{"id":1467,"date":"2023-04-26T12:22:46","date_gmt":"2023-04-26T10:22:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/?p=1467"},"modified":"2023-04-26T12:22:46","modified_gmt":"2023-04-26T10:22:46","slug":"siamo-al-nostro-meglio-quando-serviamo-gli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesigorizia.it\/caritas\/siamo-al-nostro-meglio-quando-serviamo-gli-altri\/","title":{"rendered":"&#8220;Siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: -20px 0px 30px 0px\">&#8220;Recentemente mi \u00e8 capitato di leggere sui social un interessante racconto &#8211; spiega il diacono Renato Nucera, direttore di Caritas diocesana di Gorizia -, che iniziava da una fantomatica domanda che uno studente pose all\u2019antropologa Margaret Mead. Il giovane domand\u00f2 quale riteneva fosse il primo segno di civilt\u00e0 in una cultura. Si attendeva che parlasse di manufatti e scoperte dell\u2019uomo ma la risposta fu sorprendente: Mead disse che il primo segno di civilt\u00e0 in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Tra gli animali, se ti rompi una zampa, vieni lasciato morire, non puoi scappare dal pericolo, diventi carne per i predatori e non puoi nemmeno procacciarti il cibo.<\/p>\n<p style=\"margin: -20px 0px 30px 0px\">Nessun animale sopravvive a una zampa fratturata abbastanza a lungo perch\u00e9 l\u2019osso guarisca. &#8220;Un femore rotto che \u00e8 guarito \u00e8 la prova che qualcuno si \u00e8 preso il tempo di stare con colui che \u00e8 caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a guarire &#8211; disse l\u2019antropologa -; aiutare qualcun altro nelle difficolt\u00e0 \u00e8 il momento preciso in cui la civilt\u00e0 inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili \u00e8 questo&#8221;.<br \/>\n\u00c8 un argomento sul quale non avevo mai riflettuto e mi porta a domandarmi quale sia il punto in cui si trova la nostra societ\u00e0, se ancora crede che il &#8220;prendersi cura&#8221; sia un valore fondante per una comunit\u00e0 umana. L\u2019impressione \u00e8 quella che si stia perdendo di vista l\u2019importanza di una solidariet\u00e0 sociale, sia privata che pubblica (esempi ne sono le tematiche pensionistiche, sanitarie\u2026)&#8221;.<br \/>\n<strong>Non vorremmo trovare anche noi qualcuno che ci stia accanto nella difficolt\u00e0, disposto a sostenerci e aiutarci a trovare delle soluzioni insieme?<\/strong> Proprio per questo Caritas &#8211; uno degli strumenti di cui le nostre comunit\u00e0 dispongono proprio per &#8220;prendersi cura&#8221; &#8211; tra le sue svariate attivit\u00e0 compiute attraverso i volontari e la rete sociale, conta anche sull\u2019Housing First, un approccio di sostegno alle persone senza dimora in cui viene offerto un alloggio: in questo modo possono dedicare le proprie energie e risorse nel ricercare una propria autonomia personale, accompagnati da persone esperte, perch\u00e9 il problema della casa \u00e8 stato risolto.<br \/>\nIn particolare la Caritas diocesana di Gorizia, grazie al sostegno dei Fondi 8xmille della Chiesa Cattolica, ha attivato dal 2019 il progetto <strong>&#8220;Riparto da casa&#8221;<\/strong>, che mette in campo non sono gli alloggi ma anche e soprattutto l\u2019accompagnamento personalizzato dei beneficiari, offerto da un\u2019equipe professionale.<br \/>\nTra le tante persone che hanno trovato una vita autonoma anche Sergio (nome di fantasia per rispettare la sua privacy) di cui vi raccontiamo la sua storia.<\/p>\n<h4><strong>La storia di Sergio<\/strong><\/h4>\n<p>&#8220;<strong>Ad un tratto la mia vita \u00e8 come se si fosse interrotta<\/strong>: ho perso la famiglia, gli amici e il lavoro &#8211; ci racconta -.<br \/>\nNon avevo pi\u00f9 un punto di riferimento su cui contare: ero rimasto solo. Ho preso l\u2019auto e ho iniziato a vagare di citt\u00e0 in citt\u00e0 nel Nord Italia, fino a quando mi trovai per caso a Gorizia, citt\u00e0 in cui non ero mai stato prima. Dormivo in auto e mi lavavo in una fontana vicino all\u2019Isonzo&#8221;.<br \/>\n\u00c8 proprio a Gorizia che Sergio viene a contatto con le prime misure di assistenza: &#8220;venni a sapere che i Padri Cappuccini, ogni giorno alle 11.30, offrono a chiunque si metta in fila la possibilit\u00e0 di poter consumare un pranzo completo.<br \/>\nNon sapete cosa significhi poter trovare un luogo accogliente, dove ti offrono un pranzo ottimo e abbondante, per chi non mangia da giorni e giorni! L\u00ec mi confidai con uno dei padri cappuccini, cui raccontai la mia situazione; mi sugger\u00ec di rivolgermi alla Caritas diocesana di Gorizia.<br \/>\nTrovai subito qualcuno disposto ad ascoltarmi e a comprendere le mie difficolt\u00e0&#8221;.<br \/>\nDa quel primo approccio con la Caritas diocesana, la vita di Sergio inizia pian piano a risalire: &#8220;la sera stessa potei avere un letto dove dormire, presso il dormitorio della citt\u00e0, e una doccia calda per curare la mia igiene personale.