis, assistente sociale presso la Fondazione Contavalle di Gorizia, condivide con noi un momento di doppia gioia: da un lato il riuscito percorso individuale di un\u2019assistita, dall\u2019altro la felicit\u00e0 per i suoi traguardi condivisa con tutti gli operatori.<\/p>\n<p><strong>Agnese, con il Natale si vive la gioia della Nascita, quella di Ges\u00f9 venuto per salvarci. Nel &#8220;nostro piccolo&#8221; la gioia pu\u00f2 essere vissuta anche con la rinascita dopo un periodo buio, magari proprio sorretti e orientati da persone che ci stanno accanto e si &#8220;prendono cura&#8221; anche dei nostri problemi. Con il Fondo Famiglie in Salita, in questi anni avete vissuto anche voi delle gioie condivise. C\u2019\u00e8 una storia in particolare che ricordi con affetto?<\/strong><\/p>\n<p>Ricordo molto bene la storia di una signora che ho accompagnato per due anni nel suo percorso di risalita, sia come operatrice del Centro di Ascolto diocesano che come assistente sociale presso la Fondazione Contavalle.<br \/>\nLa signora Marta (nome di fantasia) \u00e8 stata accolta nel 2021 presso la Fondazione Contavalle insieme alla figlia adolescente Sara (nome di fantasia) con un progetto sostenuto dai servizi sociali, con il fine di accompagnare e sostenere la signora nelle capacit\u00e0 genitoriali e in un percorso di autonomia economica e lavorativa.<br \/>\nIn una prima fase, il nucleo \u00e8 stato accolto in comunit\u00e0 e gli operatori hanno potuto ascoltare e condividere con Marta le preoccupazioni e le paure quotidiane legate al periodo di vita cos\u00ec complesso per la figlia, il passaggio dalla scuola media alle superiori, la precariet\u00e0 lavorativa e la speranza di una stabilizzazione.<br \/>\nNon \u00e8 certo stato un percorso senza ostacoli e privo di delusioni e fatiche ma sicuramente per Marta e Sara l\u2019esperienza in comunit\u00e0 \u00e8 stata preziosa: la definirei quasi una &#8220;palestra&#8221; per un\u2019autonomia totale mai vissuta fino a quel momento. La creazione di una relazione di fiducia con le due donne \u00e8 stata la chiave per i passi avanti che in questi due anni abbiamo potuto toccare con mano: gli operatori sono diventati un vero punto di riferimento per Marta e lo sono ancora oggi, all\u2019uscita dalla struttura.<br \/>\nMa come siamo arrivati a questo? Marta ha svolto un paio di esperienze formative\/lavorative in cui ha potuto testare con mano le proprie capacit\u00e0 e i propri limiti, dimostrando sempre voglia di mettersi in gioco e di imparare ma, per diversi motivi, non \u00e8 mai riuscita ad ottenere un contratto stabile che le permettesse una vita autonoma. Per questo motivo nell\u2019aprile 2023 \u00e8 stata inserita nel progetto Famiglie in Salita della nostra Caritas Diocesana ed \u00e8 stata assunta presso un\u2019attivit\u00e0 ristorativa della citt\u00e0.<br \/>\nMarta ha potuto apprendere nuove competenze e conoscere un nuovo ambiente di lavoro, con i suoi ritmi e le sue regole, imparando anche a tessere relazioni sia con i colleghi che con la clientela, imparando anche a limare talvolta alcuni lati del suo carattere.<br \/>\nL\u2019opportunit\u00e0 lavorativa offertale le ha permesso di accantonare una buona parte di stipendio per potersi permettere un appartamento in affitto autonomo.<br \/>\nAnche per Sara l\u2019esperienza della madre \u00e8 stata importante. In primo luogo, trovandosi pi\u00f9 spesso da sola a casa ha dovuto iniziare a rendersi pi\u00f9 autonoma nelle piccole faccende domestiche e nella preparazione dei pasti; in secondo luogo, la maggiore sicurezza economica della madre le ha permesso di vivere meglio le interazioni sociali con i coetanei, senza dover rifiutare un pranzo o una merenda con le amiche per motivi economici.<br \/>\nA ottobre 2023 il nucleo ha &#8220;spiccato il volo&#8221; ed \u00e8 uscito dalla comunit\u00e0, per andare ad abitare in un appartamento autonomo.<br \/>\nLa signora Marta ha concluso l\u2019esperienza di Famiglie in salita, comprendendo meglio quelle che sono le sue capacit\u00e0 e propensioni ed ora ha un nuovo impiego presso una casa di riposo, con l\u2019intenzione di continuare a formarsi e magari diventare OSS.<br \/>\nI servizi, la Fondazione e Caritas stessa continuano comunque il monitoraggio e il sostegno&#8230;perch\u00e9 la vera sfida \u00e8 appena iniziata.<\/p>\n<p><strong>Cosa ha significato per voi operatori essere partecipi di questa rinascita e appunto poter gioire, accanto e insieme a questa persona?