<br \/>\nMi sembrava di sognare dopo tante notti passate nel rigido e angusto sedile di un\u2019automobile, lavandomi in una gelida fontana pubblica in riva ad un fiume!<br \/>\n<strong>Avevo ritrovato dei punti di riferimento nella mia quotidianit\u00e0<\/strong>&#8220;.<br \/>\nEd \u00e8 proprio questo il senso di essere una comunit\u00e0: offrire punti di riferimento, affinch\u00e9 nessuno sia smarrito.<br \/>\nCome raccontato da Sergio &#8220;alla sera trovavo volti amici nei volontari e negli altri ospiti, persone con cui potevo scambiare quattro chiacchere e condividere le preoccupazioni.<br \/>\nEro felice non tanto per aver trovato un luogo dignitoso dove trascorrere le notti ma soprattutto perch\u00e9 avevo &#8211; ed ho &#8211; trovato delle persone che mi ascoltavano e comprendevano&#8221;.<br \/>\nDopo un paio di mesi, proprio grazie al progetto &#8220;Riparto da casa&#8221; la Caritas diocesana \u00e8 stata in grado di offrire a Sergio la possibilit\u00e0 di entrare in un appartamento: &#8220;condividevo gli spazi con altre persone che si sono trovate come me, per diverse vicissitudini, senza una dimora.<br \/>\nErano brave persone con cui ho fatto subito amicizia e grazie a questa esperienza di co &#8211; abitazione ho riscoperto il valore della condivisione.<br \/>\nIl progetto &#8220;Riparto da casa&#8221; mi ha offerto anche la possibilit\u00e0 di avere l\u2019aiuto di uno psicologo: avevo proprio bisogno di una persona qualificata che mi seguisse nel mio percorso di riscatto, perch\u00e9 chi nella vita perde i propri punti di riferimento, perde un po\u2019 anche s\u00e9 stesso&#8221;.<\/p>\n<h4><strong>Una nuova vita<\/strong><\/h4>\n<p>Una ritrovata stabilit\u00e0 e l\u2019aiuto di professionisti e di una comunit\u00e0 che lo ha accolto, ha permesso a Sergio di iniziare un nuovo percorso: &#8220;poter contare su una dimora mi ha dato modo di trovare delle nuove occasioni di lavoro.<br \/>\nGli operatori della Cooperativa Sociale Murice &#8211; che gestiscono per conto della Caritas diocesana il progetto &#8220;Riparto da casa&#8221; &#8211; mi hanno da subito sostenuto nella ricerca di un\u2019occupazione, riuscendo ad inserirmi in un lavoro di portierato, grazie al Fondo Famiglie in Salita dell\u2019Arcidiocesi, che ha coperto il costo dell\u2019assunzione.<br \/>\nMi sentivo finalmente di nuovo utile alla societ\u00e0 e non pi\u00f9 un peso e quell\u2019impiego \u00e8 stato il trampolino di lancio per rilanciare la mia vita professionale: una persona che ho conosciuto proprio l\u00ec, mi ha proposto un impiego nell\u2019ambito scolastico. Inizialmente ero un po\u2019 perplesso ma mi resi conto che avevo un diploma abilitante all\u2019insegnamento.<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec iniziata un\u2019esperienza lavorativa totalmente nuova nell\u2019ambito dell\u2019istruzione: oggi sono tre anni che lavoro nel mondo della scuola e ci\u00f2 mi ha reso ancora pi\u00f9 felice. Studio molto ogni giorno per dare il meglio di me agli alunni che mi sono affidati.<br \/>\nE proprio a scuola ho conosciuto una collega docente con cui ho instaurato una relazione; erano quindici anni che non avevo una relazione: se ti cade il mondo addosso, non vuoi proprio saperne di una compagna con cui condividere una vita fatta di difficolt\u00e0&#8221;.<br \/>\n&#8220;Nella mia vita ho perso la salute, la famiglia e il lavoro, i tre pilastri pi\u00f9 importanti.<br \/>\nMi reputo comunque fortunato, perch\u00e9 ho incontrato sulla mia strada la Caritas diocesana e tante persone che si sono prese cura di me e questi pilastri si sono ricostruiti.<br \/>\n<strong>A coloro che, come me, hanno perso affetti, salute, casa, lavoro, voglio dire di non aver paura di chiedere aiuto, perch\u00e9 ci sono tante persone che desiderano e sono pronte ad aiutarti, senza chiedere nulla in cambio<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>_____________________________________________________________<\/p>\n<p><strong>Riparto da Casa, alcuni numeri<\/strong><br \/>\nAttivo dal 2019, in questi 4 anni &#8220;Riparto da casa&#8221; &#8211; il progetto di Housing First della Caritas diocesana attivo nell\u2019Arcidiocesi di Gorizia &#8211; ha offerto ospitalit\u00e0 a 15 nuclei familiari unipersonali e monoparentali, per un totale di 19 persone.<br \/>\nBen 7 famiglie accolte hanno trovato oggi una vita autonoma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Recentemente mi \u00e8 capitato di leggere sui social un interessante racconto &#8211; spiega il diacono Renato Nucera, direttore di Caritas diocesana di Gorizia -, che iniziava da una fantomatica domanda che uno studente pose all\u2019antropologa Margaret Mead. 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