<\/strong><\/p>\n<p>Per noi operatori \u00e8 raro vedere storie &#8220;a lieto fine&#8221;. Purtroppo non sono molte le persone che riescono a risollevarsi e a diventare autonome oggigiorno, un po\u2019 a causa dei limiti personali e un po\u2019 a causa dei limiti &#8220;della societ\u00e0&#8221; (stipendi bassi, costo della vita alto&#8230;). Assistere quindi alla gioia e alle preoccupazioni di chi, invece, ce la sta facendo \u00e8 un dono. Siamo consapevoli che solo insieme siamo riusciti a raggiungere degli obiettivi importanti e il fatto che la persona inizi a camminare con le sue gambe ripaga e rende pi\u00f9 &#8220;dolce&#8221; il ricordo dei momenti pi\u00f9 duri vissuti insieme.<\/p>\n<p><strong>A pochi giorni dal Natale, qual \u00e8 l\u2019augurio che rivolgete alle persone seguite dal Fondo Famiglie in Salita e dalla Fondazione Contavalle?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019augurio alle persone che accompagniamo \u00e8 sicuramente quello di non demordere, anche quando la strada sempre piena di difficolt\u00e0.<br \/>\nSe stanno vivendo l\u2019esperienza comunitaria o quella lavorativa con Famiglie in Salita, \u00e8 perch\u00e9 non sono soli e c\u2019\u00e8 qualcuno pronto a sostenerli ed accompagnarli.<br \/>\nCerto, non sempre \u00e8 facile fidarsi ma penso che solo quando si uniscono le risorse e le idee e si lavora insieme, in progetti condivisi, si possa arrivare a dei risultati come quello della signora Marta.<\/p>\n<p><strong>Cosa auguri invece per voi operatori?<\/strong><\/p>\n<p>Agli operatori auguro anche di non perdere la speranza, anche quando le cose vanno male o le persone non sono collaborative.<br \/>\nImpegnamoci sempre a leggere quel qualcosa in pi\u00f9 nelle persone che ci permette di entrare davvero in relazione con loro, usando la testa ma anche il cuore.<br \/>\nIl lavoro (e il servizio per i volontari) con le persone \u00e8 senza dubbio faticoso ma \u00e8 uno dei lavori pi\u00f9 belli in assoluto.<br \/>\nCi mette davanti alla realt\u00e0 e all\u2019umanit\u00e0 pi\u00f9 di qualsiasi altra cosa. \u00e8 un po\u2019 come vivere mille vite attraverso le storie delle persone che incontriamo e ascoltiamo&#8230; possiamo imparare davvero tanto.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: left\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1829 alignleft\" src=\"http:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023-300x213.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023-1024x726.jpg 1024w, https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023-768x545.jpg 768w, https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023-1536x1090.jpg 1536w, https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023-600x426.jpg 600w, https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023-1200x851.jpg 1200w, https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023-800x568.jpg 800w, https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/12\/Copia-di-Auguri-Natale-2023.jpg 1748w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l\u2019hanno accolta\u201d (Gv 1,4-5);<br \/>\nL\u2019augurio per questo Natale \u00e8, per tutti noi, di saper guardare in alto, a Ges\u00f9 che nasce e al suo Vangelo, luce che, se accolta e seguita come i Magi con la stella, cambia la nostra vita.<br \/>\nBuon Natale del Signore!<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em><strong>Diacono Renato Nucera, <\/strong><\/em><em><strong>direttore della Caritas diocesana, <\/strong><\/em><em><strong>e tutta l\u2019\u00e9quipe<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">&#8220;Vnjem je bilo \u017eivljenje in \u017eivljenje je bilo lu\u010d ljudi. In lu\u010d sveti v temi, a tema je ni sprejela&#8221; (Jn 1,4-5)<br \/>\nVo\u0161\u010dim vam, da bi vsi znali pogledati navzgor, proti Jezusu, ki se rojeva in v njegov Evangelij, ki je lu\u010d in bo na\u0161e \u017eivljenje spremenil, ce ga bomo znali sprejeti in mu slediti, tako kot so sveti trije kralji sledili zvezdi.<br \/>\nBlagoslovljen Bo\u017ei\u010d!<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em><strong>Diakon Renato Nucera, direktor \u0161kofijske Karitas, in vsa ekipa<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per vedere le stelle dobbiamo aspettare il buio della notte. Tutti sanno che durante il giorno \u00e8 impossibile vedere le stelle\u2026 eppure esse ci sono comunque ma il sole, con la sua luce accecante, non ci permette di vederle. L\u2019Evangelista Matteo ci ricorda che alcuni magi da oriente si sono recati in Giudea perch\u00e9 hanno visto spuntare una stella. 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